Lo confesso: provo ammirazione per Guido Surace. La sua Olbia precipita in un burrone, perde la quarta partita su cinque, è ultima in solitudine con la miseria di un punto in classifica, non sa esprimere un gioco offensivo, non possiede quello che i napoletani chiamano la cazzimma, e il presidente trova la forza di sorridere, esibendo con un’individuabile nonchalance una felpa presa a Rio de Janeiro. Di più. Evoca addirittura Garibaldi. “Il Generale – ammonisce Surace -, anche dopo le sconfitte, invitava i suoi uomini ad andare avanti. E l’Olbia andrà avanti”.

Già, però nessuno sa dire come e quando andrà avanti, perché con questi chiari di luna, al momento, i bianchi continuano a dare l’impressione di essere così scarsi (e questa volta Amelia non c’era) al punto di doversi preoccupare di non retrocedere ancora una volta. Altro che puntare alla promozione. La prova di oggi con un modesto Monterotondo è stata desolante per chi, poco poco, ama il calcio. Nessuna trama di gioco, due conclusioni in tutto il match (una su azione, un’altra su calcio piazzato, con deviazione-monstre di Silvestrini), tutt’e due firmate da Furtado, e poi buio pesto. Mario Isoni ha anche tentato di modificare l’andamento della partita con l’inserimento di Totti, Maspero e Chazarreta, ma onestamente il loro ingresso non ha provocato alcuno scossone. Passati in vantaggio nei primi minuti del secondo tempo con Darini, i laziali hanno solo pensato a difendere quel golletto con una gara accorta, tenendo saldi i nervi, senza strafare, con un’Olbia quasi immobile, scarica, poco aggressiva come invece avrebbe dovuto (o dovrebbe) essere una squadra che deve rimediare allo svantaggio e possibilmente ribaltare il risultato. A fine gara, ha parlato solo Surace rimarcando che in settimana “potrebbe arrivare un forte attaccante” sempre che si riesca a ottenere il permesso di soggiorno. Sul versante allenatore, si è appreso un po’ vagamente che sarebbero in corso alcune trattative, ma neanche Surace ha voluto (o potuto) precisare se e quando l’Olbia cambierà allenatore. In ogni caso, Isoni a fine gara non ha parlato.
L’unica notizia buona è che la scuola calcio Bruno Selleri confluirà nell’Olbia, con tutto il patrimonio dei ragazzi che ne fanno parte dal 2019, cioè da quando esiste il sodalizio intitolato al mitico capitano e poi presidente dell’Olbia. E proprio nel ricordare il suo proverbiale motto Se per noi è dura, per gli altri è drammatica, la sua primogenita Emanuela, visibilmente commossa “per essere tornata in quella che è stata la casa in cui sono cresciuta”, ha firmato (sotto gli occhi attenti del marito, Francesco Milìa, ex calciatore dell’Olbia), come presidente, il contratto (pare di una dozzina di anni) che consentirà ai ragazzi della “Selleri” di far parte dell’Olbia e quindi di formare un’unica, grande famiglia. Guido Surace era al settimo cielo “perché noi teniamo al settore giovanile, io stesso oggi ho assistito alla partita dell’under 17 (2-2) guidata da Giuseppe Leggieri, proprio per far sentire la vicinanza del club a quelli che sono il futuro dell’Olbia”. Alle fine, su i calici con un eccellente prosecco di Valdobbiadene e foto di gruppo con le altre figlie di Selleri, Alessandra ed Elisa, le quali, anche loro, hanno mangiato pane e calcio fin da bambine. La moglie di Bruno, l’olbiesissima signora Marisa, non ha potuto essere presente ma ha salutato a distanza quella che, anche per lei, è stata per anni la sua seconda casa.


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