Sta lì, nel suo eremo dorato, a riflettere di fronte a un mare color smeraldo. Rivolge lo sguardo verso Cala Moresca, un sito che mozza il fiato da qualsiasi lato lo si guardi: dal mare, in barca, arrivando col gommone a pochi metri dalla battigia. Oppure, via terra, caracollando in direzione della spiaggetta con gli scarponi da trekking (ma anche senza), con gli occhi spalancati alla vista di Figarolo, isola magica. Giuseppe Fasolino, 51 anni, fascinoso quanto basta (sa di esserlo) vuole tornare… sul luogo del delitto, e cioè sogna ogni notte (si fa per dire) di indossare per altri cinque anni la fascia tricolore che già aveva impreziosito il suo blazer blu dal 2009 al 2014, prima che la politica lo facesse atterrare a Cagliari, nel palazzo del consiglio regionale, in via Roma (nel frattempo, dal 2005 al 2010, provò l’emozione (!) di fare il consigliere della defunta provincia di Olbia-Tempio). Passata la fase di amministratore locale si (ri)presentò alle regionali; non fu rieletto, ma per cinque anni non si è mai iscritto alle liste di disoccupazione: ha fatto l’assessore al Bilancio e Programmazione (settore chiave: è da quelle parti che passano tutti i soldini della Regione), diventando anche il vicegovernatore di Christian Solinas. Che Fasolino – lo pensasse davvero o meno – ha sempre cercato di difendere, ben sapendo che in molte circostanze l’impresa appariva ardua, se non impossibile.
Allora, si ricandida: non le son bastati cinque anni da sindaco, e, prima ancora, da vicesindaco?
“Guardi, io non volevo ripresentarmi, casomai ero pronto a sostenere una lista e un candidato che potessero rilanciare Golfo Aranci. Poi, gli amici e un gruppo di sostenitori ha insistito perché fossi io ad assumere la leadership e devo devo dire che… sono stati convincenti”.
A costo di una rivoluzione in famiglia: come nel romanzo “I Buddenbrook” di Thomas Mann in salsa golfarancina…
“No, al di là dell’aspetto politico, che ci vede su sponde diverse, il rapporto con i miei partenti è eccellente”.
Riassumiamo, per chi si fosse distratto: il sindaco in carica Mario Mulas è suo cugino in primo grado, Albino Fasolino è suo zio. Un bel casino.
“Beh, Albino è anche mio padrino, ma ripeto: la nostra sarà una competizione leale e corretta: i rapporti personali sono sacri”.
In molti la danno per vincitore.
“Vedremo. Solamente il responso delle urne potrà consentirmi di rifare il sindaco”.
Uh, quanto buonismo… Sempre per i distratti: anche i bimbi sanno che tra lei e suo padrino Albino c’è di mezzo Andrea Viola, suo acerrimo nemico.
“Mah, è lui che ce l’ha con me, da sempre. Basta leggere ciò che scrive in ogni occasione”.
Beh, anche lei non sarà tenero nei suoi confronti e quindi verso lo schieramento di cui fa parte.
“A me, di Viola, non importa nulla. Io, noi di “SiAmo Golfo Aranci-Rudalza” rappresentiamo un gruppo di golfarancini che intende affrontare di petto alcuni problemi urgenti della comunità. Possiamo essere fieri del numero di giovani che sostiene la nostra lista, soprattutto ci sono molte donne, e c’è anche qualche ex consigliere ma il rinnovamento è la nostra cifra”.
Secondo radio tam tam, alla fine il triello potrebbe traformarsi in un duello tra lei e suo zio Albino. Mulas infatti potrebbe non essere della partita.
“Non lo so (fa un sorrisetto), io penso alla nostra lista”.
Da dove comincerete?
“La prima urgenza è quella di dare a tutti i golfarancini la possibilità di costruirsi la casa. Il paese è cresciuto (oggi i residenti sono circa 2500) insieme con le esigenze della popolazione. Aree ce ne sono poche, e quindi i prezzi sono alle stelle: dobbiamo individuarne delle altre (che non mancano) per consentire di realizzare quella che è l’aspirazione principale delle famiglie: abitare in una casa propria. Subito dopo, vorremmo chiedere all’di intervenire per ottimizzare il servizio di trasporto pubblico tra Olbia e Golfo Aranci. C’è anche da intervenire sugli eventi (che mancano da un pezzo) e sulla portualità turistica: l’obiettivo è di aggiungere almeno altri 120 posti barca. Un’ultima cosa (gli altri progetti da realizzare nei primi cento giorni non li voglio svelare ora, ma li ho chiari in mente): il rapporto con Olbia si deve intensificare”.
Alle regionali, con i Riformatori, ha raccolto quasi 3mila voti. Pochi? Molti?
“Quelli che, più o meno, mi aspettavo. Io mi basavo su una forbice tra i 2500 e i 3300 voti”.
Dopo cinque anni di governo in un settore chiave della Regione, dev’essere dura tornare all’opposizione, senza potere, senza soldi da distribuire.
“Le regole della democrazia vanno rispettate: i numeri ci hanno dato torto, dobbiamo prenderne atto serenamente”.
Paolo Truzzu non si è rivelato il candidato ideale per il centrodestra.
“Perdere 12mila voti a Cagliari è come essere colpiti da un missile, ma ci sono anche altre ragioni all’origine della sconfitta.
Tipo?
“Vado a ritroso, di qualche anno. Quando il candidato di Forza Italia era Ugo Cappellacci, in Sardegna venne Silvio Berlusconi e fece una campagna attiva. Quando, cinque anni fa, scegliemmo Christian Solinas, il leader della Lega Matteo Salvini si spese molto in Sardegna e spinse il suo uomo. Truzzu, invece, mi pare sia stato lasciato un po’ solo: Giorgia Meloni non si è fatta vedere molto da queste parti. E infine, abbiamo perso per i troppi ritardi accumulati: mentre il centrosinistra raggiungeva l’accordo per il Campo Largo, noi continuavamo a cincischiare e a rinviare l’annuncio del nostro candidato. Così si perde”.
Molti suoi amici di Forza Italia (compreso l’interessato) sostengono che se il candidato fosse stato Settimo Nizzi, il centrodestra avrebbe prevalso.
“Sì, ne sono convinto anch’io nonostante non esista la controprova, ma alla fine… (Fasolino, a questo punto dell’intervista, si blocca: vorrebbe dire e non dice)
Alla fine, cosa? Che qualsiaso altro, al posto di Truzzu, avrebbe potuto vincere?
“Questo lo sta sostenendo lei”.
A proposito di Nizzi, in che rapporti siete?
“Ottimi. Per cinque anni, abbiamo collaborato intensamente. A Olbia sono arrivati tanti soldi, così come non ho fatto mancare risorse a tutti i centri della Gallura, e non solo”.
Quale consiglio darebbe al suo successore Giuseppe Meloni?
“Al di là degli schieramenti, io stimo molto Giuseppe, lo ritengo un amico. Gli suggerisco solo di essere sé stesso, di essere quello che è sempre stato: umile e dotato di buonsenso. Io sicuramente lo aiuterò?”.
Eppoi, dicono che i democristiani non esistono più…

