Ragatzu, La Rosa, Bellodi, Bianchimano, Van Der Want… No, non è la formazione dell’Olbia. O meglio lo è in parte, anche se – come sembra probabile – i bianchi parteciperanno al campionato di serie D. I primi due hanno già scambiato quattro chiacchiere con il presidente Guido Surace, alle prese con le mille grane legate alla sopravvivenza del club, in seguito alla cessione del 70 per cento delle quote a favore della Swiss Pro. Mai e poi mai, la nuova proprietà avrebbe immaginato di doversi districare tra decreti ingiuntivi e richieste di pagamento di vario tipo quando ha sottoscritto gli accordi con la dirigenza che faceva capo ad Alessandro Marino. Rientrato dall’Argentina, Surace non è rimasto con le mani in mano. Lui e il suo staff avrebbero preso contatti con almeno due tecnici, disposti a sbarcare a Olbia con il proposito di tornare immediatamente in serie C. Sul fronte direttore sportivo (una figura che in Serie D non è obbligatoria), invece, c’è qualche intoppo perché i potenziali interessati non avrebbero mostrato entusiasmo nell’accettare la proposta, proprio perché le speranze nel ripescaggio sono veramente ridotte al lumicino.

Però, la notizia che almeno cinque elementi di valore abbiano già espresso la loro volontà di indossare ancora la maglia bianca anche se in un torneo meno nobile della Legapro, ha il potere di sollevare un tantino il morale al numero 1 dell’Olbia, il quale avrebbe confermato a più riprese ciò che era stato assicurato dai vertici della società nell’ultima conferenza stampa al Delta Center. E cioè che i proprietari – che fino a oggi avrebbero sborsato un paio di milioni di euro – sarebbero tuttora in grado di onorare tutti gli impegni finanziari relativi alla gestione 2023/24 entro la data tassativa del 4 giugno. Nulla di certo, invece, si sa a proposito di un eventuale, quanto improbabile ripescaggio. In questo caso, infatti, il cammino è fortemente in salita non solo perché occorrono tanti soldi tra quota contanti, fidejussioni e via discorrendo, ma anche perché la concorrenza di chi aspira alla serie C è particolarmente agguerrita.

Proprio per questa ragione, va segnalata la disponibilità a restare nonostante la retrocessione, di calciatori che “sentono” Olbia come la loro casa. Con tutti i distinguo del caso, questo attaccamento alla maglia ricorda molto la scelta fatta da alcuni campioni della Juventus (Gigi Buffon e Alessandro Del Piero in testa), quando la squadra bianconera fu spedita nella serie cadetta. Sentiamo Daniele Ragatzu. “Io amo questa maglia e questa città – confessa il talentuoso calciatore di Quartu – in maniera morbosa. Spero proprio che venga fatto qualcosa di importante, in maniera da rimanere qui serenamente, senza dover provare ansia”. Ragatzu non aggiunge molto, omette il fatto che sia richiesto da parecchie squadre. “Sì, ho un bel po’ di mercato, ma non voglio pensarci troppo: ora è importante mettere a posto le cose e ripartire”. Di Luca La Rosa, è superfluo sottolineare l’importanza del suo atto di fiducia. Lui è di Olbia, è l’unico prodotto locale e ci tiene a ribadirlo, anche con i suoi comportamenti in campo. Non stupisca troppo la posizione di Bellodi e Bianchimano, che hanno trovato in città l’ambiente ideale, né ci si meravigli del portiere olandese, che ormai ha creato una famiglia in città e ammette di starci benone. (a.di.)