Dopo il terribile e feroce attacco, sferrato dal corsaro Dragut nel 1553, che aveva raso al suolo la Terranova fortificata, riducendo i suoi abitanti ad appena 300/400 individui, la città tentava di superare le tragiche vicende che la avevano sconvolta e ridotta a poca cosa se i viaggiatori dell’Ottocento ce la illustrano buia, sporca e misera.

William Henry Smith, idrografo e cartografo inglese, che al comando della nave Adventure compie due viaggi in Sardegna, (1821 e 1823) con l’incarico di perfezionare la carta del perimetro costiero dell’Isola, crociere che nel loro insieme durano un anno. Egli pubblica nel 1828 i risultati ottenuti e il giudizio che dà alla nostra Terranova di allora non è dei più benevoli, scrive: “Dal mare, Terranova è segnalata dal suo campanile solitario: ha un aspetto povero e tutto il territorio, sebbene reso vario da colline e vallette, sembra desolato e deserto. Oltrepassata la fila di scogli che si estende in mezzo al porto come un immenso molo e approdando a una spiaggia poco profonda, la spiacevole impressione è rafforzata dalle strade non lastricate e dai viottoli pullulanti di sudiciume di ogni tipo; mentre le tristi case basse di granito rosso, con i loro interni oscuri, sembrano caratterizzare il paese come la dimora della indegnità e della miseria. La migliore costruzione è la chiesa di San Simplicio, un edificio pisano fuori della città, proprio al disotto del quale vi è una sorgente di ottima acqua. Gli abitanti sono piuttosto alti, forti, energici e ben proporzionati; hanno generalmente il viso allungato, grosse sopracciglia nere e piccoli occhi scuri. Raramente guardano negli occhi, ma tengono lo sguardo di traverso. Non mancano mai di stringersi la mano quando si incontrano, tuttavia tenendo lo sguardo rivolto verso sinistra, sicché restano in tutta la conversazione come girati in direzioni opposte. Nessuna città d’Europa è più disonorata di questa da un gruppo di miscredenti assetati di sangue; la vita di un uomo vi è considerata un oggetto così insignificante che per una offesa anche di minima entità si uccide senza cerimoni e senza commenti”.

Il colonnello Smith non va troppo per il sottile quando esprime un giudizio così severo sulla nostra città e i suoi abitanti, probabilmente non aveva neanche tutti i torti perché dalle cronache del Sette/Ottocento ci sono giunte notizie che i nostri concittadini di allora si facevano rispettare più di quanto facciamo noi oggi. Peccato, molte cose sarebbero state diverse. Saludu e trigu.