La tempesta non è ancora passata. La sanità continua a essere ostaggio di sentenze, ricorsi, nomine, contro nomine, licenziamenti, richiami d’ufficio e tutto quant’altro di brutto esiste al mondo. Dopo la meteora Bartolazzi, scaricato in malo modo dagli stessi che lo avevano imposto, i Cinque Stelle, la presidente Alessandra Todde ha rimediato e ci ha messo la faccia. Si è autoassegnata l’incarico ad interim, ma senza far sapere se il suo interregno durerà poco oppure molti mesi. Nel frattempo comincia l’attesa per l’udienza di fine febbraio, in Corte d’appello, che dovrebbe chiudere – in un senso o nell’altro – la vicenda della decadenza. Nell’attesa è possibile svelare l’oroscopo 2026 dei partiti al governo e all’opposizione della Regione Sardegna? Sì.
Cinque Stelle. Il futuro è intrecciato a doppio filo con quello della presidente Todde. Oggi continua a dettare legge all’interno del Movimento, e in Giunta fa lo stesso. Non c’è dubbio: sarà lei il centro del mondo anche nei prossimi mesi. Ha fatto sapere che intende ricandidarsi nel 2029, smentendo così chi la voleva in volo verso Roma. Le elezioni nazionali saranno due anni prima, nel 2027, delle Regionali. Sempre e soprattutto da quanti/quali risultati porterà a casa dipenderà la vita dei Cinque Stelle. Po quest’anno dovrà gestire l’inevitabile rimpasto degli assessorati e anche le aspirazioni di chi nel Movimento sogna di sbarcare presto alla Camera o al Senato.

Partito Democratico. Con la segreteria di Silvio Lai, al posto di Piero Comandini, la svolta c’è stata, anche se più nelle segrete stanze che in pubblico. Meno accondiscendenza e con in più la pretesa di maggiore condivisione avrebbero già messo il freno al decisionismo della governatrice. Sarà così anche in futuro? Di sicuro il Pd non vuole e non farà saltare la legislatura in corso, ma mai più vorrà essere tagliato fuori dalle scelte politiche decisive. Perché se è vero che nel 2024 è stata Alessandra Todde a vincere le Regionali, è anche vero che il primo partito del Campo progressista è il Pd e lo farà pesare. E infatti sulla ricandidatura della governatrice nel 2029, Silvio Lai ha dichiarato:, oggi come oggi, non esistono certezze, ma chissà se la pensa allo stesso anche la segreteria nazionale del suo partito. Poi, infine, il Pd dovrà risolvere più una questione interna, leggi l’equilibrio tra le correnti, e dovrà recuperare anche quei fuoriusciti passati con Renato Soru nel 2024. Non sarà facile in entrambi i casi.
Progressisti. Il loro assessorato l’hanno difeso anche dopo l’addio rumoroso, polemico, del sassarese Gianfranco Satta. Il problema è che continuano a essere troppo Cagliari centrici, nonostante Massimo Zedda stia cercando di ritagliarsi un ruolo nazionale nel variegato mondo che sta a sinistra del Pd. Con l’uscita di Satta, non hanno più neanche un gruppo in Consiglio regionale e quindi dovranno cercare nuove alleanze per avere ancora un loro peso specifico.
Alleanza Verdi-Sinistra. La guida è di sicuro nelle mani dell’assessore ai lavori pubblici, il sassarese Antonio Piu. Può contare anche sul radicamento a Cagliari e nel centro Sardegna. Però esiste un’incognita: sarà capace di non farsi scippare quell’autonomia conquistata nel 2024?
Sinistra futura. Molto dipenderà da quanto riuscirà a non finire nella morsa M5s-Pd. Luca Pizzuto e Paola Casula, i due leader, avranno proprio questo compito: evitare di essere considerati solo dei comprimari.

Orizzonte comune. L’assessore al turismo Franco Cuccureddu continua a essere il deus ex machina del movimento civico, ma è anche il suo limite. Accentrare troppo, tutto, su sé stesso potrebbe non far crescere gli altri e senza commilitoni rischia di non andare da nessuna parte.
Uniti per Todde. Da sempre considerata lo scudiero più fidato della governatrice, anche meglio dei Cinque Stelle, questa lista civica dovrà scrollarsi di dosso la reputazione di essere solo un ologramma. Se non lo farà, potrebbe rischiare l’oblio.
Fratelli d’Italia. Sulla terra ferma il partito di Giorgia Meloni continua a spopolare, in Sardegna molto meno. Nonostante possa contare su più di un colonnello, nell’Isola a Fdi manca un generale. Dicono che sia alla ricerca di un condottiero in vista delle prossime Regionali. Però, nel frattempo, dovrà essere più aggressiva nell’opporsi alla giunta di centrosinistra, o altrimenti potrebbe vedersi sfilare dalle mani il ruolo di capofila del centrodestra in Sardegna. A quel punto la copertura romana potrebbe non bastare più.
Riformatori. Il secondo partito della coalizione nel 2024, abbastanza a sorpresa, ha dato vita a un cambio generazionale che in molti aspettavano da tempo. L’operazione volti nuovi ha dato una spinta in più. Confermato il suo storico pacchetto di voti, è riuscito a calamitare buona parte dell’elettorato moderato che non si riconosce nei partiti nazionali di centrodestra. Vorrebbe prendere in mano il comando delle operazioni fra i partiti di opposizione: ci riuscirà? La svolta a suo favore potrebbe esserci se, nel 2029, convincerà Angelo Binaghi, l’attuale superpresidente e Re Mida della Federtennis, a candidarsi per la presidenza della Regione. Lui ci aveva già pensato anni fa, ma allora fu bloccato dalle gelosie di Forza Italia. Stavolta, invece, i Riformatori dovranno evitare che fin da ora Binaghi pensi troppo a essere il prossimo ministro dello sport se il centrodestra dovesse vincere le Politiche del 2027.
Forza Italia. L’arrivo in massa dei sardisti dissidenti, Gianni Chessa, Piero Maieli e Alfonso Marras, ha ringalluzzito gli Azzurri. Molto del suo ci ha messo anche il coordinatore regionale Piero Piittalis. Di sicuro più coinvolgente rispetto ai predecessori nei rapporti con gli alleati. Anche in Sardegna ha quasi metabolizzato del tutto il lutto per la scomparsa di Berlusconi, il fondatore. L’organizzazione interna, però, continua a essere zavorrata ed è un blocco che potrebbe pesare, nonostante il suo elettorato si sia dimostrato uno zoccolo più duro del previsto.
Sardegna al centro 20.Venti. Fino a quando alla guida ci saranno gli acchiappa-preferenze Antonello Peru e Stefano Tunis, il futuro è assicurato. Anche l’esordiente Alberto Urpi si è ritagliato una fetta. Bisognerà vedere chi alle spalle di questo terzetto si metterà in evidenza, per capire se questo tassello del centrodestra avrà ancora o meno vita propria.
Lega . E’ scomparsa dai radar. Non solo da quelli del Consiglio regionale, un solo eletto, che poi è andato altrove (Alessandro Sorgia) ma anche dai seggi dopo l’exploit del 2019. Pare che voglia risalire la china, puntando ancora su Salvini, il capitano. Anche se oggi in Sardegna pare avere più seguito il generale Vannacci e questo dualismo potrebbe finire per chiudere definitivamente i rapporti fra l’Isola e il Carroccio.
Psd’Az. In Consiglio regionale non esiste più da quando i suoi eletti sono passati con Forza Italia. Uno smacco per Christian Solinas, dopo essere stato l’imperatore (mai tanto amato dagli alleati) dal 1999 al 2024. I Quattro Mori devono e dovranno ricostruire quasi tutto se vorranno ritornare sulla scena. Invece pare che la diaspora sia inarrestabile. E’ arrivato il momento che la vecchia dirigenza passi la mano ad altri, per evitare di essere dimenticati del tutto.
Udc e Alleanza Sardegna. A tenere alta la bandiera di questi due partiti sono rimasti davvero in pochi. Il futuro potrebbe essere grigio, ma qualche colpo di coda dei singoli potrebbe esserci ancora.


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