“No foto, please”. Vabbè, niente foto, ma almeno un po’ di chiarezza, visto che su questo aspetto l’Olbia calcio non ha brillato. Habemus papam, insomma: il turco c’è e si vede. Non è più il signor X. È veramente turco, non tedesco. E ci si può anche parlare, guardarlo negli occhi. Il nome, intanto: si chiama Murat Yilmaz e chi ha inserito quel “Karabey” ha creato solo casino, anche (ma non solo) al collega Federico de Marchi che si è fidato e dunque ha pubblicato la foto di un’altra persona: un classico caso di omonimìa. Càpita di sbagliare, ma nell’equivoco si può cadere più facilmente se mancano (o scarseggiano) le condizioni per un dialogo franco, corretto e trasparente tra chi si occupa – su diversi fronti – dello stesso tema. In questo caso, dell’Olbia calcio, un club che ha quasi 120 anni di storia e solo per questo merita rispetto e onori, non solo in senso sportivo, ma come patrimonio della città.

La premessa è doverosa, ma ora veniamo al dunque. Murat Yilmaz (senza Karabey) non è un ex attore, né fa il produttore. E non è neanche tedesco. Il suo viso è avvolto da una barba folta, e ha pure il codino. Indossa una felpa nera, ma gli abbiamp consigliato di metterne una bianca se, come sembra, domenica assisterà al derby col Cos. E sarà quella l’occasione per scattargli una foto. Yilmaz è un facoltoso uomo d’affari, appassionato di calcio: “Sono un supertifoso del Galatasaray”, specifica esibendo con orgoglio un paio di tatuaggi che inneggiano alla squadra di Istanbul.

Chi è lei? Si presenti.

“Sono un investitore di professione, un businessman. Controllo una ventina di società e opero in sei Paesi”.

Come mai ha concentrato la sua attenzione su Olbia e sull’Olbia?

“Conosco l’avvocato Benno Raeber, e lui qualche tempo fa mi ha parlato di un progetto che appunto riguardava l’Olbia e la possibilità che in futuro la squadra potesse raggiungere importanti traguardi sul piano sportivo, in un territorio dalle tante potenzialità. Mi ha convinto ed eccomi qua”.

Quindi è corretto definirla il patron?

“No, non è corretto. Ripeto: io sono un investitore, un uomo d’affari che in questo caso ha un rapporto con la Swiss Pro”. Il patron dell’Olbia è Benno”.

Quali altri interessi ha oltre a quelli sportivi? Si erano ipotizzate mire immobiliari: alberghi, cliniche…

“Nessun altro interesse. Sono certo che, programmando le cose in modo serio e giudizioso, si possa arrivare al business anche nel calcio. L’importante è avere le idee chiare sull’obiettivo da raggiungere e fissare un periodo entro il quale dev’essere attuato il progetto, senza farsi prendere dalla fretta”.

Si spieghi meglio.

“L’Olbia in serie D non è un business. Non lo è neanche in C. Ma per esempio l’Olbia in serie B può essere un investimento redditizio, può generare profitti, se è gestita bene, in modo oculato”.

Sembra fantacalcio: oggi l’Olbia è penultima in classifica e ha vinto una sola partita su 10.

“Non lo è. Io sono abituato a programmare gli investimenti in un arco temporale di medio-lungo periodo. E mi comporterò in questo modo anche nell’operazione Olbia”.

Si sbilanci: di quanto tempo ha bisogno?

“In cinque anni l’Olbia può raggiungere il traguardo della serie B”.

Qual è il budget? Quanto pensa di dover investire?

“Non sono abituato a fornire o a stabilire cifre a tavolino: si deve procedere per step. A seconda delle necessità, dopo un’analisi della situazione contingente, s’interviene sul piano finanziario con risorse appropriate”.

Ecco Benno Raeber, che arriva proprio al momento giusto per chiedergli se e in che modo l’organico dell’Olbia verrà rafforzato. “Intanto siamo soddisfatti per aver centrato la prima vittoria del campionato e siamo convinti che arriveranno altri successi. Quanto ai rinforzi, dobbiamo valutare la situazione insieme con l’allenatore: con lui faremo il punto dopo la gara di domenica e per tutta la prossima settimana. Sarà Ze Maria a indicarci eventuali carenze o a suggerire le soluzioni per rendere l’Olbia più competitiva. Ecco, come diceva Murat, a quel punto, se si riterrà di dover compiere operazioni di mercato, i soldi ci saranno di certo. Del resto, io l’ho sempre sostenuto fin dall’inizio che quello della disponibilità finanziaria non sarebbe stato un problema”.

Siete sempre intenzionati a rilevare le quote in capo all’ex presidente Alessandro Marino?

“Sì, stavamo per concludere in questi giorni, a un anno esatto dall’acquisizione del 70 per cento della società, ma c’è ancora qualcosa da perfezionare”.