Il mondo del vino si tinge di rosato. Questa tipologia si sta imponendo con forza, anche perché il mercato richiede sempre più vini di facile beva, non troppo impegnativi, che consentano un consumo facile ma non banale né tantomeno privo di qualità.
“Anche in Sardegna, per fortuna, in questi ultimi anni il vino rosato ha dismesso i panni del parente povero nel mondo della produzione vitivinicola”, spiega Giorgio Demuru, sommelier Ais. “Eh sì, perché i pregiudizi stratificati nel corso degli anni avevano collocato questa tipologia in un limbo popolato da indecisi (tra vino bianco e vino rosso) o, peggio ancora, nella stereotipata categoria ‘vino da donne’, dimostrando, in quest’ultimo caso, un clamoroso deficit conoscitivo oltre che un imperdonabile errore di prospettiva, perché proprio le donne hanno contribuito in misura decisamente maggioritaria alla crescita complessiva del bere consapevole e di qualità”.
Insomma, una svolta nel panorama vitivinicolo isolano. Il nostro territorio, riprende Demuru, “si presta fisiologicamente alla produzione dei vini rosati, e il fatto che gran parte delle aziende si sia resa conto dell’importanza di questa risorsa non può che segnare un punto importante nella crescita collettiva”.
E quindi, ecco che molti vitigni sardi vengono sempre più spesso declinati nella versione rosé. Spiega ancora Demuru: “Dal cannonau (che con la sua fisiologica carenza di materia colorante rappresenta una sorta di ‘istigazione’ alla vinificazione in rosato), nelle versioni costiere così come in quelle che si giovano di altitudini più elevate, al carignano capace di esaltare i terreni sabbiosi del Sulcis, passando per il nebbiolo (o nebiolo) gallurese, il bovale della Marmilla e del Terralbese e il caso particolare del Mandrolisai in cui l’uvaggio di muristellu, cannonau e monica regala, anche nella versione rosé, vini di grande personalità”.
E ora che siamo alle soglie dell’estate, la domanda di vini rosati è destinata a crescere in maniera esponenziale. “L’estate in arrivo – dice Demuru – offre un formidabile assist alla tipologia dei vini rosati, capaci di regalare le piacevoli sensazioni aromatiche e gustative dei vitigni a bacca nera in una versione in grado di esprimersi al meglio con le temperature di servizio normalmente associate ai vini bianchi”.
Che la Sardegna si stia facendo valere lo dimostra anche il prestigioso riconoscimento al Cannonau di Sardegna Nudo 2023, Doc Rosato di Siddùra (cantina di Luogosanto), primo classificato nel concorso mondiale riservato ai vini rosati. Con 96 punti su 100, Nudo tocca le vette dell’enologia mondiale, conquistando il vertice del 50 Great Rosé Wines of the World Competition 2024 di Barcellona, che racconta il panorama vivace e dinamico dei vini rosati nel mondo.
La giuria ha degustato alla cieca i prodotti provenienti da Francia, Portogallo, Spagna, Italia, Serbia e altri ancora, utilizzando la qualità come bussola per l’assegnazione dei premi.
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La rivincita del rosato. Cade un pregiudizio: non è un vino da donne. Primo al mondo “Nudo 2023” di Siddura
Il sommelier Giorgio Demuru: “Il mercato richiede prodotti di facile beva, anche in Sardegna questa tipologia ha dismesso i panni del parente povero”. Il Cannonau della cantina gallurese ha ottenuto 96/100: la giuria ha degustato alla cieca i prodotti provenienti da Francia, Portogallo, Spagna, Italia e Serbia
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