Un recente articolo del mio amico Andrea Murru, dal tono ironico e un po’ canzonatorio, a proposito dell’emergenza rifiuti, mi ha spinto a condividere alcune riflessioni.
Quando, anni fa, fu introdotta la modalità porta a porta per il conferimento dei rifiuti, espressi da subito qualche perplessità sul nuovo sistema. La prima criticità derivava dall’eccessiva estensione del territorio comunale in rapporto al numero di abitanti, tant’è che, anche in condizioni normali, gli operatori ambientali devono percorrere distanze enormi, con uno sforzo logistico sproporzionato rispetto al numero di utenze.
Per altri versi l’esistenza di un certo numero di immobili non censiti aumenta il rischio di conferimenti irrispettosi delle norme vigenti, e ciò sia in termini di cadenza del ritiro che di differenziazione dei rifiuti. E, come se ciò non bastasse, ad aggravare la situazione concorrono, anche in tempi normali, i forti venti di nord-ovest che talvolta rovesciano il contenuto dei mastelli e lo disseminano in giro.
Ma, seppure con affanno, in tempi normali il sistema funziona e le situazioni di disagio sono limitate ad alcune zone periferiche.
D ’estate, però, è tutta un’altra storia. In questa stagione transitano giornalmente nella nostra città parecchie migliaia di turisti e, poiché non ci sono in giro che pochissimi cestini, molti si vedono “costretti” a lanciare i propri rifiuti dalle auto in corsa; anche quelli che soggiornano nelle centinaia di bed and breakfast sorti come funghi negli ultimi anni, o nelle abitazioni di loro proprietà, non sempre vanno via in concomitanza con il ritiro programmato dal Comune ed anche loro scelgono la scorciatoia del “conferimento selvaggio”. A ciò si aggiunge un fenomeno in vertiginoso aumento, quello dei camperisti; non essendovi in città aree attrezzate a tale bisogna, questi turisti pernottano un po’ dove capita, e spesso trovano più facile lasciare i sacchetti di rifiuti laddove hanno passato la notte.
Tutta questa enorme quantità di rifiuti, frutto indesiderato del turismo e in qualche misura, anche dei comportamenti inurbani di alcuni nostri concittadini, diventa una irresistibile richiamo per ratti, gabbiani e, da un po’ di tempo a questa parte, anche di numerosi branchi di cinghiali che hanno imparato molto presto ad aprire i sacchetti di plastica e persino ad aprire i mastelli conferiti regolarmente.
Poiché non sono né un amministratore, né tantomeno un esperto, non sono in grado di suggerire soluzioni di sorta, ma non credo sia utile affrontare un problema così delicato con soluzioni provvisorie o estemporanee, talvolta perfino punitive (anche verso i cittadini in regola), mentre sarebbe utile una programmazione di lungo periodo che tenga anche conto dei flussi turistici e delle relative proiezioni.
In Italia ci sono ben 8.000 comuni e in Europa se ne contano più di 88.000, e sia in un caso che nell’altro esistono dei coordinamenti che condividono fra gli associati procedure amministrative e soluzioni tecniche di successo.
Forse, con una piccola dose di umiltà si potrebbe volgere lo sguardo altrove e verificare se in Italia o nel resto di Europa siano state sperimentate con esito positivo soluzioni che si adattino anche alle specifiche condizioni urbanistiche ed ambientali della nostra città.

