Una premessa: chiedo scusa per la (pessima) qualità dell’immagine che comunque dobbiamo pubblicare per fornire la prova di quanto dobbiamo raccontare.

Apro la casella della posta e trovo un avviso per il ritiro di una raccomandata. Stavo per imprecare pensando a chissà quale balzello da pagare, e comunque mi trattengo pensando alle prossime due notti che trascorrerò agitato, senza chiudere occhio, in attesa che arrivi la mattina fatidica. E già, perché solo dopo due giorni potrò andare alle Poste e ritirare chissà quale dossier. Faccio un po’ di fila allo sportello, e le pulsazioni aumentano fino a sfiorare i 100 battiti al minuto (solitamente, a riposo, ne ho la metà). La signorina mi guarda e forse legge nel mio volto i segni della disperazione. “Documenti, prego”. Ecco la carta d’identità, dove la mia foto è un poco sbiadita, ma le s’intenersice (su, non stiamo lì a spaccare il capello in quattro). La ricerca del plico dura un minuto però ce ne vogliono almeno tre per firmare una volta (basta un autografo), poi un’altra volta (firma e data, please), e quindi una terza volta con il pennino sul piccolo computer che ormai fa parte dell’arredamento di un ufficio postale. Càspita, mormoro tra me e me, chissà chi mi scrive? Addirittura una raccomandata con ricevuta di ritorno… Volo con gli occhi per scorgere il mittente, dalla carta intestata. Leggo: “Gse, gestione servizi energetici, direzione amministrazione e finanza”. A Roma si direbbe stic…, ma io non lo dico. Dovrei tornare a casa, ma la mia curiosità è alle stelle: starò lì, alle Poste, aprirò lì la busta e leggerò lì qual è il motivo di tanta attenzione. Come (forse) si legge nella foto, si tratta di una “diffida ad adempiere pagamento fatture contratto ritiro dedicato”: non so cosa significhi in italiano, e penso di aver bisogno di qualche ripetizione. Poi, mi si informa che “nonostante una nostra precedente richiesta (!), non ho provveduto al saldo dovuto….. ,riferito ai costi amministrativi e/o agli oneri di sbilanciamento (!)”. Credo di avere le traveggole: giuro a me stesso (ma anche alla cortese impiegata) di non essermi mai sbilanciato, almeno nelle ultime tre ore. Continuo apprendo che la Gse mi invita a pagare “entro 15 giorni dalla presente comunicazione ESCLUSIVAMENTE (il maiuscolo in neretto è della stessa Gse) utilizzando gli estremi sotto riportati. E cioè il nome del beneficiario, il codice Iban per il bonifico, e finalmente l’importo richiesto: ben 7 euro e 52 centesimi“. Sì, sì, ho letto bene. Non è mica finita: la solerte società mi avverte che, se non pago, “procederà ad avviare azioni per il recupero di tutte le somme dovute”. La disperazione si impossessa della mia mente. Comincio a delirare: E ora come faccio? Massì mi vendo la macchina. No, domani vado in banca e chiedo se mi accendono un mutuo, oppure se posso optare per un fido sul conto corrente o su un prestito personale. Poi, torno in me stesso e non so se ridere o piangere.

Da “zio” Google apprendo che “la Gse è una spa nata nel 1999 interamente partecipata dal Ministero dell’economia e delle finanze, alla quale è attribuito l’incarico di promozione e sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica”. Insomma, i soldi (che io non so a cosa diavolo sono riferiti), me li chiede lo Stato.

Basta, mi arrendo. Confesso di essere ancora frastornato, nonostante siano passati alcuni giorni. Pensate che una raccomandata con ricevuta di ritorno, fino a 20 grammi di peso, costa 7 euro e 60 centesimi, otto centesimi in più di quanto io devo pagare dopo essermi… indebitato per far fronte alla diffida.

P.S. A chi ha avuto la pazienza di leggere, chiedo un consiglio: cosa devo fare? Pagare o continuare a ridere (o a piangere)? Ah, se poi qualcuno dubita dell’esistenza del documento, si rivolga pure a chi ha scritto questo articoletto: sì perché il destinatario della diffida è proprio il sottoscritto che non poteva non farlo sapere a moroseduto.