l volume presenta la trascrizione e lo studio di un epistolario completo e inedito: 1158 fogli manoscritti, di formati e carte assai vari, a costituire – nella suddivisione proposta nel libro – 190 testi indipendenti (lettere, biglietti, cartoline) cui si aggiungono qualche rara busta (per lo più priva di intestazione e affrancatura) contenente brevi testi, appunti o poscritti, e quattro fotografie originali. Gli scritti – testimoni della lunga, altalenante relazione sentimentale che la scrittrice ebbe con il maestro di Aggius Andrea Pirodda – furono vergati lungo un arco temporale che va dal 20 gennaio 1891, qualche mese prima dell’inizio della relazione vera e propria, al 22 ottobre 1899, data dell’ultimo biglietto, e offrono a studiosi e lettori la possibilità di affacciarsi su un periodo fra i meno conosciuti della biografia deleddiana: la sua giovinezza, quegli anni intensi e formativi che precedettero il suo matrimonio e il conseguente abbandono di Nùoro e della Sardegna.

Nelle lettere raccolte nel volume curato da Pietro Mura, che verrà presentato venerdì al Politecnico Argonauti di Olbia (via Cavour 41. Dialogherà con l’autore Marco Navone), si assiste all’evoluzione che porta una giovinetta di provincia, dotata ma sognante e timida, a divenire la sola scrittrice italiana ad aver ricevuto il Premio Nobel. Di tale periodo di formazione, le lettere ad Andrea Pirodda rappresentano una sorta di “diario di viaggio”. Un diario che fornisce notizie di prima mano sui fatti salienti della vita della scrittrice e del suo mondo mentre rivela al contempo cronologia e ragioni di future scelte tematiche e stilistiche operate in ambito narrativo. Queste carte svelano un lungo processo di “autoanalisi”: nello sterminato monologo che è la sua epistolografia, Deledda compie un’indagine approfondita su di sé. In questo spazio delimitato Grazia impara a conoscersi e insieme si costruisce, scavando contemporaneamente le fondamenta per la fabbrica dei suoi stessi personaggi.