La violenza contro il personale sanitario e il danneggiamento di strutture e beni destinati all’assistenza sanitaria è punito con arresto e pene pecuniarie. È di alcuni giorni fa la notizia del via libera definitivo da parte dell’assemblea di Montecitorio al ddl di conversione in legge del decreto sul contrasto ai fenomeni di
aggressione nei confronti del personale sanitario, sociosanitario e ausiliario e di danneggiamento di strutture e presidi sanitari. La legge appena approvata appare come un barlume di speranza per tutti i professionisti della salute che da molto tempo lavorano in condizioni di disagio a causa delle gravi e note problematiche che attraversa la sanità, le quali sono diventate oramai il movente che spinge gli utenti del SSN a puntare il dito contro coloro i quali continuano a svolgere in tali condizioni la professione con abnegazione, e sotto un carico di stress psico-fisico non indifferente. Ma l’operatore sanitario non è l’unico capro espiatorio preso di mira dalla folla di gente scontenta e arrabbiata, c’è oggi un’altra figura professionale spesso vittima della follia delle masse. Questa figura professionale è l’uomo o la donna in divisa, coloro che lavorano per la salvaguardia e la protezione degli esseri umani: le forze dell’ordine. È di pochi giorni fa l’ennesima notizia dei violenti scontri avvenuti nelle diverse piazze italiane tra studenti e le forze dell’ordine durante la manifestazione “No Meloni Day” contro il governo ed il genocidio del popolo palestinese. A Torino si sono evidenziate le tensioni maggiori, difatti 18 poliziotti dei reparti mobili sono stati portati in Pronto Soccorso in seguito all’esplosione, da parte dei manifestanti, di un ordigno rudimentale che ha causato intossicazione. La lista delle categorie professionali vittime di aggressione è infinita, e prosegue con i controllori ferroviari, degli autobus, i tassisti, commercianti e tanti altri ancora.
Era il 1895 quando Gustave Le Bon, medico, antropologo, psicologo sociale e sociologo francese pubblicò il libro “Psicologia delle folle”, un testo divenuto tra i più influenti ed importanti del novecento, in cui sono state analizzate le possibili cause della violenza, in questo caso , di gruppi di persone contro altre persone o cose. Dal punto di vista psicologico, spiega Le Bon, il singolo individuo è come una medaglia con due “facce” . Una è quella che mostra nella vita di tutti i giorni, autocontrollando i propri istinti più selvaggi per adeguarsi alla società e per non incorrere in problemi che la liberazione di questi potrebbe causare, mentre l’altra è quella che gli psicologi chiamano “ombra”, quel lato nascosto dell’essere, quegli istinti chiusi nei meandri più reconditi dell’individuo. Quando gli esseri umani si uniscono formando un gruppo, mossi da un unico obiettivo o da un ideale, smettono di utilizzare la razionalità e iniziano ad agire, mossi esclusivamente dalla spinta dei comuni sentimenti, ed è in quel preciso momento che tutto ciò che era celato per sopravvivere come singolo individuo nella società prende il posto della razionalità. La motivazione, continua Le Bon, sarebbe legata al fatto che le persone riunite in gruppi più o meno numerosi perdono l’individualità divenendo un’unica anima, quella della folla che è anonima, forte e soprattutto impedisce la percezione di responsabilità individuale ( qualsiasi singola aggressione ai danni di altri appare come aggressione del gruppo, di tutti e quindi di nessuno). La gente che si sente privata di un qualcosa di importante avverte sentimenti di rabbia e frustrazione. Tali sentimenti fanno provare la necessità di incanalarle verso qualcosa o qualcuno. Nel momento in cui si è supportati da altre persone che vivono gli stessi sentimenti, non c’è più alcuno spazio per la razionalità e per il pensiero critico, e si agisce d’istinto, senza aver valutato preventivamente le possibili conseguenze dell’azione per se stessi e per gli altri. La violenza non può essere mai tollerata o giustificata, la violenza non è né di destra né di sinistra, la violenza è sempre e solo il modo che l’essere umano trova per aprire le gabbie della propria “ombra” e della prigione in cui è rinchiuso l’istinto distruttivo, prendendo in prestito un qualsiasi tema sociale ed utilizzandolo come “cavallo di Troia” per giustificare i propri crimini. Oggi come ieri appare un controsenso manifestare per la pace facendo la guerra, manifestare per i propri diritti senza prendere in considerazione i doveri, appare un controsenso manifestare per il diritto ad una sanità migliore togliendo la libertà a coloro che provano a tenerla in vita. Se sono i sentimenti a muovere le folle, e non la razionalità, allora si dovrebbe agire su questi, placandoli dando delle risposte congrue alle richieste dei cittadini, ma soprattutto è arrivato il momento di lavorare insieme affinchè venga ripristinata la fiducia della gente verso le istituzioni, la politica e verso chi governa il
Paese. E bisognerà ricordare a chi di dovere che la fiducia dei cittadini va guadagnata. Sarà un duro lavoro, ma da qualcosa si dovrà pur iniziare…