Calmo è calmo, Gianluca Corda. Non alza mai i toni, ma nell’ultima seduta del consiglio comunale di Olbia, mentre si discuteva del futuro sviluppo urbanistico del borgo di Porto Rotondo, si è accapigliato (verbalmente) con l’assessore Bastianino Monni, che l’aveva più volte interrotto con frasi non proprio complimentose nei suoi confronti. “Poi ci siamo chiariti – confessa -, ma certi scontri sono frutto di un clima non proprio sereno in aula, quando ci si confronta su temi importanti”.
Olbiese, 46 anni, sposato, una figlia (Denise), laurea in filosofia, una passione dichiarata per la politica (scuderia Pd) al punto che non gli dispiacerebbe essere candidato a sindaco, apprezzatissimo dirigente scolastico, pronto a guidare il liceo scientifico, “la scuola che ho frequentato da giovanissimo” dopo aver pilotato per dodici anni con perizia la nave dell’Amsicora, che oggi ha 200 alunni in più rispetto a quando gliel’hanno affidata per rigenerarla e farla diventare una garanzia per chi vuole trovare un lavoro, risponde alle domande con garbo e sincerità.
Partiamo in quarta: punta davvero a fare il sindaco?
“Mi piacerebbe, non lo nascondo. Per uno come me, nato e cresciuto a Olbia, sarebbe un grandissimo onore poter guidare la propria città, esattamente come proverò un’enorme soddisfazione tra poche settimane quando dovrò dirigere un altro istituto, quello nel quale ho studiato da ragazzo”.
Per prendere il posto di Settimo Nizzi, c’è da mettersi in fila, anche nel suo partito: chieda a Ivana Russu, se non ci crede.
“No, no: ci credo eccome. Con Ivana, intanto, ho un ottimo rapporto, ci sentiamo spessissimo, ci confrontiamo soprattutto in vista delle sedute consiliari, andiamo a cena insieme, l’ho sostenuta con forza in campagna elettorale, cosa che rifarei. Lei ha ottenuto un ottimo risultato alle regionali e legittimamente chiede un adeguato riconoscimento alla maggioranza di governo”.
Sì, però si è già autocandidata un paio di volte, e quindi entrerete in rotta di collisione.
“Ho notato, ma le assicuro che non ci sarà nessuno scontro: non ci divideremo, né litigheremo perché non è una questione di vita o di morte. Ci sarà un confronto nel partito, anche tra correnti (io tra l’altro non faccio parte di alcun gruppo interno), e alla fine, verrà fuori un risultato. Se la scelta ricadrà su Ivana, io ne prenderò atto, mi allineerò e m’impegnerò a cercarle voti. In caso contrario, se dovesse prevalere la mia persona, sono sicuro che lei farebbe altrettanto. Ragioneremo anche come coalizione, e nessuno di noi ha interesse o voglia di andare in paradiso a dispetto dei santi”.
Evviva il buonismo.
“Nessun buonismo. È giusto che oggi si parli di qualcosa che accadrà tra un paio d’anni, ma chissà che, oltre ai nomi che circolano, ne venga fuori qualche altro, qualche giovane per esempio. Ecco, ne approfitto per dire la mia: bisogna svecchiare: il prossimo sindaco di Olbia dovrà avere meno di cinquant’anni. E io mi batterò con tutte le mie forze per questo”.
C’è folla anche nel centrodestra: non vedono l’ora, anche da quella parte, che Settimo Nizzi si tolga di mezzo…
“Beh, gli aspiranti sindaci non mancano e credo che tutti – i vari Angelo Cocciu, Sabrina Serra, Bastianino Monni, Marco Balata, Pietro Carzedda, lo stesso Marzio Altana , o anche Marco Piro – coltivino questa ambizione, elemento importante per chi fa politica. Ma, secondo me, la partita è davvero aperta”.
Non faccia l’ermetico perché non ne ha il fisico: si spieghi meglio…
“Intanto Nizzi cercherà in tutti i modi di restare in sella, sperando che cambi la legge che oggi glielo impedisce. Eppoi, conoscendolo, potrebbe anche tirar fuori dal cilindro un nome, un mister X di cui oggi assolutamente non si parla”.
Il segretario del Pd Pietro Spano, nell’intervista a moroseduto, si è detto convinto che il governo della città è contendibile. Concorda?
“Ci sono tutte le condizioni. Alle prossime elezioni, il quadro politico sarà mutato: alcune forze, che si erano schierate con noi, torneranno all’ovile e noi stessi, come centrosinistra, dovremo ripensare a una strategia complessiva che tenga conto delle mutate condizioni, e organizzarci per benino in vista di un risultato possibile. Oggi il sindaco naviga in solitario, spesso limita l’azione degli stessi componenti della giunta, e governa a suo piacimento i lavori del consiglio comunale, cercando di non far emergere limiti e contraddizioni di qualche elemento che non spicca per attivismo o capacità. Lo si nota nelle sedute consiliari: quando noi prendiamo la parola, la maggioranza o è silenziosa oppure mostra evidenti segni di nervosismo: la critica (come la intendeva Kant) non fa parte del loro bagaglio, tutte le volte che parliamo e muoviamo qualche appunto, loro prendono tutto per un attacco personale. Ecco, su questi aspetti dobbiamo puntare per vincere”.
Come opposizione non siete un esempio di compattezza.
“Non sono completamente d’accordo: noi del gruppo Pd (Russu, Corda, Loriga e io) procediamo uniti. Con i “Liberi” il rapporto è sicuramente cambiato”.
Nel senso che sono vicinissimi alla maggioranza. E con Rino Piccinnu tutto ok?
“Già, lo stesso Eugenio Carbini, nell’intervista data a lei, ha fatto capire di non essere un feroce oppositore. Quanto a Rino, no, non siamo in rotta. Anzi. Di recente, sul piano del riassetto idrogeologico, ha votato con la maggioranza ma forse la colpa è di tutti noi che non ci siamo adeguatamente confrontati. Con Alfideo Farina e Stefano Spada siamo in sintonia”.
Olbia va bene così? Da dove partirebbe per migliorarla?
“Olbia è stata curata sopratutto sul piano dell’estetica per un preciso indirizzo del sindaco, al quale riconosco impegno, dedizione, fortuna e abilità: mi riferisco per esempio al lungomare, un’opera che lui ha curato in modo particolare nonostante a suo tempo, quando guidava il Cipnes, fosse contrario a quel progetto di riqualificazione elaborato dal centrosinistra. Ma tant’è. Nizzi lavora molto ma trascura le periferie, non si occupa di rimediare a forme diffuse di disagio giovanile (non ha mai preso in considerazione l’idea di creare un Osservatorio per i giovani), sminuisce l’allarme sociale in alcune zone della città nelle quali la sicurezza è scarsa, così come Olbia non è sicura dal punto di vista dell’assetto idrogeologico. Poi, non sappiamo in che cosa consistono le osservazioni della Regione al Puc e soprattutto ci chiediamo il motivo per cui Olbia si sia isolata dal resto della Gallura”.
Come?
“Certo. Sui grandi temi della Sanità e della viabilità, per esempio, si sono alzate voci preoccupate di Arzachena e Tempio, e Olbia nulla. Quella Olbia che dovrebbe tornare ad assumere il ruolo di guida del territorio, della Gallura e del Monte Acuto“.
Cosa pensa della giunta regionale?
“Sanità e trasporti sono le priorità assolute. Sulle pale eoliche, premesso che non si può dire no a tutto, sono d’accordo sulla transizione energetica ma non sulla speculazione. In ogni caso, diamo tempo alla Todde e alla giunta di lavorare: è ancora presto per un giudizio compiuto”.
Lei vive in mezzo ai giovani: perché sono così lontani dalla politica?
“Perché non sono state create le condizioni per un ricambio della classe dirigente. Inoltre, quando si è deciso di candidare qualche giovane (un assillo, nei momenti della formazione delle liste), non abbiamo fatto nulla per sostenerli”.
I “senatori” Gian Piero Scanu e Nardino Degortes, due leader storici del Pd, sono un freno alla creazione di nuova classe dirigente o un vantaggio?
“Tutt’e due le cose. Dispongono di un consenso importante, hanno dato molto a Olbia e alla politica, ma appartengono anche loro alla categoria di chi non non ha creato le condizioni ideali per far crescere abbastanza nuove generazioni, ma credo che se ne siano resi conto anche loro”. L’unica eccezione è rappresentata da Giuseppe Meloni (il confronto sulla scelta del candidato sindaco dovrà coinvolgere anche lui), un politico giovane che ha goduto del sostegno dei “senatori”, capace però di ritagliarsi uno spazio proprio e di ottenere straordinari risultati dal punto di vista del consenso”.
Chi altro fa parte della compagnia che ha tarpato le ali agli altri?
“Penso ad Antonio Satta, allo stesso Settimo Nizzi”.
Sta per cambiare scuola, e anche vita, supponiamo. Rimpianti? Speranze? Prospettive?
“Penso a mia madre che quasi mi sconsiglia di cambiare dopo dodici anni all’Amsicora, dove sono arrivato all’età di 34 anni. È stata un’esperienza straordinaria, nella sede centrale di Olbia ma anche in quella di Oschiri. Ho imparato molto, grazie ai ragazzi e a un team di collaboratori preziosissimi di cui non mi dimenticherò mai e che non finirò di ringraziare. Mi aspetta una nuova, affascinante avventura sulla quale concentrerò tutti i miei sforzi e le mie attenzioni”
Chiudiamo con i calcio: la vedremo ancora in tribuna, da abbonato, a tifare per l’Olbia?
“Certamente. Mi è dispiaciuto che abbia trascorso un periodo non facile, contraddistinto da scarsa chiarezza, dopo la retrocessione, ma sono lieto che tutto si stia ricomponendo in vista di una serie D competitiva. Mi auguro che ci possa essere spazio per giovani locali, per incoraggiare i vivai, anche per favorire l’ingresso di nuovi soci che operano in città o nel territorio”.

