(Il nostro prezioso collaboratore Antonio Appeddu, un colto intellettuale impegnato da anni nella strenua difesa dell’identità sarda, già assessore comunale di Olbia e direttore generale della provincia Olbia-Tempio, interviene sul tema delle energie rinnovabili in risposta all’articolo pubblicato su Moro Seduto a firma del collega Ivan Paone)

Caro Moro Seduto, ritengo che Ivan Paone sia in buona fede quando svolge le sue considerazioni su questo tema così rilevante. Ma ritengo, anche, che difetti un po’ nell’analisi. Cercherò, molto brevemente e sinteticamente, di chiarire perché.

In primo luogo va detto, senza tema di smentita, che i sardi non sono contrari a pale eoliche e pannelli fotovoltaici. Credo che nella coscienza di ogni sardo sia chiaro che l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile sia la strada da imboccare. Tant’è che nessuno, dico nessuno, dei partecipanti alla protesta contro la moderna invasione (o, meglio, colonizzazione) sarda ha mai espresso contrarietà alle FER

In secondo luogo, c’è un problema di dislocazione: una cosa è avere pannelli fotovoltaici sui tetti delle costruzioni e pale eoliche nelle zone industriali, un’altra è avere mille ettari della Nurra rivestiti di pannelli e le aree monumentali più importanti della nostra terra violentate da questi aerogeneratori di ultima generazione che sfiorano i trecento metri di altezza. Un’altra inoppugnabile contestazione riguarda il ruolo attribuito dallo stato centrale alla Sardegna nel campo della produzione elettrica. Dobbiamo produrre molta più energia elettrica di quella che ci serve: si parla di proposte di impianti capaci di soddisfare una popolazione di cinquanta milioni di abitanti: perché? Chi può giustificare una mostruosità così evidente?

A ciò, per farla breve, bisogna aggiungere il trattamento riservato alla Sardegna dal regolatore statale (in questo caso dal governo Draghi) che emana un decreto legge (n. 77 del 31 maggio 2021) che ha l’art 3 che titola così “(Semplificazione per gli impianti di accumulo e fotovoltaici e individuazione delle infrastrutture per il trasporto del GNL in Sardegna)”. Per nessun’altra regione è stata prevista una normativa come questa, specifica per regione, che esautora totalmente la nostra regione autonoma da ogni e qualunque decisione in materia energetica. E’ un atto di colonizzazione tecnica, che molti (ascari?) fanno finta di non vedere per non dover essere conseguenti nel dire che l’Italia, la politica italiana e tutto il mandarinato romano annidato nei ministeri, ci trattano da colonia. Non ci è bastato quello che ci hanno fatto i romani, i cartaginesi, gli aragonesi con i catalani, gli spagnoli? No! Evidentemente non ci è bastato. E lo dimostra il fatto che una buona parte dei sardi non riescono a contestare iniziative che sono evidenti anche all’ombra, non solo alla luce del sole.

Questi sardi “distratti” sono i moderni epigoni di quel popolo che lodava il bellissimo abito del sovrano quando costui, nudo, andava in giro per le strade del regno. Fino a quando un bambino non esclamò “il re è nudo”!