Moroseduto ha posto una domanda banale, almeno in apparenza, al (bravo) giornalista Bepi Anziani (ex direttore di Videolina, oggi editorialista dell’Unione Sarda), cagliaritano, ma con uno stretto legame con Olbia, se lui si sente più “un olbiese di Cagliari” o un “cagliaritano di Olbia”. Quesito non semplice, al quale ci ha risposto con la gradevolissima storia della sua numerosa famiglia, residente a Olbia dagli anni ’40.

Olbia, anni ’40. Nonna Nannina Serra aveva un piccolo negozio di alimentari in Via San Giovanni. Col marito Giuseppe e i sette figli abitava due piani sopra un appartamento di appena 3 stanze e un sottotetto adibito a ricovero per la legna. Mio nonno però aveva ereditato un grande terreno a Murta Maria e questo consentiva ai figli di passare belle giornate in campagna nella cosiddetta casa del pastore, un piccolo edificio che dominava la collina più alta dello stazzo con una magnifica vista su Tavolara. Fu lì che Giuseppe Anziani morì, ancora giovane, nel 1943, stroncato dalla malaria. E fu lì che la famiglia si rifugio’ nei giorni terribili della guerra, con i due figli più grandi, Gerolamo noto Geromino (mio padre) e Giovannino chiamati a combatterla. Per fortuna tornarono entrambi a casa e il problema principale divenne quello di trovare lavoro, di sistemarsi. Il padre, che commerciava formaggio, non aveva lasciato molto e non potevano certo contare sui redditi del negozietto della mamma. L’occasione arrivò presto attraverso la compagnia Singer che cercava venditori per la Sardegna.

Avere in casa una macchina per cucire era il sogno di tutte le casalinghe dell’epoca e sulla realizzazione di questo desiderio mio padre costruì l’impero sardo della Singer chiamando a lavorare con lui il fratello Giovannino. Negli anni lavorarono alla Singer anche Mario Rossi, marito della sorella Antonietta, titolare di un negozio nel Corso Umberto e il fratello più piccolo Francesco che incentro’ la sua attività a Oristano. Gli altri figli di Nannina trovarono altrove la loro strada: Anna venne assunta ai telefoni di stato, Mario al Banco di Sardegna, Caterina aprì un tabacchino in Viale Aldo Moro.
Per il suo lavoro mio padre si dovette trasferire a Cagliari e il destino gli fece incontrare la donna che avrebbe sposato, Franca, che guadagnava i suoi primi soldini, prima di passare alla Teti, come commessa del centro di cucito Singer del capoluogo. Ecco perché sono nato a Cagliari. Ed ecco perché la storia della Singer si intreccia con quella della mia famiglia.
Ma un passaggio a Olbia non si rinunciava mai, nemmeno quando per arrivarci ci volevano 4 ore di macchina e la 131 era solo per pochi km. a 4 corsie. Un cordone ombelicale che non si è spezzato nemmeno dopo la morte di mio padre andato via a 46 anni con me dodicenne. Grazie soprattutto a mia madre che coraggiosamente quando era possibile si metteva, alla guida della sua 850 special e ci portava da Nonna Nannina. I ricordi si affollano nella mente. Le passeggiate nel corso, le ore nel tabacchino di zia Caterina, i manicaretti di zia Antonietta, i consigli di zia Elvira che era sorella di nonna ma era la confidente di tutti i nipoti, nessuno escluso. Che nostalgia di quei pranzi di pasquetta alla casa del pastore, di quelle estati in tenda sulla spiaggia della Finosa, di quelle notti in roulotte, di quelle battute di pesca con zio Giovannino, zio Francesco o zio Mario, il mio affetto più caro, punto di riferimento imprescindibile. Che nostalgia di quelle baracche costruite nei primi anni ’60 per le vacanze estive così tanto più romantiche delle belle case di oggi. E che ricordi, da ragazzo più grande, dei dopo cena all’Isola Bianca a cercare aria fresca, delle serate al Tony’s Bar, delle coccole di Rita Denza all’hotel Gallura. E poi del mio ritrovo preferito, quel Ristorante Il Gattopardo dove non ho mai mancato di mangiare nelle mie permanenza olbiesi e che improvvisamente ha chiuso senza lasciarci un perché.

È passata una vita ma io non ho mai smesso di fare avanti e indietro con Olbia anche se purtroppo il tempo non è più stato lungo come da ragazzo. Ora che i miei zii non ci sono più lo stazzo continua a rappresentare un incredibile luogo d’incontro fra le famiglie della ventina di cugini in primo grado che lo frequentano. E che senza quella spiaggia davanti a Tavolara forse si sarebbero perse per sempre. Quando siamo li siamo tutti a casa. Nostra.