“Il nome del mio erede? Ce l’ho ben in testa. È una persona viva e vegeta, non è un tecnico, fa politica. La sua identità verrà svelata a tempo e a luogo e proposta alla coalizione di governo”. Per la cronaca, tra una quindicina di mesi, a Olbia si voterà e la lista d’attesa per raccogliere il testimone di Settimo Nizzi (che porrà la sua candidatura per guidare la Regione) è piuttosto affollata: Angelo Cocciu, Sabrina Serra, Pietro Carzedda, Marco Balata, Bastianino Monni. (L’ipotesi di una donna come Gabriela Savigni è stata smentita). Tutta gente che conta i giorni in vista dell’agognata nomination.

Fenomenologia di un sindaco. Cominciamo da qui per raccontare, e riassumere, il Nizzi-pensiero e per fare un po’ di ragionamenti, dopo la consueta conferenza stampa di fine anno, durante la quale il primo cittadino come voto si attribuisce un 10 e lode. Un incontro, quello con i giornalisti, che quest’anno è stato molto meno sonnacchioso (e noioso) del solito: il sindaco ha infatti negato con una certa vivacità di espressione di non aver rispettato le date promesse dal 2021 a proposito della messa in sicurezza della città, dell’università al centro cittadino e altri impegni annunciati. Insomma ha respinto al mittente le presunte inadempienze, facendo riemergere così la sua proverbiale grinta, sopita da un po’ di mesi a questa parte. Non è dato sapere se questo atteggiamento sia stato estemporaneo o se continuerà a durare, a dispetto invece di chi pensa che Settimo Nizzi sia cambiato a causa dell’età o perché vive in uno stato perenne di campagna elettorale. Ma per esempio a chi scrive è venuta la curiosità di sapere – al di là della convinzione che nella primavera 2027 lascerà “una città più bella”; “che il servizio di raccolta di rifiuti migliorerà con la sostituzione dei mastelli entro metà gennaio”; che è stato recuperato un milione di euro dagli evasori della Tari”; che “sono spariti i tavolini dal centro storico” e che “molti locali chiusi all’aeroporto sono stati riaperti”: che l’opera alla quale tiene di più in tempi brevi è il palazzetto dello sport a nord della cittàe che l’incompiuta di piazza Mercato è una ferita aperta – chi sono i suoi avversari e soprattutto a quale ceto politico appartengono.

Il primo cittadino di Olbia con la presidente della Regione Alessandra Todde

Regione. Con Alessandra Todde – stando alle dichiarazioni pubbliche e ai comportamenti osservati dal vivo, a ciò che si legge sulla stampa, oppure quando i due si sono incontrati in Gallura o altrove – i rapporti sono molto più che cordiali. Nessuna critica di Nizzi verso una Regione che comunque è governata dal centrosinistra, nessun attacco o cenno di criticità dell’esecutivo regionale nei confronti di Olbia. Per non parlare poi (come vedremo più avanti) dell’eccellente rapporto tra Nizzi e il vicepresidente della Regione Giuseppe Meloni. Tutte le volte che se ne crea l’occasione, i due fanno a gara per scambiarsi reciproci complimenti: ma che bravo che sei, ma che bravo che sei…

Provincia. Ecco, qui siamo arrittura al “miracolo“. Un eufemismo per ingentilire un autentico inciucio, destinato a finire sul manuale per il consociativismo a tutto tondo, alla faccia di chi era convinto che in un sistema democratico dovessero esistere e convivere, con le loro prerogative e i loro ruoli, una maggioranza e un’opposizione. No, nella verde Gallura con propaggini nel Monte Acuto, non funziona così: destra e sinistra si sono amorevolmente abbracciati in un’unica lista, si sono spartiti il potere a tavolino, e tutte le delibere vengono votate all’unanimità. Così come, con voto unanime, Settimo Nizzi è stato incoronato alla presidenza dell’ente, Anna Paola Aisoni (in quota Tempio, giusto per essere ecumenici) alla vicepresidenza, e Francesco Lai alla carica di capogruppo di un gruppo unico. Un “miracolo“, appunto. Reso possibile dall’eccellentissimo rapporto con il già citato Giuseppe Meloni (artefice decisivo dell’operazione todos caballeros ) e ancora di più dal supereccellente rapporto con l’ex traghettatore Rino Piccinnu. Il quale, da buon democristiano rimasto tale a prescindere dall’adesione al Pd, si è molto adoperato perché la liaison collettiva con Nizzi e il centrodestra andasse felicemente in porto. Il tempo dirà se Piccinnu, dimessosi anche dal consiglio comunale, vorrà dedicarsi al giardinaggio oppure se ci sarà il suo gran rientro in politica. Una sola domanda: nell’elenco dei “contenti” per la brillante operazione tuttidentro, c’è anche il nome di Gian Piero Scanu? Avremo modo di chiederglielo, se capiterà.

Cipnes. Beh, con il Consorzio industriale – ente potentissimo, guidato con competenza – la sintonia è totale. Settimo Nizzi e il superdirettore generale Aldo Carta si può dire che sono “gemelli siamesi” sul piano politico, sul valore e sull’esercizio del potere, per la loro visione del mondo, non solo della Gallura e del territorio. Al di là del fatto che il presidente del Cipnes Livio Fideli è un fedelissimo del primo cittadino (ottimo il suo rapporto con il vice Antonio Loriga del Pd, ormai integratosi al 100%), e andava giustamente premiato per la costanza e la pazienza dimostrate per anni, quando la poltrona di numero 1 del Consorzio a lui destinata, gli era stata sottratta all’ultimo istante da Gianni Sarti, sostenuto, per non dire imposto da Christian Solinas.

Comuni. Molti dei 26 Comuni della Provincia lo vedono di buon occhio, e lo sostengono (lui da poco, a braccetto con la Todde, ha votato per il sindaco di Calangianus Fabio Albieri alla presidenza dell‘Egas). Con alcuni di loro però il rapporto non è esattamente idilliaco. C’è per esempio Roberto Ragnedda che, come sindaco di Arzachena, comune più popoloso dopo Olbia, vorrebbe sottrarre qualcosa al capoluogo (sui grandi eventi, per esempio), imitato da Giuseppe Fasolino che, dal suo eremo di Golfo Aranci, ormai ha deciso di entrare in concorrenza diretta con quella che un tempo veniva definita Olbia la “matrigna”.

Gli avversari. Per finire, dobbiamo arrenderci: non siamo riusciti a identificare gli avversari. Sì, in consiglio comunale qualcuno del Pd (in particolare Ivana Russu) si mette di traverso, ma lui nega di avercela con lei o con qualcuno di loro. Quelli della maggioranza fanno tutto quello che lui ordina, fermo restando che poi, sotto sotto, nei loro conciliaboli privati, le critiche nei confronti del caratteraccio del primo cittadino non mancano di certo. Ma alla fine, non ci resta che domandarci: tutto questo consenso trasversale, è frutto della sua abilità o dell’incapacità di opporsi del centrosinistra? Dove cominciano i suoi meriti, e quali sono le colpe di chi non è in grado di contrapporsi a lui? Ogni lettore è ovviamente libero di rispondere come crede (alla risposta, però, pensateci bene). Buon Natale.