A tutto campo. Il centrodestra la attacca sostenendo che in sei mesi di governo non ha combinato nulla buono per la Sardegna, e Alessandra Todde sembra fare spallucce e replica a distanza, approfittando dell’ospitalità degli organizzatori della festa nazionale dell’Unità (quest’anno a Reggio Emilia, città del Tricolore). La platea (piuttosto esigente) ha ascoltato con interesse le sue idee sulla Sardegna e sul modo di governarla.
LA SFIDA. Il primo punto è la “sfida” con il governo centrale sulla autonomia differenziata. “È importante – capire ha spiegato la presidentesse perché una regione a statuto autonomo ha impugnato la legge sull’autonomia differenziata. La Sardegna è un’isola, una regione dove non esistono i treni, io vengo da un capoluogo, Nuoro, che non ha la ferrovia. Uno stato deve concedere alle regioni di essere competitive, di potersi sviluppare, di potere essere sostenibili, ma con l’autonomia differenziata la Sardegna perderà definitivamente perché il bilancio dello stato è unico”. Ed ecco il paragone con le altre regioni italiane. “La ricchezza di Lombardia, Veneto, Friuli, Piemonte è stata costruita anche con il lavoro di emigrati della Sardegna. Voler sfruttare una ricchezza costruita con il lavoro di tutti è egoismo. L’autonomia ci fa perdere potere anche dal punto di vista della competitività internazionale: immaginate il governatore del Veneto Luca Zaia che va in Europa e incontra il cancelliere tedesco o il leader francese”.
LA COLLOCAZIONE. Nel dialogare con l’ex segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani, Alessandra Todde ha indicato qual è la sua collocazione. “Abbiamo deciso, con la carta dei princìpi e dei valori, che il M5s fa parte del campo progressista e questo è un fatto dal quale non si può tornare indietro. Se l’assemblea dovesse decidere un’altra collocazione, io ne prenderei atto, perché sono una donna progressista e non posso pensare di essere collocata in un altro contesto. Abbiamo fatto una battaglia per andare in Europa in un gruppo di sinistra. A me non piace chiamarlo campo largo, mi piace di più campo progressista. I valori sono gli stessi: tenere la schiena dritta di fronte al fascismo. Certo, è una strada in cui bisogna incontrarsi, trovare degli equilibri: ma le diversità sono una ricchezza”. A proposito di elezioni presidenziali negli Stati Uniti, la governatrice sarda ha precisato che farebbe “campagna per Kamala Harris. A suo tempo ho sostenuto Obama e dunque la stessa cosa farei campagna per Kamal. Se votassi in America, ovviamente sarei dalla parte dei democratici”.
CAMPO ANCORA PIÙ LARGO. Bersani poi le ha chiesto se sia ipotizzabile un’alleanza con Matteo Renzi. “Allargare il campo – ha aggiunto la presidentessa – non vuol dire accettare tutti i compromessi. Le persone ti chiedono: le cose che prometti, le farai? Se tu fino all’altro giorno hai fatto tutto e il contrario di tutto, certamente no, non le farai. Veti? Tutto accade quando i tempi sono maturi; non è una questione di veti, ma di misurarsi rispetto ai comportamenti delle persone. Io concordo sul fatto che dobbiamo abbracciare un popolo moderato, però poi quello che si dice bisogna anche farlo, perché se racconto una cosa e poi dietro le spalle ne faccio un’altra, non va bene. Non bisogna partire dai veti, ma dal realismo. Via le ambiguità”.

