Bella è bella. Brava pure, nel suo lavoro. Partita come nuotatrice, ha attraversato molte fasi della vita, con la gioia e l’impegno di voler scrivere nuovi, stimolanti capitoli di una storia personale intensa e articolata. Forse neanche lei sa, o non se lo chiede, quante altre esperienze di vita l’attendono ancora. Per ora, lo step della sua esistenza è l’approdo e la candidatura al consiglio comunale di Cagliari, la sua città. Corre con i Progressisti che sostengono Massimo Zedda (pare che gliel’abbia chiesto personalmente), pronto a… tornare sul luogo del delitto (prima che diventasse consigliere regionale infatti è stato sindaco di Cagliari dal 2011 al 2019), contando sul sostegno di una donna impegnata in differenti attività, tutte comunque legate a Cagliari.

Lei è Maria Francesca Chiappe, di professione fa la capo redattrice dell’Unione Sarda, dopo essere stata per 35 anni la giornalista di riferimento (temuta, rispettata, autrice di scoop, e per questo anche un po’ invisa a qualche collega) della cronaca giudiziaria di tutti i fatti più noti e clamorosi accaduti in Sardegna, e non solo. Cronista, ma anche scrittrice: Ostaggio e Non è lei sono i suoi romanzi presentati in un lungo, infinito tour in Sardegna e non solo nell’isola. Di recente, ha curato L’Errore, l’instant book sulla vicenda di Beniamino Zuncheddu, di Burcei, condannato e detenuto ingiustamente per 33 anni. Ha fatto radio. televisione (prima di lavorare all’Unione, era una redattrice di Videolina), e, per non farsi mancare niente, si è cimentata anche con il mondo del teatro: l’8 marzo, con Ambra Pintore e Claudia Rabellino, ha realizzato e mandato in scena lo spettacolo Se dico no, è no, contro la violenza di genere.

Non le bastava tutto questo? C’era bisogno di mettersi in politica?

“Attenzione, non entro in politica: il mio è un atto d’amore nei confronti di Cagliari”.

All’inizio, dicono tutti così.

“Nel mio caso è vero. Vorrei contribuire a rendere migliore la città che amo e la vita dei suoi cittadini”.

Quindi, non è un punto di partenza per arrivare alla Camera, al Senato, o in consiglio regionale?

“No. Nel passato, anche di recente, mi è stato chiesto di entrare in lista per le regionali del 25 febbraio scorso. Ho detto no, come avevo fatto in altre occasioni precedenti. Quella vita non fa per me”.

Quando ha deciso di affrontare questa esperienza?

“Tre settimane fa. Me l’hanno proposto, ci ho pensato un po’ e poi ho detto sì: le sfide mi piacciono”.

Si dice che un giornalista non dovrebbe fare politica. Non le sembra di violare un principio?

“No, proprio perché ho appena spiegato qual è lo spirito che ha animato e ispirato la mia decisione. Non sono più una ragazzina, credo di aver affrontato un percorso professionale lungo, a tratti accidentato, declinato in maniere differenti. Dopo il nuoto, Tv, giornale, radio, narrativa, saggistica, ora anche teatro (che per me è stata un’esperienza affascinante, indimenticabile): insomma, ho navigato toccando diversi porti e arricchendomi di esperienze sempre più esaltanti. Da oggi al giorno della pensione non credo passerà un’eternità e dunque questo percorso è del tutto coerente con la mia indole che tende al cambiamento”.

Cagliari, dunque. Da dove comincerebbe a renderla migliore?

“Intendo privilegiare i temi sociali, quelli che conosco bene, di cui mi sono occupata e mi occupo tuttora. Sono la direttrice della rivista della “Collina” l’associazione fondata nel 1994 da don Ettore Cannavera per offrire ai giovani che hanno sbagliato un posto alternativo al carcere. Ecco, il mio mandato sarà dedicato ai più deboli, agli emarginati, agli umili, alle donne indifese, a quelle che non hanno il coraggio o la possibilità di ribellarsi alle violenze di ogni tipo”.

Il capoluogo sardo deve meritare il titolo di città trainante dell’isola.

“Vero. Il ruolo di città metropolitana dovrà essere rafforzato e meglio definito. Che nessuno si azzardi a toccare il golfo di Cagliari, per esempio, e sto pensando al pericolo di essere assediati da impianti eolici e fotovoltaici, realizzati senza regole e in modo scriteriato. Una delle vittime di questa follia è proprio il golfo della mia città. Su questo tema, sarò rigorosissima e pronta a fare battaglia”.

L’Ambiente al primo posto.

“Anche a livello professionale, ricordo di essermi occupata per prima e per lungo tempo del ripascimento della spiaggia del Poetto, una vicenda indelebile nella mente dei cagliaritani e non solo”.

Opere pubbliche. C’è molto da fare anche in questo campo.

“Soffro le pene dell’inferno se e quando penso all’Anfiteatro, il nostro Anfiteatro. È chiuso, e inutilizzabile da troppi anni. Mi rendo conto che per rendere fruibile ancora una volta quella meraviglia, occorre agire insieme con altri enti come ad esempio la Soprintendenza, ma credo che in qualche modo bisognerà accelerare i processi decisori perché non è tollerabile che quel sito sia abbandonato a sé stesso. Oltre all’Anfiteatro, deve tornare d’attualità il caso Tuvixeddu, la più estesa necropoli punica esistente, tutta compresa nel comune di Cagliari”.

Insomma, grande spazio alla cultura, nel suo programma.

“Beh, dopo tantissimi anni di cronaca, è il mio settore di riferimento. Penso a intensificare gli scambi culturali con altre realtà, immagino nuovi gemellaggi, nuove rassegne letterarie, eventi sportivi. Vorrei che Cagliari ottenesse il titolo di “Città della Pace”: questo, per me, sarebbe il traguardo più importante e prestigioso”.

I suoi colleghi dell’Unione, come l’hanno appresa e come l’hanno presa la notizia della sua candidatura?

“Intanto l’ho comunicata io. Me li sono presi uno per uno e li ho informati in prima persona. Mi sono sembrati contenti. Più di uno mi ha garantito che voterà per me”.

A livello di comunicazione, che tipo di campagna elettorale sta facendo?

“Incontro gente, contatto persone, mando messaggi, uso i social. È un’attività per certi versi frenetica, ma mi piace. Se poi, non dovessi farcela, sarò la persona più felice del mondo”.

Questa è una bugia.

“No, è davvero così (ride)”.

In bocca al lupo (se verrà eletta, sarà un casino per gli altri).

“Ah, ah, ah. Viva il lupo”.