Due mesi possono essere pochi per stilare bilanci, ma è giunto il momento di soffermarsi sul cammino intrapreso dalla prima presidente donna della Sardegna. Alessandra Todde è in sella dal 20 marzo scorso, e si è trovata subito ad affrontare temi non banali, complicati, bisognosi di decisioni caratterizzanti sul piano politico, soprattutto se rapportati agli argomenti trattati in campagna elettorale e alla decina d’impegni annunciati dalla stessa governatrice nelle sue dichiarazioni programmatiche. Questa fase viene soprannominata dai politologi luna di miele e il dibattito è aperto sulla durata di questo particolare periodo di rodaggio. La decisione di prendere posizione, con una leggina che imponga uno stop, sul pericolo che in Sardegna – sul terreno delle energie rinnovabili – possa essere assediata da un massiccio numero d’impianti eolici e fotovoltaici è un punto di partenza accettabile. Anche se non sono pochi a prevedere (o a sperare che il provvedimento venga impugnato dallo Stato, nel caso della minoranza in consiglio regionale) che si sia trattato di una falsa partenza, utile solo a silenziare chi sollecitava una decisione in tal senso. Per sapere chi ha ragione, basta avere un po’ di pazienza e aspettare. Giova però dare un po’ di numeri, su cui riflettere: la Sardegna produce il 60 per cento della propra energia elettrica utilizzando fonti fossili. Negativo il suo record a livello nazionale: i 508 grammi di CO2 (anidride carbonica) per kilowattora prodotto assegnano all’isola una poco onorevole maglia nera. Va aggiunto poi il fatto che, dal 2020 al 2023, la quota dell’eolico nella nostra regione è passata dal 13,70% al 15,45%, mentre l’incremento dell’energia solare è cresciuto del 70%. Mentre vengono analizzati questi numeri – assicurano alcuni componenti della maggioranza che fa capo alla Todde – proseguono sottotraccia le interlocuzioni tra governo regionale e esecutivo nazionale.

Non va per niente bene, invece, la partenza nel campo della formazione dello staff presidenziale, soprattutto se si pensa alle roventi polemiche scatenate dal Campo Largo sulle scelte fatte a suo tempo da Christian Solinas, giunto addirittura a essere circondato da una settantina di elementi, tra consulenti e dirigenti vari. Ebbene, Alessandra Todde non si è risparmiata: oltre un milione di euro all’anno di denari dei sardi sono destinati ai compensi di una pletora di collaboratori che affiancheranno la governatrice in questa avventura regionale densa d’insidie, ma anche di forti aspettative all’insegna del “momento del Noi”. Quanti e quali sono i “Noi” che condividono la scelta di elargire somme così importanti? È vero che la presidente ha sottolineato che il maxi staff della giunta guidata dal suo predecessore costava tre milioni e mezzo di euro all’anno (“quindi stiamo risparmiando un bel po’”, ha osservato), ma è altrettanto vero che in diversi ambienti del centrosinistra – comprese alcune fasce del Pd e del M5S – serpeggi un certo malumore, che va a sommarsi alla recente critica (oggi smussata) di qualche alleato minore sulla spartizione delle sei presidenze delle Commissioni tra Pd (4) e pentastellati (2).

Vale comunque la pena – giusto per farsi un’idea da parte dei cittadini sardi – di fare il punto sulle nomine e sui compensi dello staff di Alessandra Todde. Il nuovo segretario generale della Regione è Saverio Lo Russo, ex dirigente della Presidenza del Consiglio, che intascherà 243.442,58 euro all’anno: più del Capo dello Stato Sergio Mattarella, anche se 50 mila euro sono legati agli eventuali risultati ottenuti.

Il capo di gabinetto è invece Luca Caschili, candidato con il Movimento 5 Stelle alle elezioni suppletive di Cagliari nel 2019 per la Camera. Caschili fu proposto per sostituire il velista cagliaritano Andrea Mura, dimessosi subito dopo l’elezione, ma non arrivò a Monte Citorio. Ora però potrà consolarsi dalla delusione con un contratte da 153 mila euro all’anno. Il ruolo di segretaria particolare della presidente è andato ad Annalisa Canova, scuderia 5 Stelle, ex portaborse a Camera e Senato, candidata alle regionali.

È la volta degli “esperti in numero non superiore a sei, nominati tra soggetti anche estranei alle pubbliche amministrazioni dotati di elevata e comprovata professionalità che riferiscono direttamente al Presidente della Regione”. Da sei si è passati a otto. Stefano Esu, nuovo consulente in materia di enti locali, è fratello di Mauro, già portavoce di Solinas, uno dei partecipanti (con lo stesso Stefano) al famoso pranzo di Sardara interrotto dalla Guardia di Finanza (7 aprile 2021). Stefano Esu fa parte del Consiglio nazionale del Psd’Az, di cui è segretario nazionale l’ex governatore Solinas, che ora si trova a guidare un partito che non ha più neanche il gruppo in consiglio regionale, dopo la recente uscita di Gianni Chessa e Piero Maieli. Esu prenderà 123 mila euro all’anno, esattamente quanto Francesco Sedda, “esperto in lingua sarda e autonomismo”. Quelli che seguono invece costeranno un pochino meno: anzichè 123, la cifra scende a 120mila euro all’anno. Stefano Ferreli, esperto in legislazione, anche lui ex collaboratore parlamentare del senatore sardo Ettore Licheri (M5S); Nicola Pirina, esperto in “strategie per l’innovazione, innovation management, innovation policy e sviluppo economico territoriale”; Andrea Balduzzi, esperto in materia di industria; Thomas Castangia, esperto in materia d’innovazione, ex segretario provinciale del Pd a Cagliari; Diego Corrias, consulente in materia di programmazione unitaria, esponente del M5S ad Assemini e che era già dipendente regionale. Infine Jacopo Gasparetti, 27 anni, già al Ministero per lo sviluppo economico come portavoce della neo-presidente quando era viceministra e deus ex machina della sua campagna elettorale: lui farà (anzi, lo sta già facendo) l’addetto alla comunicazione. Pare sia particolarmente capace nel suo ruolo, e che la Todde si fidi ciecamente di lui.