Eccoli, tutt’e tre i moschettieri. Aldo Carta, il capitano e regista della squadra, fa l’assist. Gavino Mariotti, eloquio sciolto, e ironia sassarese (“non c’è nessuna autorità religiosa tra il pubblico, a parte… Aldo”), raccoglie il passaggio, rifinisce l’azione e va di cesello. Settimo Nizzi si distingue per un’inedita vocazione al marketing e una volta tanto fa il tenerone. Si rivolge al cuore degli studenti, ai futuri infermieri (“che alla fine degli studi avranno un pezzettino di carta di cui andare fieri”) assiepati in fondo all’aula magna dell’UniOlbia. “Ragazzi – avverte il sindaco – ricordatevelo: il giorno della laurea sarà il giorno più bello della vostra vita. Ve lo dico per esperienza: è capitato anche a me. Il matrimonio? Puah, il pragone non regge: dapoi si lacani (dal gallurese: poi si lasciano)…”.

C’erano tutti (o quasi: assente la Regione, che pure ha messo a correre un bel po’ di euro) stamattina all’inaugurazione del corso di laurea in infermieristica, ma i protagonisti assoluti sono stati i componenti del trio che – politica a parte – si vede che sono amici e “basta guardarci negli occhi” (testuale) per decidere cosa fare insieme, come e quando farlo. “L’idea di dotare questo territorio di un corso di laurea importante e prestigioso è nata alcuni anni fa”, racconta Carta raccogliendo l’assenso degli altri due. Pur essendo l’unico del trio a non indossare la cravatta (ha ragione, quasi non si usa più), il direttore del Cipnes (uno dei partner del Conzorzio UniOlbia) indossa i panni del deus ex machina: fa il presentatore, saluta e ringrazia tutti i presenti con un eloquio ecumenico, da democristiano d’antan, e si vede che a lui piace assai coordinare i lavori di un team che anche in futuro dovrà lavorare “per dotare Olbia di altre opportunità per i giovani”. Il concetto è fissato dal suggello dialettico di Gavino Mariotti, quando si rivolge alla platea molto attenta, ma anche ai compagni di banco, senza troppo curarsi del protocollo: caro Aldo, caro Settimo, “faremo tante cose insieme” (il prossimo step è il corso di laurea in Innovazione). Per ora, Mariotti si sofferma sulla “apertura verso l’esterno dell’università di Sassari in direzione di un territorio come quello che gravita attorno a Olbia: una scelta compiuta in maniera convinta, al di là di steccati che qualcuno vorrebbe erigere. Dobbiamo parlare di Nord Sardegna – ammonisce il rettore, dopo una serie infinita di ringraziamenti – in modo unitario; dobbiamo ragionare in termini di servizi sanitari da erogare in modo congiunto e non antitetico: pubblico e privato devono e possono procedere insieme e soprattutto è nostro dovere lavorare perché sia superato il gravissimo gap tra quanto costa un paziente della parte settentrionale dell’isola e quanto costa un paziente di Cagliari e dintorni : 70 euro contro 150″. Si diceva di Nizzi, che non ha trascurato di illustrare il tema degli aspetti logistici (la mobilità degli studenti, per esempio) e anche di qualche difficoltà nel poter risolvere i problemi nel breve periodo. “Però è inutile fermarsi alla criticità in sé o alle polemiche: oggi, uno prende il telefono, chiama, e tutti assieme ci impegniamo a intervenire”. Applausi. Anche da parte dei due “Marcelli”. Il primo (in ordine alfabetico) è Acciaro, direttore dell’ospedale pubblico, l’altro è Giannico, amministratore delegato del Mater Olbia “che in poche settimane ha realizzato le aule per gli studenti” (Aldo Carta). Ancora applausi di un’assemblea di dotti, medici e sapienti, come cantava Bennato (E nel nome del progresso/il dibattito sia aperto/parleranno tutti quanti/dotti, medici e sapienti). Appunto.

(Queste sono le impressioni ricavate dal sottoscritto sulla parte iniziale della convention, alla quale ha fatto seguito la serie di interventi programmati da parte di prof universitari, dirigenti di strutture sanitarie e via discorrendo, di cui però ci occuperemo nei prossimi giorni).