(Ivan Paone replica con garbo alle osservazioni fatte di recente da Antonio Appeddu sul tema delle energie rinnovabili: tra di loro ci sono diversi punti in comune)
Ho letto l’intervento di Antonio Appeddu sul tema delle energia rinnovabili in cui mi rimproverava una carenza di analisi nella mia precedente riflessione. Quindi, ho riletto con più attenzione quanto scriveva Appeddu e mi pare che abbiamo detto su diversi punti le stesse cose. E cioè che è impensabile installare pale eoliche e pannelli fotovoltaici in zone di pregio architettonico e ambientale. Infatti, io mi domandavo perché non sfruttare le aree industriali dismesse, le cave abbandonate e altri siti di relativa importanza ambientale.
Non si può affrontare il tema delle rinnovabili con aprioristici no e una generica difesa dell’integrità dell’Isola da parte di chi non conosce la differenza tra ambiente e paesaggio (e sì, sono due cose diverse). Nessuno di questi novelli ambientalisti ha mai risposto alla seguente domanda. Posto che l’energia che consumiamo in Sardegna viene per il 90 per cento dal carbone (altamente inquinante e questo sì dannoso per l’ambiente), come pensiamo di partecipare alla transizione energetica che ci chiede l’Europa ma, direi, più in generale, il nostro pianeta boccheggiante a causa dell’inquinamento? Se si dice no all’eolico, al fotovoltaico, al Tyrrehnian Link (che in futuro potrebbe distribuire il pulitissimo idrogeno), l’alternativa è tornare all’età della pietra o continuare a bruciare carbone.
Appeddu protesta perché la Sardegna sarebbe chiamata con eolico e fotovoltaico a sopperire alle carenze energetiche del resto d’Italia. Su un punto sono d’accordo, serve chiarezza sulla misura in cui l’Isola dovrebbe contribuire al fabbisogno energetico nazionale e allo stesso tempo i nostri governanti dovrebbero pretendere lo stesso sforzo delle altre regioni italiane. Detto questo, non vedo nessuno scandalo nel produrre un surplus di energia da cedere al resto d’Italia in cambio di un vantaggio. Non è un male produrre più di quanto necessita alla nostra comunità per poi “rivenderlo” e ottenere, per esempio, un forte sconto nella bolletta energetica dei sardi. Se producessimo un surplus di carciofi o di grano e poi lo rivendessimo sarebbe un male? Direi di no. Lo stesso vale per l’elettricità.
Un’ultima riflessione in tema di ambiente e paesaggio. Mentre c’è un’alzata di scudi contro l’eolico, tutti (ma proprio tutti) sono entusiasti dell’Einstein Telescope di Lula. Gigantesca opera per costruire la quale praticamente si sventra un montagna e si movimentano milioni di tonnellate di materiale, impegnando sul terreno per anni migliaia di persone e mezzi meccanici. Io sono d’accordo a ospitare questa magnifica installazione che avrà notevoli ricadute benefiche per la nostra Isola, ma quando si parla di ambiente, paesaggio e impatto dell’attività umana forse è meglio avere un atteggiamento meno manicheo e più ragionevole.

