Quante volte abbiamo sentito dire da qualcuno che l’attesa del piacere è essa stessa piacere? Niente di più vero, il viaggio verso Bosa conferma in modo inequivocabile questo romantico aforisma. C’è un momento del viaggio verso Bosa in cui ci si rende conto di essersi lasciati alle spalle un territorio per entrare in un altro completamente diverso. Quell’altro è la Planargia, un luogo incantato caratterizzato da una natura ancora incontaminata e selvaggia, dove l’ambiente fluviale riceve l’abbraccio degli alti rilievi. Il libeccio , soffiando costantemente da secoli sulle chiome degli alberi, ha fatto assumere loro una postura oramai obbligata, immagine che ai miei occhi appare molto eloquente. È lo spirito di adattamento della natura alle più disparate condizioni meteorologiche, la resilienza e la forza. Ma l’eloquenza è anche quella del vento, spirito della natura che piega il fratello albero per forgiarlo senza però spezzarlo. A quello ci pensano gli uomini.
La zona è ricca di siti nuragici che parlano, che ti chiamano con lo stesso dolce canto che le sirene hanno dedicato a Ulisse. Tutto il viaggio verso Bosa è un percorso che mette a dura prova, i richiami sono numerosi ed è quasi impossibile proseguire dritti verso il borgo senza fare qualche sosta e godere dell’energia positiva di quei luoghi magici e misteriosi. E come Ulisse provi a resistere, sei legato saldamente con la cintura di sicurezza al sedile dell’auto, provi a indossare gli occhiali scuri per ridurre l’impatto visivo che quel magnifico territorio ti invia, sollevi la musica per non sentirne il canto, e prosegui, sperando che l’energia che ha sovrastimolato i sensi decresca gradualmente. Prima di arrivare a Bosa, sono numerosi i tornanti da percorrere ed ecco l’ennesima dura prova di Ulisse. Proprio da quei tornanti appare dall’alto, gradualmente, l’affascinante borgo. È una festa di colori, luci e profumi che fanno percepire quelle belle sensazioni di vacanza, di libertà. Vorresti fermare la macchina per fare qualche scatto da lì, ma non puoi, devi proseguire ignorando il richiamo. Bosa ti chiama, anch’essa sirena bellissima e innocente di Ulisse, una delle più belle. Bosa chiama e il mondo risponde.

Si arriva nel paese, attraversato dal Temo, fiume romantico, l’unico navigabile in Sardegna per diversi chilometri. In una delle due sponde le vecchie concerie, ora sede di locali , bar e ristoranti, meta prediletta di turisti stranieri e non solo. Dall’altra parte del fiume si apre la zona che porta al centro storico. Il borgo è medioevale, tutto racconta una storia passata che sopravvive al tempo e agli uomini. È una bella giornata d’autunno, le vie del centro accolgono migliaia di turisti fuori stagione che arrivano da ogni parte del mondo: hanno scelto Bosa come tappa principale. Mentre si passeggia, l’impressione è quella di di essere in vacanza in qualche nazione del nord Europa, pochi turisti sono italiani , la maggior parte sono stranieri . I locali sono colmi di gente che sorseggia un bel bicchiere di Malvasia, perché se vai a Bosa non puoi non provare quel nettare degli dei. Se ti addentri nelle viette del centro storico, passeggiando tra le numerose e caratteristiche case di tutti i colori e sollevi lo sguardo, appare maestoso sulle pendici del colle di Serravalle il castello dei Malaspina.
Dall’alto, Bosa appare come un dipinto unico e irripetibile, c’è tutto in quello scorcio di mondo. C’è il mare, c’è la policromìa del paese attraversato dal Temo, ci sono le barchette dei pescatori, ci sono le montagne e le vallate. Ci sono anche i grifoni che nidificano proprio in questi luoghi, c’è la vita che non corre ma cammina perché questo è l’unico modo per svelare agli uomini che la corsa rischia di far perdere di vista la bellezza del messaggio della storia e l’essenzialità di quello del presente.
C’è un ragazzo dai lineamenti e colori chiari del nord Europa. È seduto su una panchina, sulla sponda del lungotemo, quella che guarda le antiche concerie. Ha un diario sulle ginocchia ed una penna in mano. Si guarda intorno e scrive. Lo osservo, ha trovato la sua ispirazione, la pagina si riempie, ogni tanto solleva lo sguardo e dirige l’attenzione verso il Ponte Vecchio e continua a scrivere. Quel ragazzo porterà con sé nel cuore e nel diario questo magnifico luogo. Condividerà con qualcuno ciò che ha scritto. Chi leggerà sarà spinto dalla curiosità di quel paese e nel proprio cassetto dei sogni metterà un viaggio, quello verso la Sardegna, verso Bosa, quel borgo fonte di ispirazione per viaggiatori erranti alla ricerca di quel pezzo mancante della propria vita, che spesso è proprio un luogo magico come lo è la nostra terra.