“Pronto? Sono Daniele Livieri. Posso rispondere alle sue domande”. Toh, la telefonata che non t’aspetti, arriva la sera di giovedì a quattro giorni dall’ultima gara giocata (e persa) in casa con il Montespaccato. Il colloquio parte male. “Con il suo ultimo articolo – sentenzia l’allenatore dell’Olbia – lei semina zizzania. In questo modo, il clima non si rasserena”. Chi scrive conta fino a dieci e si rende conto di avere i capelli bianchi. In quarant’anni di professione, molti dei quali (almeno venti) trascorsi a scrivere dell’Olbia calcio dopo averla seguita, domenica dopo domenica, nelle gare interne e nelle trasferte lungo la penisola, ho avuto l’opportunità di rapportarmi con numerose decine di allenatori (siamo vicini ai cento, e molti di loro hanno occupato nel tempo panchine davvero importanti). Nessuno, nemmeno i più permalosi, si sono mai permessi di rivolgere un’accusa tanto pesante quanto infondata a chi, come cronista, ha il diritto di porre domande. Lo stesso diritto riconosciuto all’interlocutore di rispondere, se vuole.

“Mister – preciso – respingo decisamente al mittente la sua affermazione, perché non accetto neanche l’insinuazione che io non pensi nemmeno per un momento al bene dell’Olbia“. Livieri incassa e abbozza. “Sono pronto a rispondere alle sue domande sulle scelte di domenica scorsa”.

Bene, gliele avrei volute fare nel dopogara, ma non si è presentato nessuno.

“Ero troppo incazzato, non me la sono sentita di presentarmi in sala stampa”.

Cominciamo dalla difesa: perché Putzu difensore centrale?

“Ero obbligato dalle circostanze: dovevo utilizzare Perrone, Petrone e Putzu. Avrei potuto compiere un’altra scelta, ma ho deciso di impiegare Romolo centrale perché è veloce, un po’ più esperto e determinato”.

Come mai Buschiazzo non era neanche in panchina?

“Eravamo a pranzo, domenica mattina, e mi ha detto di non star bene. Cosa dovevo fare?”.

Lo apprendiamo adesso. Anelli invece era in panchina: stava bene?

“Ni. Se è per questo avrei potuto utilizzare Congiu ma anche lui era reduce da un infortunio”.

Passiamo all’inedita coppia d’attacco Biancu-Ragatzu.

“Non avevo molte soluzioni. Nella parte finale della gara contro il Latte Dolce, ho chiesto a Biancu di giocare in avanti e non l’ho visto male. Del resto, Roberto fisicamente mi dava maggiori garanzie di Deiana. Tutti sanno che tra Biancu e Ragatzu esiste un’intesa perfetta in campo (si cercano in continuazione) e un’amicizia fuori dal comune al di fuori dal terreno di gioco, e dunque poteva starci di ripetere quell’esperimento. A proposito d’attacco, ho inserito Santi ma dopo 38 secondi è stato espulso, tutto si è fatto più complicato”.

Poi ha tolto Biancu, per far posto a Tomaselli.

“Crede che fossi ubriaco?”.

Mai pensato.

“Da un quarto d’ora, Roberto mi chiedeva di uscire e quindi ho aderito alla sua richiesta. Quanto a Tomaselli, lui è una mezzala ed era la soluzione più adattabile alle circostanze. Tra l’altro si di lui è stato commesso un fallo da rigore, così come ammetto onestamente che nel primo tempo ce n’era uno contro di noi”.

Non essendo indovini, nessuno si è accorto che Biancu volesse essere sostituito. A centrocampo mancava Cubeddu, un giocatore che lei ha sempre impiegato come titolare.

“Con i fuori quota, bisogna stare attenti e utilizzarli nel migliore dei modi. Nella prima partita aveva fatto molto bene, poi ha accusato un piccolo calo”.

Come sta la squadra?

“Bene, benissimo. Si allenano tutti con grande impegno e siamo convinti di poter uscire presto da questa situazione. Io credo nella filosofia del lavoro, solo in questo modo si esce dal guado. I carichi sono spesso pesanti, e in ogni allenamento io insisto, con i toni e l’energia che il momento impongono ma ora la squadra corre, manovra fino alla fine. Chi si allenava poco ha perso chili, l’ambiente è consapevole delle difficoltà ma lo spirito è quello giusto. Io stesso non passa un momento che non pensi all’Olbia, sto a casa con la mia fidanzata, guardo partite, non faccio vita mondana, sono concentratissimo. Ci manca solo la vittoria, che metterebbe tante cose a posto”.

Certo, il primo successo della sua gestione sarebbe un toccasana.

“Ne sono arciconvinto anch’io. In palio, da oggi alla fine del campionato, ci sono trenta punti (dieci partite): bastano un paio di vittorie e qualche pareggio per uscire da questa posizione di classifica che ora ci condanna. Ma ne usciremo presto, gliel’assicuro”.