Ma veramente Trump è un pazzo criminale, come ci ripetono ogni giorno? Forse criminale si, ma ho l’impressione che non sia per niente pazzo. Negli ultimi 20 anni la maggiore minaccia all’egemonia dell’Occidente e degli USA in particolare, è venuta dai Brics, un accordo economico-commerciale fra Russia, Cina, India, Brasile e Sudafrica, che rappresenta quasi metà dell’ umanità, la maggior parte di tutte le materie prime e il 30% del PIL mondiale e che punta al superamento del dollaro e dei meccanismi finanziari e commerciali occidentali. A questo gruppo fondatore si stavano avvicinando moltissimi paesi del Sud del mondo, anche molti di quelli tradizionalmente vicini agli Stati Uniti.
Ebbene Trump, senza peraltro troppo discostarsi dalla politica dei suoi predecessori, ha ridimensionato la presenza cinese in America Latina e in Africa; ha imposto la sua volontà al Venezuela, il principale alleato di Cina e Russia in Sudamerica, riprendendosi il controllo delle risorse petrolifere di questo Paese; sta distruggendo la capacità produttiva dell’Iran, uno dei pilastri dei Brics, primo fornitore di petrolio della Cina; ha lanciato un monito a tutti i leader del Sud del mondo: state attenti ch veniamo a prendervi a casa personalmente in qualunque momento.
Nel frattempo tiene impantanata la Russia in Ucraina, dopo aver incassato l’impegno di questo paese a fornire agli USA tutte le materie prime del suo territorio, senza contare che gli Stati Uniti hanno già sostituito la Russia come principale fornitore di energia all’Europa, oltre che maggior fornitore di armi del vecchio continente.
Insomma, anche se con metodi gangsteristici e con atteggiamenti arroganti e posizioni altalenanti, Trump fa gli interessi del suo Paese, a differenza, e questo dà molto fastidio, della classe dirigente europea, da sempre abituata a obbedire a tutti i diktat americani, a condizione che gli ordini vengano impartiti con garbo e diplomazia.
Adesso si apre questo teatrino della crisi dei rapporti tra USA ed Europa. Peccato che l’ultimo secolo abbia già dimostrato che l’intreccio di interessi commerciali, finanziari, politici e strategici fra questi alleati fanno di questi due attori un solo blocco, che neanche il padreterno potrebbe incrinare. Negli ultimi 50 anni noi europei abbiamo partecipato direttamente o indirettamente a tutte le guerre americane, abbiamo appoggiato e coperto tutti i crimini del principale alleato degli americani, Israele, abbiamo rotto ogni rapporto con la Russia e compriamo armi e petrolio americani a tutta birra. Anche in questi giorni di aspra polemica gli europei stanno supportando indirettamente la guerra contro l’Iran, mandando missili agli stati arabi del Golfo nemici dell’Iran.
Certo Trump sembra cambiare opinione ogni mezz’ora, ma a ben guardare ogni sua dichiarazione scatena una tempesta finanziaria con ripercussioni su tutte le borse del mondo, e molti analisti affermano che da questi terremoti borsistici ne trae i maggiori benefici proprio il “cerchio magico” del presidente americano, il quale in questo modo serve gli interessi del suo paese, ed i propri personali. Non è un caso che la maggiore opposizione in casa sua venga dai settori medio bassi della popolazione e non riguardano temi di politica estera.
L’aperta insofferenza verso Trump delle classi dirigenti e della stampa italiana ed europea nasconde un retro pensiero: che quando andrà via Trump gli Stati Uniti torneranno a essere quel paese democratico, pacifico e rispettoso delle norme internazionali che, ma questo non si può dire, ci hanno sempre garantito una piccola partecipazione allo sfruttamento delle risorse del resto del mondo.