Dopo qualche settimana di tentativi andati a vuoto, grazie ad Andrea Murru, il Diabolik del giornalismo d’inchiesta, siamo riusciti ad entrare in possesso dei verbali del Ministero degli Esteri relativi ai colloqui intercorsi tra la nostra presidente del Consiglio ed il leader cinese Xi Jinping. Come spesso è avvenuto negli ultimi tempi, Il presidente del Consiglio italiano, prima di entrare nel merito dei rapporti fra i due paesi, non ha perso l’occasione di rimarcare e sottolineare le nostre differenze geostrategiche con i nostri cugini d’oltralpe. “Sor presidente – ha esordito la Meloni – so che lei, prima di me, ha ricevuto quer puzzone de Macron, che ha fatto nuotare anche i vostri atleti in quella fogna della Senna, colli sorci. Io me so tanto incazzata che c’avevo pure chiesto alli americani de bombarda’ l’Eliseo, ma li americani non c’avevano bombe, perché l’ avevano date tutte agli israeliani e agli ucraini; che pe ccaso nun c’avete quarche bomba che nun ve serve?”
Il presidente cinese, con il solito sorriso sardonico e imperscrutabile, da monaco buddista che ormai guarda con distacco alle miserie del mondo, ha cercato di glissare, ma poi ha scelto la via della risposta diplomatica. “Signola presidente, è velo, è venuto anche il signol Maclon, ma per fargli dispetto lo abbiamo lasciato sotto la pioggia senza neanche l’omblello, come lui ha fatto con Mattalella. Comunque se sfoglia il catalogo di Temu (l’Amazon cinese), ci può tlovale tutte le bombe che vuole, e, se non vanno bene ce le può lestuile oppure se le tiene e non ce le paga”.
Esaurito il tema Macron, Xi Jinping ha voluto affrontare uno dei motivi di contrasto tra il suo e il nostro paese “Ma pelchè avete mandato navi da guella nei nostli mali, e pure i cacciabombaldieli? Noi non vi abbiamo fatto nulla” “Ma no, ha risposto la Meloni, avemo mannato solo aerei comprati a Forcella, tant’è che uno è già caduto da solo, e comunque me l’ha chiesto Biden, mentre glie cambiavo i pannoloni, e poi lo sapete puro voi, glie piaceno le guerre più der tacchino er giorno del ringraziamento. Comunque si me dite che nun l’aiutate più a li russi, ve manno per un mese a mi cognato, che è puro ministro dell’ agricoltura, e fa delle pizze che so meglio di quelle napoletane”. Qui sembra aver toccato una nota dolente, tant’ è che il presidente cinese, non senza una punta di irritazione, ha voluto precisare la posizione cinese”. Gualdi, signola presidente, che le miglioli pizze del mondo le facciamo noi a Shangai nella pizzelia di Fu Chi Min, anzi stiamo anche pensando di costruile un Vesuvio, vicino o mare: Visto come pallo bene il napoletano?. Piuttosto voi pelchè fate semple quello che dicono gli amelicani?” La Meloni non ha nascosto il suo imbarazzo. “E che nun ce lo so nimmanco io, è che da noi quanno uno lo fanno presidente, la prima cosa che te dicheno è che devi fa’ quello che te dicheno loro, sennò te manneno a casa a calci ner c…. e io ce sto tanto bene a fa’ er presidente. Se non fosse per quei rompicoglioni di comun…….pardon” :
Per fortuna un funzionario dello staff la zittisce e gli ricorda che Xi jinping è anche segretario del Partito Comunista Cinese. Purtroppo il presidente cinese ha capito e, anche se con tono mellifluo e insinuante, reagisce alla provocazione “Ma è velo che lei è un po’ fascista?” “Ma quanno mai, quanno c’era er duce, io manco ero nata. E comunque er capoccione nostro ha fatto pure cose bbone, faceva arrivare i treni in orario e ha fatto pure la guera a quei fiji de na mignotta de li russi, che se volevano magnà li bimbi nostri. Noi semo democratici, li menamo solo agli studenti, ai froci, ai magrebini e a queli che ce rompono li c., me scusi eccellenza, ah no presidente. Pecchè qui non li menate i comun….?”.
Per fortuna interviene di nuovo lo stesso funzionario di prima che la ferma prima che sia troppo tardi. Dopo due ore di discussione, segnati dall’incomprensione più totale, il presidente cinese ha rivolto alla sua interlocutrice il solito sorriso enigmatico e si è accomiatato. Poi dirigendosi ai suoi pare abbia esclamato “Dàn zhè tā mā shì shéi? Bié zài làngfèi wǒ de shíjiānle”, che tradotto significa “Ma chi c. è questa qui? Non fatemi pù perdere del tempo per delle fesserie”.

