(Una mia recente riflessione, pubblicata da Moro Seduto, ha suscitato consensi, ma anche alcune critiche. Ecco la replica).

La mia tesi era che il cosiddetto Occidente (Nordamerica, Europa, Israele più qualche potenza asiatica), pur costituendo solo un ottavo dell’umanità, in virtù della sua supposta superiorità morale, si è arrogata da molto tempo a questa parte, il diritto di dirigere il resto del mondo, e di castigare severamente i governi e i popoli disubbidienti. Ma alcuni giustamente mi hanno rimproverato il non aver supportato il mio ragionamento con dati evidenti e incontrovertibili. Allora ho cercato di fare mente locale e di mettere in fila alcuni, non tutti, i conflitti in cui sono stati coinvolti uno o più paesi occidentali, dal 1945 in poi, e chiedo scusa se l’elenco risulta un po’ lungo e persino tedioso. Se mal non ricordo, dal 1945 agli anni ’60 Francia e Gran Bretagna hanno combattuto i movimenti di liberazione coloniali in Indocina, Algeria, Malesia, Kenia e altrove, e, insieme ad Israele, nel 1956 hanno attaccato l’Egitto per mantenere il controllo del canale di Suez.
Dal 1950 al 1953 gli Stati Uniti, con vari alleati, sono stati impegnati nella sanguinosa guerra di Corea, prima di imbarcarsi nel 1966 in una nuova guerra, quella del Vietnam. Nel 1961 ci fu il fallito tentativo di invasione di Cuba e quattro anni dopo l’occupazione della Repubblica Domenicana. Nel 1983 fu invasa Grenada e nel 1989 stessa sorte toccò a Panama per il controllo dell’omonimo canale.
Negli anni ’90 ci furono, poi, le guerre nei Balcani, dove si impegnò la Nato nel suo complesso, poi quella di Iraq ; poi toccò alla Siria e poi alla Libia, e infine all’ Afghanistan. Inutile dire che, anche quando non partecipavano direttamente, i paesi occidentali fornivano sempre supporto politico e spesso anche logistico. Un capitolo a parte meriterebbero le guerre per procura, cioè quelle che facciamo servendoci di altri paesi e altri popoli come carne da cannone, ma poi il discorso si farebbe troppo lungo.
Dal dopoguerra ad oggi i colpi di stato, spesso sanguinosissimi, promossi o appoggiati dai paesi occidentali, sono stati quasi un centinaio, e i bombardamenti contro le popolazioni innumerevoli. Dal Vietnam alla Serbia, dall’Iraq, all’Afghanistan le vittime civili (documentate non solo da Wikileaks, ma da molte organizzazioni indipendenti) si contano a milioni. Solo l’ultimo in ordine di tempo è costato la vita a 40.000 civili palestinesi.
Un’altra prassi costante è stata l’eliminazione fisica o la neutralizzazione dei nemici dell’Occidente, la lista è lunghissima e va, solo per menzionare gli ultimi casi, da quelli sconosciuti ai più come l’uccisione di Sandino, Lumumba, Keita, Sankara, a quelli più noti come Salvador Allende, Che Guevara, Gheddafi, i leaders palestinesi. Molti altri più fortunati hanno pagato con l’esilio o il carcere, come Arbenz, Mossadeq, Noriega, etc. Ovviamente non tutti i tentativi di omicidio sono andati in porto: lo stesso Senato degli Stati Uniti, infatti, ha ammesso vari tentativi falliti di assassinare Fidel Castro. Tutte queste guerre sono sempre state presentate come la lotta del bene contro il male e, forse, in qualche caso era anche vero, fatto sta che i nemici sono sempre diversi, ma noi occidentali siamo sempre uniti e presenti in quasi tutte le guerre che devastano il nostro mondo.
Ma perché parlo di “crescente” aggressività del nostro Mondo? Basti pensare al fatto che fino a 30/40 anni fa, la Nato distava quasi 3.000 chilometri da Mosca, mentre oggi tale distanza è ridotta a circa un decimo . A tal proposito è bene ricordare ai più giovani che nel 1962, quando i sovietici installarono dei missili a Cuba, gli Stati Uniti minacciarono lo scontro nucleare e costrinsero i sovietici e ritirare tali ordigni. L’altra novità degli ultimi decenni è che ormai la Nato interviene anche in Medio Oriente (a difesa di Israele), in Asia e addirittura sui lontani mari della Cina, tanto è che persino la timida Italia si è sentita in obbligo di inviare in quei lontani mari una squadra navale e una squadriglia di cacciabombardieri.
Qualcuno potrebbe chiedere del perché è venuta crescendo questa aggressività. La risposta è semplice, l’Occidente sta perdendo la supremazia economica e tecnologica. Il cosiddetto Sud del mondo con i suoi 7 miliardi e più di abitanti e il possesso della maggior parte delle materie prime, aspira all’emancipazione. La punta di diamante di questa “insubordinazione” è l’associazione denominata BRICS, che con i suoi 3 miliardi e mezzo di abitanti (quasi metà dell’umanità) e un PIL in fortissima crescita, oltre che con progressi tecnologici prima impensabili, puntano a sostituire euro e dollaro nelle transazioni internazionali. Se questo processo va avanti, dicono molti politici ed economisti, gli Usa e tutto il mondo che ruota intorno ad essi perderà definitivamente la propria centralità. Le risposte possibili sono due: o nuove relazioni internazionali basate su un piano di parità o sempre nuove guerre.
Purtroppo per percorrere la strada della ragionevolezza e di nuovi rapporti internazionali che tengano conto anche delle aspirazioni del resto del mondo, sarebbe necessaria una classe dirigente lungimirante e di alto profilo. Ma ci resta solo un simpatico vecchietto vestito di bianco che lancia moniti che nessuno vuole ascoltare.