Tutti lo vogliono, tutti lo cercano… Toh, ecco Roberto Felleca in aeroporto, incollato al telefonino, impegnato a conoscere lo stato dell’arte di club calcistici che non se la passano molto bene. In classifica e sul piano finanziario. Cagliaritano, classe 1970, nato sotto il segno del Toro – sorriso perenne, occhi furbissimi, forti interessi nel campo dell’energia e della ristorazione, ma anche in quello sanitario – nutre una passione smodata per il calcio. È una sorta di cacciatore di club calcistici un po’ malandati, da rimettere in sesto. A gennaio è stato visto a Olbia. È stato anche ricevuto dal sindaco Settimo Nizzi. Gli ha fatto da cicerone Ninni Corda, suo amico del cuore soprattutto suo partner in alcune “avventure” di salvataggio e rinascita di società come ad esempio il Como (2028-19), il Savona e il Foggia. Già, proprio nella città pugliese – terzultima in classifica nel girone C di serie C, con 27 punti, in piena zona play out – Felleca è stato visto (e intervistato) pochi giorni fa, in occasione di una partita allo stadio “Pino Zaccheria“. Per molti si è trattato del chiaro segnale di un “ritorno di fiamma“, dopo cinque anni di assenza culminati anche con pesanti contestazioni da parte della tifoseria. E anche cinque anni fa, faceva coppia fissa con Corda.

“Sì – conferma Felleca – ero a Foggia, città che conosco e che amo, diciamo in veste di tifoso che porta bene”.

Lo racconti ai bambini.

“No, no: non nego nulla. Ho avuto dei contatti con la proprietà e non sono per niente estraneo all’ipotesi di un mio rientro, dopo un’esperienza che non esito a definire esaltante”.

Roberto Felleca e Ninni Corda

Qualcuno ha insinuato che lei sarebbe già sul ponte di comando. E accanto a lei, anche Ninni Corda, attuale direttore tecnico dell’Olbia, squadra che a lei interessa non poco. Come stanno le cose?

“Calma, procediamo con ordine. Non c’è nulla di concluso per un semplice motivo dal quale non si può prescindere, è cioè la permanenza nella categoria. Solo in questo modo si possono porre le basi per un rilancio e una ripartenza di un club come il Foggia“.

Ok, e all’Olbia non pensa più?

“Ma certo che ci penso. Eccome se ci tengo. A me l’Olbia interessa molto, e non solo perché da sardo mi piacerebbe far risorgere una squadra che ha dato molto al calcio. Anche in questo caso, però, è indispensabile che l’Olbia si salvi. Solo in questo modo si potrà imbastire un discorso basato soprattutto sulla gestione del debito e sulla sostenibilità del progetto, in una città in espansione”.

E Corda? Lo molla?

“Ma no, scherziamo? Anzi lo aspetto per marciare assieme. Se mi hanno richiamato a Foggia, significa che Ninni e io non siamo andati così male. Diciamo che siamo una coppia ben assortita”.

Ci faccia capire: nel suo mirino c’è il Foggia o l’Olbia? O tutt’e due?

“Se è per questo ci potrebbe essere anche la Ternana, ma la vedo dura per la pesantissima posizione debitoria: con i soldi che ci vogliono (16 milioni di euro) per sanare il club umbro, mi compro Olbia e Foggia insieme (ride)”…”

Dunque, lei è pronto a sdoppiarsi tra Sardegna e Puglia?

“Certo, ma faccio notare che si tratta di due realtà totalmente diverse. A Foggia, accanto all’attuale proprietà, c’è il concreto interesse di imprenditori locali, sensibili e pronti a essere coinvolti. A Olbia, la situazione è differente, forse un po’ più complicata, ma ci si può provare con una serie di accorgimenti che riguardano soprattutto la ristrutturazione del debito”.

Si sdoppierebbe anche Corda?

“Beh, sì, ma non subito. Ora Ninni è impegnato fortemente a raggiungere la salvezza con l’Olbia“.

Ma gliel’ha mai detto che spesse volte i suoi metodi da dittatore, la sua aggressività e la sua durezza potrebbero non giovare alla causa?

“Uuuuhhh, sapesse quante centinaia di volte gliel’ho detto… Ma lui è così: difficilissimo cambiarlo, anche se c’è anche un’altra spiegazione alla base del suo modo di agire e di alzare la voce”.

E sarebbe?

“Una questione puramente scaramantica. Ninni mi ha confidato che tutte le volte che si è comportato in questo modo, ha ottenuto dei risultati anche in piazze non facili, ricorrendo anche ad espedienti singolari (a Savona, fingeva di essere vittima di conati di vomito e aspettava l’arrivo in campo dell’ambulanza perché portava bene…). Ha quasi il timore che, se mutasse atteggiamento e usasse più la carota al posto del bastone, il traguardo (in questo caso la salvezza dell’Olbia) non sarebbe raggiunto”.