Moro seduto mi ha chiesto “un pezzo sulla figura dell’Aga Khan, non solo in relazione al suo rapporto con la Sardegna.” Ci provo cercando di farlo attraverso la visione di un “piccolo manager” che ha avuto l’onore di poter collaborare con il “Grande Uomo” che il Principe impersona.
La prima cosa che mi ritorna in mente, dopo oltre un decennio da quando ho terminato la mia collaborazione, è che per il Principe ogni azione riveste importanza e merita la massima attenzione: piccola o grande che sia ciascuna attività va affrontata con professionalità e passione nel rispetto delle finalità del
progetto d’insieme. Le priorità servono a stabilire l’ottimizzazione dei processi di attuazione. Così, anche come si prepara una nota informativa o come si coordina l’immagine grafica del progetto rivestono importanza pari al risultato che sarà prodotto.
Altra fondamentale caratteristica del Principe è la sua capacità e volontà di far sentire ognuno dei suoi collaboratori prima di tutto “persone” la cui dignità merita rispetto a prescindere dal ruolo di ciascuno. Una personalità certamente complessa quanto pragmatica e visionaria che ha posto moltissime pietre angolari
quali basi di realizzazioni di portata sociale di altissimo valore in molte parti del mondo. Osannato da molti, criticato da altri, ma poco conosciuto come persona dalla maggior parte dei sardi. Eppure, da oltre sessant’anni la sua immagine e la sua presenza sono state molto presenti nell’Isola.
IL PRIMO INCONTRO. Io l’ho incontrato per la prima volta nel settembre del 1981. Non sapevo di lui nulla di più di qualche notizia apparsa su rotocalchi; non conoscevo la Costa Smeralda ed era la prima volta che mettevo piede in Sardegna.
Dal primo “buon giorno” sono stato colpito dalla sua personalità, dalla sua genuina affabilità e cortesia. Negli anni ho poi potuto apprezzare anche la sua formidabile memoria: una parola, un’opinione, un argomento espresso nel corso del mio colloquio di selezione, a distanza di molto tempo, mi sono stati
riproposti a testimonianza della rilevanza da lui data a ogni confronto e discussione.
Le sue doti imprenditoriali, anche in Sardegna, hanno suscitato ammirazione e riconoscimenti (Cittadino Onorario di Arzachena, Sardus Pater e Cavaliere al Merito della Repubblica tra gli altri). La sua visione di lungo termine, la sua determinazione e soprattutto la sua onestà intellettuale (e non solo) sono doti straordinarie non sempre riconosciute quali vantaggi per i suoi interlocutori, in particolare i rappresentanti degli interessi pubblici. Comprensibile stante le molte esperienze con altri abili imprenditori le cui “promesse” spesso nascondevano le loro legittime priorità di interesse economico.
UOMO SORPRENDENTE. Innumerevoli le sorprese con le quali sono stato confrontato in oltre trent’anni di collaborazione diretta e indiretta con il Principe. La prima fu quando, proprio al termine del mio colloquio di selezione per una posizione dirigenziale nell’area delle attività di marketing e comunicazione, mi prospettò di occuparmi degli aspetti gestionali del progetto della prima sfida italiana per l’America’s Cup da parte dello Yacht Club Costa Smeralda con Azzurra. Un progetto molto sentito e importante per il Principe. La mia reazione fu tutt’altro che entusiastica e, dopo un colloquio di approfondimento con i Consiglieri del Club (Kerry Mentasti, Luigi Vietti, Gianfranco Alberini e altri), risposi molto candidamente che non ritenevo di avere le competenze adatte per assumere tale ruolo. Mi resi conto che ciò avrebbe potuto essere interpretato negativamente dal Principe e conseguentemente impedito ogni possibilità di assunzione. Invece, forse, la mia schietta e onesta reazione contribuì a dare inizio a un rapporto di fiducia che si consolidò negli anni. La mia franchezza e obiettività furono premiate e nemmeno tre mesi dopo tale colloquio ho assunto il ruolo dirigenziale nella Servizi Marketing Costa Smeralda.
L’OPERAZIONE CIGA. Qualche anno dopo ho capito la ragione per la quale, durante la nostra prima chiacchierata, mi fece più domande sulla Compagnia Italiana Grandi Alberghi (dove svolgevo il ruolo di direttore vendite) e sull’organizzazione del comparto turistico nazionale piuttosto che sulle mie specifiche competenze professionali nella prospettiva di occuparmi della Costa Smeralda. Evidentemente aveva già in mente il lungimirante progetto di creare una holding finanziaria del settore turistico con alberghi, sviluppo turistico immobiliare, trasporto aereo e aE ttività collegate. Progetto la cui realizzazione fu avviata nei primi anni 90 ma che purtroppo per diverse ragioni (compreso qualche errore…) non solo non fu possibile consolidare ma anzi fu probabilmente una delle cause del successivo disimpegno imprenditoriale del Principe in Italia e in Sardegna in particolare.
LE BANCHE E LA SHERATON. Come potrei dimenticare la fermezza del Principe nel rifiutare la scelta del sistema bancario che imponeva un approccio finanziario di breve termine rispetto alla sua visione di lungo termine. Tale confronto e scontro determinò l’ingresso nel capitale della holding da parte della Sheraton in base al piano di riordino finanziario concordato con le stesse banche: operazione in buona parte sconfessata dalla reazione del mercato finanziario che obbligò la stessa Sheraton a più che raddoppiare il suo investimento (rispetto alle pattuizioni con il sistema bancario) per acquisire il controllo della società.
MASTER PLAN E MERIDIANA. Anche in quella circostanza ho imparato una lezione di immensurabile valore e valenza: i compromessi sono misure utili e positive purché non superino l’invalicabile confine oltre il quale si interferisce con i valori fondamentali di integrità e di coerenza nell’interesse generale. Aspetti che ho ritrovato in molte altre occasioni, ad esempio nell’ennesimo tentativo di un accordo per il “master plan” e per il rilancio di Meridiana. Insuccessi di grande portata con gravi ricadute sia imprenditoriali che occupazionali.La discussione potrebbe essere ampliata e le opinioni certamente sarebbero tante e con contrapposte valutazioni. Ma nessuna potrebbe mai scalfire l’integrità, onestà e coerenza delle azioni del Principe rispetto alle sue intenzioni e promesse di valenza socioeconomica. Ognuna delle sue attività imprenditoriali ha sempre perseguito l’obiettivo del reddito ma prima di tutto doveva rispondere a logiche di utilità di lungo termine di carattere sociale. Un “normale” imprenditore mai avrebbe pianificato lo sviluppo della Costa Smeralda e di Alisarda/Meridiana così come è stato impostato nei primi anni 60 dal Principe. In una delle sue diverse lettere personali manoscritte che ho avuto il piacere di ricevere si legge testualmente: “… è stata la conferma del vostro impegno a proseguire con me l’opera iniziata, secondo una nuova linea di imprenditorialità apolitica. Spero vivamente che questo punto di vista, che mi sembra veramente l’unico che possa garantirci quella tranquillità che dobbiamo avere per un programma a lungo termine quale il nostro, venga compreso al più presto da tutti gli interessati e che finalmente si possano individuare gli interlocutori con i quali possiamo avere un dialogo corretto, franco e costruttivo.”
L’UNIVERSITA’ IN PAKISTAN. Capire il progetto di sviluppo e la filosofia che ne guidava tutte le attività integrate non era certamente semplice. Anch’io ho avuto notevoli difficoltà seppur vivendo il progetto dall’interno. Sorprendentemente, io l’ho compreso e assimilato in occasione dell’inaugurazione dell’Aga Khan University a Karachi in Pakistan cui ero stato invitato. In tale occasione ho apprezzato l’attenta di pianificazione in una logica di lungo periodo all’insegna di professionalità, qualità e coerenza con le attese e necessità di carattere socioeconomico e ambientali. La realizzazione dell’Università e annessa clinica – oggi riconosciuta tra le principali Istituzioni del suo genere a livello mondiale – è nata dopo un lunghissimo percorso molto articolato e certamente complesso ma sempre fedele all’obiettivo strategico che ne guidava l’attuazione. Un modello di intrapresa che si riscontra nel primo accordo tra i soci fondatori del Consorzio Costa Smeralda cui si ispira lo Statuto consotile, così come il Protocollo d’Intesa sottoscritto ma poi disconosciuto e che meriterebbe una rilettura da parte di quanti ne hanno ostacolato l’attuazione. Di fatto, anche a distanza di decenni e di evidenti benefiche ricadute, il progetto di sviluppo turistico integrato non è stato compreso come il Principe auspicava.
L’USCITA DI SCENA. Certamente anche molti suoi collaboratori, me compreso, hanno delle responsabilità per l’uscita di scena del Principe. Ci sono stati altri errori? Ma certamente sì, anche da parte del Principe. Forse il principale è quello di essersi sempre fidato dei suoi interlocutori (dirigenti, collaboratori e interlocutori istituzionali) almeno quanto lui riteneva che ciascuno di loro dovesse e potesse fidarsi di lui. Un limite forse, ma umanamente un grandissimo pregio e valore. L’umanità e il rispetto delle persone è sempre stata una caratteristica del suo comportamento. Un esempio per tutti, l’occasione del picchetto di contestazione da parte di diversi dipendenti di Meridiana davanti al cancello di ingresso ad Aiglemont, la sede Istituzionale e residenza privata del Principe a Gouviex nei pressi di Parigi. Era una giornata uggiosa e i manifestanti chiedevano di poter incontrare il Principe. Prima che una delegazione fosse invitata all’incontro, il Principe voleva che a tutti i manifestanti fosse offerta una bevanda calda stante il clima avverso. Mi opposi ad evitare che il gesto potesse essere interpretato e amplificato attraverso la stampa in termini polemici: una tazza di tè attraverso le sbarre del cancello d’ingresso … Lo convinsi e così nessun genere di conforto fu offerto e la delegazione fu da me ricevuta su precise istruzioni e mandato da parte del Principe il quale, come azionista non poteva certo svolgere il ruolo di interlocutore sindacale.
IL CAPITOLO GEASAR. La storia imprenditoriale del Principe in Sardegna si è poi conclusa definitivamente con la più recente cessione anche dalla Geasar che, con la Costa Smeralda, rimane quale evidente testimonianza della validità delle iniziative del Principe per il determinante contributo che hanno e daranno anche in futuro alla crescita socioeconomica della Sardegna. Per contro risalta, ahimè molto negativamente, la scomparsa di Meridiana e così come quella delle attività di manutenzione aeronautica che avrebbero potuto costuire un significativo settore di alta professionalità e opportunità lavorative per le nuove generazioni.
Grazie anche all’esperienza maturata nelle diverse realtà imprenditoriali del Principe, da oltre dieci anni mi occupo prevalentemente di volontariato incontrando, con altri ex manager, giovani maturandi e laureandi
per trasferire loro qualche suggerimento per meglio affrontare il mondo del lavoro. Così mi trovo spesso a parlare di responsabilità sociale d’impresa, di rispetto dell’ambiente, di sostenibilità, di assertività, di empatia, di orientamento al cliente, di motivazione e dei tanti altri argomenti con esempi di esperienze che ho avuto il privilegio di poter fare nel corso della mia collaborazione trentennale con il Principe.

