Zack! Fine delle trasmissioni. Mentre la squadra era impegnata sul campo del Valmontone (ottimo 1-1, che interrompe la serie negativa, con gol di Roberti al 34′ e di Ragatzu alla fine del primo tempo), si è rotta la trattativa tra la Swiss Pro e Romi Fuke per la cessione delle quote a favore dell’imprenditore brianzolo e del suo gruppo. Mancano le notizie ufficiali, ma – secondo le fonti di Moroseduto -, e la certezza (come scritto ieri) che il vero padrone dell’Olbia è Lucas Cominelli (quindi Murat Yilmaz) – l’epilogo di questa allucinante televonela è proprio questo. Salvo nuove puntate. O clamorosi colpi di scena.

IL DEBITO CONTRADER. Proprio perché non esistono versioni ufficiali (che prima o poi arriveranno), sembra che tutto sia tramontato per una questione di… debiti. Pare infatti che Romi Fuke, dopo aver incassaro informalmente l’ok della Figc per la cessione del ramo d’azienda, e anticipato almeno 150mila euro tra stipendi, trasferte, affitti del campo di Loiri, fosse pronto ad accollarsi quelli che lui stesso ha definito “i debiti sportivi” ma non volesse riconoscere i circa 2.5 milioni di euro vantati dalla Contrader, una società campana (che ora si trova nella posizione di “concordato in continuità” presso il tribunale di Napoli) che aveva venduto un numero molto elevato di microchip al club. In virtù di questa massiccia fornitura di apparati mai utilizzati, l’Olbia aveva usufruito di un credito di imposta, che tra l’altro è oggetto di un’indagine della Guardia di Finanza per la quale è stato convocato il presidente della Swiss Pro Guido Surace (la vendita comunque era stata conclusa nel periodo della gestione che faceva capo al presidente Marino).

L’imprenditore cagliaritano Roberto Felleca

E ORA? Tutto – a partire dalle notizie e dalle baldanzose e martellanti esternazioni sui social degli ultimi giorni – fa pensare che la proprietà del glorioso club vada al gruppo che fa capo all’imprenditore di Selargius Roberto Felleca, spalleggiato da Ninni Corda e forse anche da quel Roberto Sulas, la cui proposta di acquisizione della società fu respinta dalla stessa Swiss Pro che preferì invece l’imprenditore laziale Giuseppe Pistilli. Quest’ultimo, dopo aver pagato un F24 di circa 3mila euro a favore dell’Inps, firmò un provvedimento per l’acquisto delle quote salvo poi ingranare la retromarcia a causa di una strettissima “marcatura” dell’ex presidente Alessandro Marino (all’epoca titolare del 10% della srl) che pretendeva – con solleciti quotidiani – il pagamento di un credito pari a 480mila euro e sollecitava il passaggio a suo nome di una Porsche intestata all’Olbia calcio per il cui riscatto la società di leasing che ne aveva finanziato l’acquisto chiedeva poco meno di 9mila euro. Accanto a questa cordata, pare certa la presenza di un commercialista di Olbia, titolare di alcune società immobilirari, che, nel passato anche recente, si è distinto nel sostenere a spada tratta proprio la soluzione cui facevamo cenno, non senza aver insultato pesantemente quella Swiss Pro (nelle persone di Guido Surace e Benno Raeber) e con la quale lo stesso aveva concluso affari, affittando la sede sociale e gli alloggi per numerosi calciatori, dirigenti e tecnici. Senza mancare poi di criticare ferocemente – con riferimenti espliciti alla loro (scarsa) professionalità, alla loro ignoranza delle norme che regolano l’attività delle società e del codice civile, e quindi alla (altrettanto scarsa) capacità di valutare situazioni e persone, con allusioni sibilline che facevano immaginare chissà quali scenari e/o connivenze che andranno valutate – chi invece, nel nome dell’interesse dell’Olbia e di Olbia come comunità, cercava di dare notizie sull’evolversi e sull’esito delle trattative. Anche quando queste ultime si erano concluse in modo positivo. Esattamente come sta accadendo oggi. Non sarebbe per nulla clamoroso poi se si scoprisse che lo stesso Marino, insieme con gli altri due ex soci Gian Renzo Bazzu e Alexandre Tartara che pendono dalle sue labbra) vedesse (e veda tuttora) di buon grado questa operazione.

Giovanni Degortes

LE RISORSE. A occhio e croce, comunque, bisogna che chi rileverà l’Olbia si prepari a un esborso non proprio modesto. Per sanare gli stipendi ai dipendenti (entro il 31 gennaio bisogna inviare le liberatorie) occorreranno sui 400mila euro così distinti: 150mila euro per giugno (premi e bonus vari), i rimanenti 250mila per le mensilità di settembre, ottobre, novembre e dicembre meno quanto versato da Romi Fuke. A proposito di quest’ultimo, lui e altri sponsor che hanno trovato i soldi per iscrivere in extremis la squadra al campionato (compreso l’ex presidente del Comitato di supporto all’Olbia, poi autodissoltosi dopo il berby contro il Budoni, Giovanni Degortes) hanno comunque tirato fuori poco meno di 300mila euro. Che, con questi chiari di luna, potrebbero preludere a un’azione legale per recuperare quell’importo. A questo poi bisogna aggiungere la spesa per l’assunzione di un allenatore, e per l’ingaggio di altri calciatori da mettergli a disposizione per ottenere la salvezza.