“Più che un progetto, sembra la realizzazione di un sogno”. La butta sul romantico, il sindaco di Olbia, al termine di quella che tecnicamente si chiama “inchiesta” sul Piano di mitigazione del rischio idraulico e il recupero del rapporto della città con i suoi fiumi, tutta roba prevista da una legge regionale sul Via (valutazione d’impatto ambientale), il cui iter sta per compiere i due anni e mezzo di percorso.
Settimo Nizzi, scruta la sala del Museo anche per vedere se e quanti elementi della sua maggioranza sono presenti all’evento, è raggiante quando si sofferma su due punti, oggi piuttosto critici per la circolazione e i cittadini: il primo è il quadrivio che interessa via Dei Lidi, via Galvani, viale Aldo Moro e via D’Annunzio, con quella mini rotatoria (due metri scarsi di diametro) che oggi fa perdere la pazienza anche ai tanti Giobbe che capitano da quelle parti, per gli ingorghi quotidiani, a tutte le ore del giorno. Il secondo è il ponte di ferro di via Roma, che non sarà demolito, ma rimarrà nei secoli dei secoli, nonostante tutto quel tratto sia interessato da un rifacimento totale, con una rotatoria nuova di zecca (oltre che piuttosto ampia), e un nuovo ponte sospeso, progettato secondo canoni di modernità ed efficienza, e soprattutto molto funzionale per la mobilità delle persone e la circolazione delle auto. L’”inchiesta”, Nizzi, la chiude così, senza che nessuno sia intervenuto (con l’eccezione di un ex insegnante di sinistra, Felice Catasta, che ha preso la parola solo per denigrare il vecchio Piano Mancini, quello voluto dall’allora assessore regionale ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda) – come prevedeva la procedura – per fare domande o chiedere chiarimenti sull’opera ciclopica illustrata in un’ora di intervento dell’ingegner Simone Venturini, vero deus ex machina della Technital, che parlava anche a nome dei partner Metassociati (Macomer) e Beta Studio.
Il primo cittadino volutamente non è voluto entrare nel merito delle questioni tecniche, ma, a precisa domanda, ha fornito le cifre del massiccio intervento finalizzato alla messa in sicurezza della città: “Siamo a 252 milioni e 600 mila euro – precisa Nizzi -, compresi i 100 milioni stanziati l’anno scorso dalla Regione. Io mi auguro che, dal momento in cui cominceranno i lavori, nel giro di due anni Olbia intanto sarà più bella, ma soprattutto non dovrà più vivere nel terrore di dover contare delle vittime a causa di un’alluvione, come è tragicamente accaduto nel novembre del 2013”.
Sintetizzare il progetto (ultimato in un anno, dal maggio 2023 a oggi), è veramente un’impresa titanica. Riassumiamo alcuni punti significativi. Il primo riguarda il Seligheddu, il corso d’acqua più pericoloso. “Se mettiamo in sicurezza quello – avverte Venturini – tutta la città sarà più sicura”. Di più. Con un intervento mirato (due metri sottoterra, all’altezza di via Tre Venezie), si arriverà a rendere navigabile quel corso d’acqua. Il rio “Gadduresu”?Abbiamo appreso che “non è molto pericoloso in sé, ma è quasi completamente tombato, e dunque dobbiamo intervenire”. Ha colpito l’attenzione del pubblico anche il numero di ponti: saranno trenta. Le gallerie saranno tutte in granito di eccellente qualità al punto che non saranno necessari rinforzi: la più ampia sarà lunga due chilometri con sezione 9×7, un’altra più piccola avrà una sezione di 6×4. Un altro dato interessante riguarda la portata d’acqua: oggi siamo nell’ordine di 636 metri cubi al secondo, a regime (cioè a progetto ultimato) si arriverà a 340 mc/secondo.
L’ingegner Davide Deidda ha poi fornito un paio di argomenti di riflessione a proposito dell’andamento dell’iter (“neanche tanto lungo”, ha osservato il funzionario regionale) tra la Regione e il Comune di Olbia, mentre un altro ingegnere, Gianni Mura della Metassociati di Macomer, ha sottolineato l’aspetto “sociale” del progetto. “A parte la messa in sicurezza, con quest’opera Olbia, che ritengo sia già diventata una città europea, migliorerà ancora anche dal punto di vista urbanistico”.

