Sì, è stata una partita diversa quella tra Olbia e Ilvamaddalena. Diversa perché i maddalenini l’hanno vinta con merito rifilando tre pappine ai bianchi e soprattutto l’hanno stradominata, a prescindere dal fatto che due dei tre gol messi a segno dagli ospiti (quello del gioiellino di casa Lobrano e da Tapparello) siano stati messi a segno con l’Olbia in nove uomini (il primo gol invece porta la firma del centravanti Blazevic).

Già, proprio gli unici due “reduci” della passata stagione – Luca La Rosa e Christian Arboleda – sono stati cacciati per falli e proteste che potevano essere evitate e per questa ragione vanno “condannati”. Eh sì, perché il calcio è talmente strano che una partita in cui ti vedi sotto di un gol, può essere rimessa in sesto anche senza meritarlo del tutto. E questa possibilità è stata stroncata dai due cartellini rossi sbattuti sul muso dei due giocatori citati poco fa.

Cantiere. L’abbiamo già scritto e lo ribadiamo con forza: l’Olbia è un cantiere non aperto, ma… con la porta spalancata. Se non arrivano i nostri (cioè i rinforzi), non solo i bianchi non vincono il campionato, rischiano pura una figuraccia ignominiosa. Uno lo ha annunciato a fine gara il tecnico Marco Amelia: si tratta di Andrew Marie Sainte, difensore centrale del 1998, nazionalità martinicana, ex Livorno, Prato e Pistoiese. Ma lui non basterà: in arrivo si dice, ci sono un portiere e un altro attaccante.

Francesco Totti con la compagna Noemi dopo la partita

Le scelte tecniche. Marco Amelia è un allenatore onesto, uno che non si nasconde e riconosce se e dove ha sbagliato. Detto questo, oggi ha sbagliato. Schierare Lucarelli come terzo difensore (presente il padre Alessandro, oggi drigente del Parma, in tribuna, insieme con Francesco Totti e la compagna Noemi) è stato il primo errore madornale, e Amelia lo ha ammesso. La scelta è stata poi corretta nella ripresa quando, Lucarelli non è rientrato in campo e il pacchetto arretrato, formato da La Rosa e Gonzalez, si è arricchito (si fa per dire) della presenza di Arboleda, il quale ha dunque dovuto rinunciare a svolgere il ruolo di esterno di centrocampo, quello che lo aveva visto protagonista nella prima frazione di gioco. Altro errore, riconosciuto anche questo: non aver impiegato subito l’attaccante Willis Furtado, in forse fino a sabato per l’assenza del transfert arrivato in extremis. “Per questo motivo – ha raccontato Amelia – non ho dormito”. Già, però poi lo ha tenuto in panchina preferendo confermare la coppia Santi-Costanzo (“Sono con noi dall’inizio e non li volevo perdere”, si è giustificato il mister). Il sosia di Lukaku, insomma, andava inserito subito.

Francesco Totti. Alla prima di campionato c’era anche il Pupone, in tribuna centrale con la compagna e poi, a fine gara, in sala stampa per un po’ di relax in attesa del volo di ritorno per Roma in serata. Il sottoscritto gli ha ricordato quando, giovanissimo, partecipò al torneo di tennis riservato ai Vip e organizzato dal compianto collega Costanzo Spineo e la sua partecipazione alla gara under 16 proprio al Nespoli. Quanto alla prestazione del figlio Cristian, Francesco Totti si è limitato a dire che “non è la prima volta che lo vedo giocare”, e dunque non ha provato emozioni particolari. Gli abbiamo fatto notare che gioca in un ruolo diverso rispetto al suo (il mister lo ha impiegato davanti alla difesa), e naturalmente il Pupone si è ben guardato dal commentare questa decisione del suo amico Amelia, mentre ha sottolineato “le condizioni del campo di gioco” che di certo non aiutano a sviluppare belle trame di gioco.

L’Ilvamaddalena. Se non lo si è capito, ribadiamo che ha vinto con merito. I suoi giocatori arrivavano sempre primi su quasi tutti i palloni; la preparazione atletica è apparsa eccellente ed è una garanzia per gli schemi e la capacità di confezionale palle gol che Carlo Cotroneo ha insegnato ai sui ragazzi, molti dei quali non avevano mai giocato insieme. Eppoi, quando in squadra ha un elemento talentuoso come Gabriele Lobrano, classe 2003, unico maddalenino (un ziteddu detto in dialetto) della compagnia, beh, c’è da riconciliarsi con il calcio.