Dicono che i francesi siano nostri cugini ma mi chiedo da quale parte. Domenica scorsa ai francesi era stato chiesto di votare in modo strategico e la risposta l’ha data la società civile con la testa e con la passione: non vogliamo essere governati dal Rassemblement National. E così la famiglia Le Pen è stata scacciata com’era già accaduto nel 2012, nel 2017 e nel 2022. La Francia non è Place de la Republique, luogo storico, testimonianza tangibile di una piazza stracolma di voti copiosi per la sinistra. Domenica si trattava di conquistare il resto del Paese e per questo si è mobilitata la società civile. La svolta è venuta dalla mobilitazione delle associazioni sul territorio: i sindacati, le associazioni femministe di cui in Italia si è persa la memoria, i gruppi più vari che hanno chiesto di fare un blocco unico contro la destra nera. Studenti e giovani, (anche questi non pervenuti in Italia), sono partiti da Parigi in bus o in treno per raggiungere le zone del Paese dove il tasso di astensione era stato altissimo al primo turno e dove la Le Pen aveva riscosso un buon consenso.
Tutto questo non si poteva improvvisare in pochi giorni. È evidente che in Francia, quando i partiti sono bloccati, esistono movimenti che sanno stimolare la società civile. Non siamo cugini nemmeno per la capacità di protestare che loro hanno. A Parigi è stata bloccata la riforma delle pensioni, peraltro molto più morbida della nostra, e i Gilet gialli si sono battuti contro l’aumento sconsiderato della benzina. Su questo, l’ultima protesta per il costo del carburante in Italia risale a Giorgia Meloni quando era all’opposizione. Cinque anni fa l’attuale premier, infatti, aveva girato il video dal benzinaio mostrandosi indignata contro lo Stato che su 50 euro ne incassa 35 per via delle accise. Una vergogna che, a parole, sarebbe stata cancellata una volta arrivata al governo. Ora la benzina costa due ore al litro, delle accise non parla più nessuno e il video della Meloni è visto come una simpatica gag). Nessuno sa protestare più in Italia. E già nel 1990 Fabrizio De André aveva paragonato la capacità di protestare degli italiani al canto delle cicale. La vibrante protesta, da Palermo ad Aosta, è un divertente cicaleggio.
La verità è che non può esistere una democrazia senza corpi intermedi e la crisi italiana va al di là della crisi dei partiti. Se non c’è il tessuto sociale la democrazia non ha voce. Ora i commentatori nostrani hanno paura di arrecare disturbo ai manovratori nazionali. Parecchi fogli imbrattati da cronisti con occhi strabici e lingue felpate dal troppo leccare, hanno criticato quella sorta di Cln, di comitato di liberazione nazionale che si è formato tra le formazioni più disparate per fermare la destra della Le Pen. Come se fermare qualcosa di pericoloso, che fa paura, non fosse importante e, buttandola in caciara coi paragoni, facendo finta che in Italia regni una coalizione formata sui grandi valori e non sulla necessità di portare il pane a casa (loro). Una coalizione creata trent’anni fa da Silvio Berlusconi, capace di mettere insieme la Lega Nord che considerava Garibaldi un poco di buono per aver unito l’Italia e An che sognava uno Stato senza le regioni. Da allora sono passati molti anni ma le posizioni non sono cambiate nella sostanza. Un poker di strane figure si è impossessato dei simboli così come una banale società potrebbe acquisire il marchio di una bibita e amministrare l’azienda con un suo delegato. La Lega non è più quella della liberazione della Padania ma è di Matteo Salvini, il ministro con una felpa buona per ogni regione; An non c’è più, uccisa a Fiuggi in un pomeriggio di molti anni fa ma nel simbolo, passato all’azienda Meloni, resta la Fiamma.
I nostri commentatori italici, però, non capiscono come i francesi possano stare insieme in un fronte variegato, formatosi per isolare Marine Le Pen. C’è un elemento nuovo nelle notizie che vengono dalla Francia e nella distribuzione che avverrà in Europa dopo che Orban ha dato vita ai “Patrioti”, una formazione nella quale convergeranno Marine Le Pen e Matteo Salvini, ancora abbracciati dopo l’ultimo tango a Parigi. Ma sarà un tango più triste di quelli suonati da Astor Piazzolla perché in Europa – bisogna dirlo – l’opposizione non tocca palla a differenza di quanto può accadere nel parlamento nazionale.
Infine, vorrei dire un altro motivo per cui non possiamo essere cugini dei francesi. Domenica scorsa, le urne erano state aperte da tre minuti, e il primo leader dava i risultati definitivi. Per ammettere la sconfitta alla Le Pen sono serviti solo venti minuti. In genere in Italia occorrono mesi, controlli, riconteggi. No, non siamo cugini. Come potremmo esserlo se loro a tavola ci portano un carrello con duecento tipi di formaggi diversi?

