Se n’è andato un altro figlio di Olbia, un pezzo importante dell’Olbia intesa come squadra di calcio (gloriosa, una volta: nulla a che vedere con quella di oggi, ammesso che esista ancora). Tonino Conte, classe 1937, per chi non lo ha conosciuto, è uno dei calciatori locali (non numerosissimi) che passeranno alla storia per aver indossato a lungo la maglia bianca (più di 200 presenze) e in particolare la fascia di capitano. Terzino destro rocciosissimo e coraggioso come pochi, marcatore implacabile di attaccanti celebrati nonostante fosse tutt’altro che un gigante, interprete di un calcio d’altri tempi giocato nel terribile sterrato del “Nespoli”, un vero incubo per le squadre avversarie. Quello “scoglio”, a pochi metri dall’uscita degli spogliatoi è rimasto scolpito per anni nella mente di chi ha frequentato il campo di Olbia: se qualcuno, scivolava su quell’enorme masso conficcato nel terreno, in una posizione decisamente pericolosa, lasciava per… terra un paio etti di carne, escoriazioni varie e decilitri di sangue.

Cominciò a giocare nel 1955, e da quando appese le scarpe al chiodo, Conte ha sempre seguito le vicende calcistiche della sua squadra, anche quando – per diverse ragioni – non aveva la possibilità di occupare gli spalti del Bruno Nespoli. Se lo incontravi per strada, rievocava con lucidità gli storici derby contro il Tempio, la Torres, il Calangianus, le mille battaglie combattute in quel fazzoletto di terra, di fronte a migliaia (sì, non è un’esagerazione) di spettatori che si stringevano attorno all’Olbia perché la sentivano la “loro squadra del cuore”, nel vero senso della parola. Di aneddoti, Tonino Conte ne ha raccontati tanti, al punto che in questa sede sarebbe complicato farne una cernita. Forse è meglio ricordare il suo rapporto più che fraterno con Silverio Balzano, un genio calcistico (poi diventato insuperabile istruttore di giovani promesse e scopritore di tanti talenti), con l’ex sindaco di Olbia Giulio Careddu, con la sua storica combriccola di amici come Pietro Spano, Tonino Ponsano, Piero Degortes, Tomasino Degosciu, senza dimenticare Gustavo Giagnoni e con suo fratello Piero, anche loro scomparsi. Siamo certi che si sono già ritrovati, a rinverdire le esperienze di vita all’interno della mitica compagnia olbiese chiamata Sa Cavonera, ai brani musicali dell’epoca, a partire dalla mitica A ballare a biddanoa, chi b’a ghente diveltida….

Lassù incontrerà sua moglie Angela, scomparsa nel dicembre 2020, oltre a tanti altri amici e parenti. Qui, lo salutano col groppo in gola le figlie Roberta e Michela, suo genero Marco Balata, e suo nipote Fabio Fiorentino, genio della batteria.