Il Pronto Soccorso di Olbia non chiude. Così almeno sostiene in una nota ufficiale la direzione dell’Asl Gallura, dopo la proroga dei contratti dei cosiddetti medici “gettonisti”. Sull’ipotesi di chiusura della struttura olbiese, è intervenuta anche la presidente della Regione Alessandra Todde. Partiamo dal documento diramato dalla Asl. “In seguito alle informazioni circolate in merito alla paventata chiusura del Pronto Soccorso di Olbia – si legge nella nota -, la direzione aziendale della Asl Gallura intende specificare che la struttura di emergenza-urgenza non può chiudere e non è stata mai intenzione della direzione prendere in considerazione tale evenienza. Effettivamente esiste una grave carenza di personale nella specialità della Medicina e Chirurgia d’accettazione e d’Urgenza. Non è una questione solo sarda o locale, ma ha anche una rilevanza nazionale. Si tratta di una professione che espone a rischi di stress da lavoro correlato. Per sopperire a tale carenza, che nel presidio di Olbia è particolarmente presente in quanto dei 15 medici in organico nel 2019 ne sono rimasti solo 3, la Asl Gallura già da tempo ha fatto ricorso ai medici a gettone, sia per Olbia che per Tempio Pausania, definendo comunque il supporto del personale dipendente con apposite procedure e protocolli operativi. Grazie al supporto dell’assessorato regionale alla Sanità e ad Ares Sardegna – conclude il documento – è stato possibile risolvere alcuni problemi burocratici legati alle proroghe dei contratti per i medici a gettone”.

Per la presidente della Regione “il tema sanitario è una priorità assoluta e siamo al lavoro ogni giorno per risollevare un sistema in profonda crisi e con emergenze quotidiane che devono essere affrontate. Il rischio della chiusura del Pronto Soccorsi di Olbia è scongiurato. La Direzione della Asl Gallura ha chiarito che la struttura di emergenza-urgenza non può chiudere e che questa possibilità non è stata mai presa in considerazione. La crisi è stata risolta grazie al supporto dell’assessorato alla Sanità e di Ares. La carenza di personale è evidente, e non è una questione solo sarda ma chiaramente di rilievo nazionale. Questo però non significa che i cittadini debbano rinunciare alle cure perché l’ospedale non può prenderli in carico. Siamo consapevoli – conclude la Todde – che quello che stiamo facendo è solo una minima parte di ciò che servirebbe. Ma non si può pensare che problemi così complessi si risolvano in pochi mesi. Abbiamo iniziato ad affrontare i problemi un passo alla volta. E dobbiamo proseguire in questa direzione”.