La Sardegna è fatta così. Se decide di andare in controtendenza, lo fa e basta. Non è la prima volta che gli elettori sardi non rispettano la tendenza nazionale – spesso supportata dai sondaggi – e votano per conto loro. E così la sintesi di questa tornata elettorale, per le comunali in 27 centri dell’isola, è veramente rappresentata da un’altra vittoria del cosiddetto Campo Largo, che mette a tacere tutti coloro che ne pronosticavano la fine, nonostante il successo della competizione elettorale che ha portato Alessandra Todde a diventare la prima donna Presidente della Regione nella storia dell’autonomia. Il trionfo al primo turno di Massimo Zedda a Cagliari (60%), i risultati di Giuseppe Mascia a Sassari e di Raimondo Cacciotto ad Alghero dimostrano che la formula – almeno in Sardegna – funziona, al di là delle previsioni che ipotizzavano il ballottaggio tra i due maggiori schieramenti.
Nel capoluogo sardo, dopo l’esperienza già fatta dal 2011 al 2019, Massimo Zedda incassa un successo non scontato, e si distingue non solo per la qualità della sua lista e di quelle che lo hanno sostenuto, ma anche per una campagna elettorale fatta con giudizio, basata sul confronto continuo con i cagliaritani, molti dei quali hanno confermato il loro giudizio negativo su Paolo Truzzu, già penalizzato fortemente alle regionali. Ha colpito poi il popolo della sinistra il riferimento di Zedda a Enrico Berlinguer e a Giacomo Matteotti. La sconfitta è Alessandra Zedda, che comunque ha promesso al centrodestra di voler ripartire dai numeri di Cagliari per rifondare uno schieramento che si è schiantato dopo le due esperienze di Christian Solinas alla Regione e dello stesso Truzzu in città.
A Sassari, la vittoria di Giuseppe Mascia ha del clamoroso. Neanche gli inguaribili ottimisti l’avevano prevista al primo turno. Tutt’al più speravano sul ballottaggio, tenendo conto che nella seconda città della Sardegna gli elettori moderati non mancano di certo e nel tempo non hanno mai fatto mancare il loro peso. Anche in questo caso, i sassaresi hanno voluto “punire” il sindaco uscente (la lista di Nicola Lucchi, che rappresentava una sorta di continuità dell’esperienza di Nanni Campus, ha superato di poco il 24%), mentre gli avversari di Mascia – protagonista di una campagna elettorale senza clamori, ma caratterizzata da un sano pragmatismo e dalla convinzione che Sassari possa presto essere rilanciata sotto tutti i punti di vista – hanno fortemente deluso le aspettative. Emblematico il caso di Gavino Mariotti: solo un terzo posto per il rettore dell’Università.
Ad Alghero infine la notizia sembra essere quella che… non ha vinto Marco Tedde, visto il consenso del centrodestra consolidato negli anni nella città catalana. L’ex consigliere regionale forzista ha riconosciuto – con una gradita telefonata a Raimondo Cacciotto – la sconfitta, ma allo stesso tempo ha minacciato querele nei confronti di qualcuno che – a suo dire – ha inquinato la campagna elettorale. Ora, nella Riviera del Corallo, c’è tanta curiosità nel voler conoscere la composizione della squadra di governo (Cacciotto ha promesso che provvederà a nominarla in tempi rapidi) e al modo in cui intende svoltare sul piano amministrativo dopo le lunghe esperienze alla guida della città da parte dell’altra parte politica.
Tralasciamo i risultati delle Europee. A parte lo scarsissimo interesse degli elettori (un po’ di affluenza in più si è registrata solo nei centri in cui si votava per le comunali), per l’ennesima volta neanche un sardo andrà a occupare un seggio a Strasburgo. Angela Quaquero del Pd ha ottenuto un buon risultato, ma finché la classe politica non fa in modo che la circoscrizione Sardegna sia unita a quella della Sicilia, sarà sempre così.

