Imminente. Secondo il dizionario, significa prossimo a rivelarsi o ad aver luogo, atteso da un giorno all’altro. Questo aggettivo, chi scrive, l’aveva usato qualche giorno fa, a proposito della chiusura dell’accordo tra Roberto Felleca, il possibile salvatore della patria calcistica olbiese, e la Swiss Pro sulla sorte futura dell’Olbia calcio. Per ciò che vedremo più avanti, l’intesa tra le due “anime” è ancora possibile, dopo il recente incontro tra le parti. Ma, perché questa sia operativa, bisogna che qualcuno metta mano al portafogli e tiri fuori la somma che “balla”, cioè quella che occorre per assicurare all’Olbia un campionato di serie D (con l’obiettivo di vincerlo), e la sopravvivenza della stessa srl acquisita dalla compagine svizzera e annunciata il 14 novembre dello scorso anno. Vediamo di fissare alcuni punti, sulla base di informazioni certe, non smentibili.

  1. Roberto Felleca è pronto. Conferma di volersi occupare, da presidente, della gestione del campionato, dopo aver iscritto l’Olbia e resa competitiva per il ritorno tra i professionisti (“la squadra è l’ultimo dei problemi”, ha sussurrato un amico dell’imprenditore selargino). Aspetta solo un segnale: e cioè che Benno Räber o chi per lui trovi i 350mila euro che servono a saldare le pendenze prima del 10 luglio. Un’incombenza, questa, che spetta solo ed esclusivamente alla Swiss Pro. Questi soldi servono – sono una condizione essenziale – per il pagamento degli stipendi e per mettersi in regola, in modo da consentire l’iscrizione al torneo di serie D. Se non si trovassero, sarebbe la fine. Felleca se la darebbe a gambe. Il fallimento sarebbe dietro l’angolo e l’Olbia ripartirebbe nella migliore delle ipotesi dall’Eccellenza.

2.Domanda: gli svizzeri sono in grado di raccogliere quella somma? Se dipendesse da quel famoso fondo con sede alle isole Cayman – la Owlpha Omega Finannce Limited -, la risposta è no. Dei rappresentanti di quel fondo non si sa più nulla: anzi, si sa solamente che – con una lettera – a suo tempo hanno comunicato all’Olbia e alla Lega – di essere pronti a immettere nelle casse del club gallurese la bellezza di 10milioni di dollari. Nessun contratto, si badi bene, solo una lettera, vale a dire una dichiarazione d’intenti. La Lega, gli svizzeri e il gruppo che fa capo all’ex presidente Alessandro Marino, ci hanno creduto, si sono fidati di quel documento. In ogni caso, all’inizio il fondo non si sarebbe tirato indietro visto che ha sborsato circa 1,8 milioni di euro, che sono serviti a pagare il 70 per cento delle quote a Marino, Alexandre Tartara e Gian Renzo Bazzu e a immettere capitali freschi per far fronte ad altri impegni. Nella stessa lettera, si faceva riferimento a un altro successivo versamento quasi di pari importo, ma da quel momento in poi in cassa non è entrato più un euro. Del fondo non c’è stata e non c’è traccia. Tant’è che subito dopo le dimissioni di Marino e soci (alla fine della partita casalinga contro la Recanatese, 17 marzo 2024) lo stesso ex numero 1 della società abbia tirato fuori i 250 mila euro che occorrevano per pagare stipendi e contributi ai calciatori, senza incorrere nelle penalizzazioni previste, ai quali bisogna aggiungere altri 100mila euro anticipati a marzo (che poi l’ex presidente si è ripreso).

3. Che la crisi di liquidità si sia protratta per tanto tempo è confermato dal fatto che lo stesso presidente Guido Surace avrebbe messo mano al suo portafoglio personale per anticipare prima 100mila euro e altri 40mila un una seconda tranche.

4. La procedura di due diligence, quella che è prevista nel caso in cui debbano essere cedute o acquistate delle quote sociali, è stata fatta. Nel senso che la Swiss Pro ha provveduto a presentare un bilancio al 31 Marzo 2024 nel quale venivano evidenziati debiti per una cifra di circa 4 milioni di euro (ma i crediti ammontano a 2 milioni per cui il debito netto sarebbe di circa 2,2 milioni).

Insomma, la partita è complicata e sicuramente molti particolari non sono stati ancora resi noti, ma questa atmosfera torbida fa danno alla città tutta. Si può capire che la Swiss Pro confidava sui 10 milioni di dollari promessi e oggi stia pagando lo scotto di questa retromarcia. Senza insistere nel proprio atteggiamento di chi non si vuol dare per vinto, però non sarebbe una tragedia se si ammettesse pubblicamente di essere incorsi in un infortunio al quale è complicato porre rimedio. Come non sarebbe una cattiva idea – magari attraverso un terzo soggetto (pubblico o privato) – quella di tentare di far incontrare la Swiss Pro con la vecchia dirigenza (Marino è un creditore della srl) o con parte di essa per giungere a un’intesa che salvi il salvabile. Eh sì, perché in caso contrario, e se Benno Räber non trova entro pochi giorni 350mila euro, l’Olbia salta per aria. E questo, gli sportivi e la città non lo meritano.