(Il professor Luigi De Chiara ci ha inviato questa riflessione su un tema di scottante attualità: i conflitti mondiali tra Paesi e il ruolo dell’Europa)
Talvolta le conversazioni più interessanti nascono nei momenti di maggior relax. Sono al mare e vicino a me un vecchio amico, spaparanzato sotto l’ombrellone, legge un noto quotidiano. “Ma possibile che si debba sempre stare in guerra? Ma dove sta scritto che noi occidentali dobbiamo per forza combattere i cattivi e raddrizzare tutti i mali del mondo? La domanda è apparentemente ingenua, ma merita una riflessione seria e ponderata. Ma sarà proprio vero che noi occidentali siamo i buoni e gli altri sono “brutti, sporchi e cattivi” come i personaggi del famoso film di Manfredi?
Il sole e il mare non invitano alla riflessione e a dialoghi impegnativi, ma tant’è, non resisto alla tentazione di tornare a fare il professore, anche se per qualche minuto.
Nella letteratura geopolitica ci si riferisce all’Occidente come a quella cinquantina di paesi, prevalentemente localizzati in Europa e Nordamerica (con l’aggiunta di Israele e di qualche paese asiatico), che hanno maturato una democrazia compiuta e raggiunto un alto standard nel campo del rispetto dei diritti umani (sempre che non si tratti di stranieri da “spremere” nelle campagne o nei cantieri edili). Si tratta di una piccola porzione di umanità, che però usufruisce di gran parte delle risorse naturali e controlla la quasi totalità dei meccanismi finanziari e commerciali di questo mondo.
E, anche per conservare quanto possiede, orienta o dirige quasi tutte le organizzazioni internazionali, da quelle più rilevanti e influenti come la Banca Mondiale o il Fondo monetario internazionale, fino a quelle apparentemente insignificanti come il Comitato per il premio Nobel o il Comitato Olimpico. E ovviamente, affinché tutti gli altri stiano in campana, spende in armamenti il 60% di tutto il bilancio militare mondiale.
Per secoli abbiamo egemonizzato la cultura, esportato i nostri valori e imposto la nostra volontà. In nome prima della religione, poi della razza, poi della civiltà, abbiamo spesso massacrato quelli che veneravano un Dio diverso dal nostro, abbiamo ridotto in schiavitù milioni di esseri umani che non avevano il nostro colore di pelle, abbiamo trucidato interi popoli, abbiamo cancellato civiltà millenarie ed abbiamo diviso il mondo e le sue risorse come più ci ha fatto comodo. Dal dopoguerra in poi abbiamo imposto molti regimi e ne abbiamo rovesciato molti altri, abbiamo bombardato mezzo mondo e mandato i nostri eserciti nell’altra metà , ma non più in nome della religione o della razza, bensì in nome della democrazia.
Certo i nostri nemici spesso sono popoli che a noi appaiono incivili, brutta gente dalle strane usanze, spesso guidati da regimi autocratici: vietnamiti, latinoamericani, serbi, iraniani, siriani, iracheni, afgani, russi, cinesi, houti, palestinesi, gente che non conosce le buone maniere e che, in qualche caso, non è capace di autogovernarsi. I loro leaders sono buoni e rispettabili fino a quando ci fanno comodo (diceva Kissinger di alcuni dittatori: “sono canaglie, ma sono le nostre canaglie”), poi, quando ci si rivoltano contro, diventano diabolici e crudeli, ricettacolo di ogni malvagità, da esecrare e maledire.
Purtroppo per noi, gli altri popoli si stanno svegliando e reclamano la loro autonomia e il diritto ad utilizzare le proprie risorse: il cosiddetto Sud del mondo, 7 miliardi di esseri umani, popoli e governi l’uno diverso dall’altro, ma tutti accomunati dal desiderio di riappropriarsi del proprio destino e di mandarci a quel paese.
In Africa molti governi, evidentemente dimentichi di tutto il bene che abbiamo fatto loro, chiedono il ritiro delle truppe occidentali, in America Latina la Cina soppianta gli Stati Uniti come principale partner commerciale, sempre più paesi, tra i più popolosi sulla terra, entrano a far parte dei Brics, un’organizzazione che ha lo scopo dichiarato di costruire relazioni finanziarie e commerciali alternative a quelle occidentali, e di promuovere nuove monete in sostituzione del dollaro (Eresia e Sacrilegio!).
Tutto il nostro mondo vacilla, l’Europa ricorda sempre più Gloria Swanson nel film Sul viale del tramonto, una vecchia piena di rughe e acciacchi che rimane legata al proprio glorioso passato. In realtà il vecchio continente si avvia a diventare, entro qualche decennio, del tutto irrilevante sullo scenario internazionale.
Certo, all’interno della nostra sfera di influenza ce la suoniamo e ce la cantiamo come più ci piace (spesso ci autodefiniamo “La Comunità Internazionale”), i nostri media suonano lo spartito scritto dalle nostre classi dirigenti, ma la gran parte del mondo non crede più alla nostra narrazione e non compra più la nostra musica.
Nel secondo dopoguerra il cosiddetto Mondo Libero dovette riconoscere l’esistenza di un blocco alternativo, quello dell’Urss e dei suoi sodali e, al fine di evitare uno scontro aperto, decise di addivenire ad un’intesa di massima che tenesse conto degli interessi delle due parti. Oggi ci sarebbe bisogno dello stesso realismo, ma non si intravede una leadership altrettanto pragmatica e lungimirante (a meno che non si consideri tale quella costituita da Biden, Von Der Leyen e Meloni), e ci si aggrappa alla potenza militare, come mezzo per piegare gli avversari ed intimorire il resto del mondo.
La corsa alle armi non fermerà il nostro declino. Il G7, Davos e le mille riunioni dell’Ue degli altri organismi occidentali mi ricordano quelle anziane signore che si sottopongono a continui interventi di chirurgia estetica. Purtroppo non possiamo fermare il tempo, possiamo solo far saltare in aria il mondo intero, prima di riconoscere che il nostro momento è passato. Sic transit gloria mundi.
Ma siamo al mare, il mio amico mi ascolta con apparente interesse, ma poi ci riflette un attimo e, visto che tanto non contiamo nulla, è meglio buttarci in acqua e di godere i piccoli piaceri della vita finché siamo in tempo.

