È di destra, ma non parlategli di fascismo (“un insulto alla cultura”). Ha mangiato pane e politica (molti dei suoi parenti erano democristiani) militanti, da quando era un pischelletto (“avevo appena 14 anni, quando ho cominciato”), e non ha mai smesso. Nell’ordine, elenca le sue parrocchie: Fronte della Gioventù, Azione Giovani, quindi Alleanza Nazionale. Fino a quando alle ultime elezioni comunali, sotto l’insegna civica di Liberi, Eugenio Carbini, 45 anni ben portati, neanche un filo di grasso addosso, congiuntivi al loro posto, profeta delle citazioni colte (“mi piace leggere: divoro 80-100 libri all’anno”), decide di esporsi in prima persona, facendo parte di uno schieramento (che si opponeva a Settimo Nizzi) capeggiato da Augusto Navone.

Pentito della scelta di candidarsi?

“No, mai. La decisione è maturata al termine di un ragionamento: bisogna impegnarsi, mettersi in gioco per migliorare le condizioni di vita della tua comunità”.

Un consigliere comunale conta poco o nulla.

“Non sono d’accordo. Il ruolo del consigliere è sottovalutato: a me piace, ci metto passione, così come mi piace la politica. A condizione che…

Che cosa?

“Di essere liberi. Autonomi, liberi e indipendenti. Lo dico senza presunzione: a me, nessuno può tirarmi per la giacchetta o dirmi cosa debbo fare o dire. Forse ad altri può capitare, a me no. È la mia cifra, la cosa alla quale tengo più di altri: autonomia e indipendenza”.

Neanche Settimo Nizzi?

“Neanche lui. Con il sindaco io ora ho un buon rapporto, dopo alcuni periodi (soprattutto nell’ultima campagna elettorale per le comunali) in cui non sono mancati lo scontro verbale e la polemica anche tosta, senza che io alzassi la voce di un solo decibel”.

Poi è scoppiata la pace. Come mai?

“Io lo rispetto e lui rispetta me. Riconosce il ruolo di consigliere di minoranza (almeno il mio) e quando, una volta, ha capito di aver sbagliato ad ‘aggredirmi’, accusandomi di parlare per conto di altri, mi ha anche chiesto scusa. Cosa che ho apprezzato”.

Nell’ultima seduta consiliare sulle 24 navi romane abbandonate sembravate molto vicini. Lei citava Cicerone, lui rispondeva, sorridendo, in gallurese…

“Ripeto: ho un buon rapporto, dopo averlo ‘decodificato’. Gli riconosco capacità di governo, determinazione e scaltrezza. Faccio proprio l’esempio delle navi romane, oggetto della mozione, poi approvata anche dalla maggioranza. Appeno ho denunciato quello che reputo un fatto di una gravità inaudita (di recente a Ostia ne sono state ritrovate 8, un terzo delle nostre, e la città si è mobilitata per salvarle), Nizzi è intervenuto subito. Si è mosso, senza tentennamenti e credo si stia muovendo per risolvere la questione, allo scopo di arricchire il nostro museo che ha già compiuto passi da gigante”.

Lei è un atleta, e usa spesso la bicicletta. Contento delle piste ciclabili presenti e future?

“No. Insisto nel sostenere che a Olbia non vanno bene quelle “ibride”; l’uso promiscuo degli spazi (ciclisti e pedoni) è sbagliato e pericoloso”.

C’è ancora tempo, ma i cavalli scalpitano: chi vede nel dopo Nizzi?

“Beh, intanto c’è Sabrina Serra, una che a me piace. È sveglia, attiva, lavora molto: sarebbe un’ottima sindaca, però io scommetterei su un altro che aspira alla fascia”.

Nomi, prego.

Pietro Carzedda. Ritengo che sia l’elemento di maggioranza più vicino al sindaco: non lo ha mai lasciato solo, non gli è mai andato contro”.

Forse dimentica Angelo Cocciu, o lo stesso Bastianino Monni.

“Angelo? Beh, elettoralmente è fortissimo, ma non so se sia interessato: magari aspira a qualcos’altro”.

Cosa pensa della giunta e della maggioranza. Ha ragione Ivana Russu quando afferma che alcuni assessori sono ‘non classificati’?

“Parto dalla giunta, che ha due fuoriclasse: di una (Sabrina) ho già detto, l’altra è Simonetta Lai, che dirige benissimo un settore delicato e molto complicato. Lo fa in silenzio, senza clamori, con umiltà e competenza: bravissima”.

Voi, come minoranza, non è che brilliate troppo. Spesso si nota che la divisione al vostro interno sia rappresentata anche dalla distanza fisica degli scranni.

“È vero, dovremmo fare di più. Sono il primo a dover recitare il mea culpa, ma attenzione: il consigliere comunale deve studiare, studiare, e ancora studiare. Con il sindaco che ci ritroviamo, e il suo piglio decisionista, se lo attacchi così, senza criterio, corri il rischio di fare una figura barbina: qualcuno di noi, dovrebbe riflettere su questo aspetto”.

Siete seduti dalla stessa parte del Pd: qual è il vostro rapporto?

“Intanto va sottolineato il fatto che il Pd è un partito strutturato, e non un raggruppamento civico. Quindi ha delle regole e risponde a logiche che non ci appartengono. Però il dialogo non manca”.

Anche tra i Dem si parla già di candidati potenziali da contrapporre al centrodestra. La Russu, ma anche Gianluca Corda…

“Guardi, Gianluca è bravissimo, è un dirigente scolastico di prim’ordine e il suo ruolo sociale è notevole, un patrimonio da salvaguardare. Beh, Ivana ha ottenuto un successo che neanche lei si aspettava alle ultime regionali: credo abbia tutte le carte in regola per proporsi”.

Un passo indietro: come mai avete perso contro Nizzi?

“Intanto abbiamo perso per pochi voti. Eppoi penso che siano mancati gli special guest

Ancora nomi, please…

“Se ci fossero stati Roberto Li Gioi, Carlo Careddu o lo stesso Giuseppe Meloni, oggi saremmo qui a parlare d’altro. A proposito di Meloni, ecco, penso che sarebbe un eccellente sindaco di Olbia”.

E alle regionali per colpa di chi ha perso il centrodestra?

“Candidare Paolo Truzzu (al di là della persona), cioè il sindaco di una città che non lo amava, è stato un errore. Se al suo posto ci fosse stato Settimo Nizzi, il centrodestra avrebbe stravinto”.

Alle regionali, non ce l’ha fatta suo fratello Gigi, candidato con Fratelli d’Italia, e molto legato all’ex senatore Fedele Sanciu, artefici della scelta di sostenere Navone nonostante l’appartenenza a un altro schieramento politico.

“Intanto preciso che io, con Fedele, non c’entro nulla, nel senso che nessuno può dire di me che sono ‘un uomo di Sanciu’. Quanto a mio fratello, beh, gli è dispiaciuto non andare a Cagliari, ma teniamo conto che dalla stessa parte, con Forza Italia, c’erano tre pezzi da 90 come Cocciu, Monni e la Serra”.

Cosa farà da grande Eugenio Carbini?

“Non lo so, non so neanche se mi ricandiderò: devo pensarci”.

È solo alla prima legislatura…

“Confesso che mi piacerebbe amministrare, non tanto per il potere, quanto per rendere davvero un servizio migliore alla mia città, che merita tanta attenzione, soprattutto sul piano della sostenibilità ambientale, per me un tema fondamentale”.

Dica pure.

“Olbia è una bella città, soleggiata, vivace, accogliente ma per esempio è una città senza… ombra. Guardate il lungomare, non c’è un albero. Ecco, piantiamo alberi, intanto. Viviamo in un posto speciale che abbraccia il golfo lagunare, un’altra risorsa. L’aver condotto e vinto la sacrosanta battaglia per impedire la costruzione a Cala Saccaia (un posto meraviglioso) di quel maxi deposito di carburante è una medaglia da appiccicare sul petto di chi l’ha condotta. Settimo Nizzi l’aveva sposata, sbagliando”.