Mentre Sinner, a Monte Carlo, sbriciolava Alcaraz e (ri)diventava numero 1 del mondo, la navicella dell’Olbia affondava a Scafati con un carico pesante: 4-1 e zitti e mosca. Paralleli dello sport, in una domenica triste e improduttiva per gli uomini di Daniele Livieri, letteralmente divorati da un avversario oggettivamente fortissimo e sopratutto supermotivato dal clima di festa per la promozione in C dopo 19 anni di attesa. E il direttore tecnico Ninni Corda sarebbe sul punto di dimettersi. Dice: non sono queste le partite che l’Olbia avrebbe potuto e dovuto vincere. Vero, ma solo a metà. Si può anche perdere (e i pronostici erano tutti a favore della Scafatese), ma uscire dal campo senza aver mai tirato in porta, se si eccettua il gol del del 2-1 firmato da Islam (tocco decisivo su cross di Perrone), beh, c’è qualcosa che non quadra. L’Olbia – è bene sottolinearlo – non è mai esistita. Quel golletto del bengalese al 25′ avrebbe potuto imprimere una svolta alla gara, ma si è trattato del classico fuoco di paglia. Eh sì perché, dopo appena sei minuti, il bomber Maggio ha segnato la rete del 3-1 (centro numero 13), con un perfetto colpo di testa su cross di Faiello. Alla fine del primo tempo, dunque, la squadra salernitana aveva già liquidato la pratica Olbia, forte del doppio vantaggio ottenuto nel giro di otto minuti: gol dell’ottimo centrocampista Signorella (18′) servito da Volpicelli, e raddoppio su rigore da parte di Maggio, atterrato da Viscovo su assist dello scatenato Volpicelli. Il quarto gol (97′) di Dambros va catalogato come la classica ciliegina sulla torta.Schierata ancora con il 3-4-3, assenti per acciacchi vari Congiu, Deiana Testoni, Cubeddu e Mameli, l’Olbia non è mai esistita. La squadra ha fatto acqua da tutte le parti. In difesa, sofferenza continua (Anelli ha perso il duello con Maggio, ma nessuno ha brillato); in mezzo al campo deserto assoluto né in fase di contenimento né in fase di costruzione (Biancu, poi uscito per infortunio a dieci minuti dalla fine, ancora una volta ha deluso); sull’attacco è meglio stendere un velo pietoso: Santi non l’ha mai presa, e Ragatzu apparso per l’ennesima volta l’ombra di sé stesso. Al punto che a inizio ripresa il capitato è rimasto negli spogliatoi (con Anelli) per far posto a un Furtado, assolutamente incapace di mordere. Che dire, oggi che l’Olbia occupa in solitudine il penultimo posto in classifica? A questo punto, per tirarsi fuori dall’inferno e da un destino poco nobile (se il campionato finisse oggi, sarebbe retrocessa in Eccellenza), non resta che sperare davvero nella riconquista del… Nespoli. Fino a oggi infatti i bianchi hanno lasciato sul proprio terreno punti pesantissimi e ora sono attesi da un doppio turno casalingo contro Trastevere (seconda forza del campionato) e Anzio (che oggi ha vinto 3-0 a Ischia). E intanto è stato visto in città l’ex presidente Guido Surace... Gita di piacere o cos’altro?