Il collega e amico Salvatore Zappadu ha scritto dalla Bulgaria (dove vive) un bel pezzo su Vittorio Petta e quella generazione di olbiesi che trovò più di una difficoltà a essere valorizzata dai tecnici del Cagliari post-scudetto. Lo pubblichiamo molto volentieri.
Ho letto con enorme piacere e commozione il pezzo dedicato a Vittorio Petta e a tutti quei Talenti Olbiesi (fedales della mia giovinezza) che hanno “calpestato” con onore i campi di tutta Italia. D’istinto ho riannodato anche i miei pensieri al riguardo, perché con Vittorio ho avuto una particolarissima e sodale fratellanza anche nelle peregrinazioni. Ho scritto giusto per completare il gesto di attenzione del comune amico Nanni Boi e per confermare quanto corretta e indiscutibile sia stata la Nostra ammirazione per questi meravigliosi amici.
Quando Vittorio arrivò a Cagliari io frequentavo l’Università ed ebbi modo di vederlo e discutere con lui del suo futuro, avendolo potuto valutare anche nella De Martino al Nespoli che ogni giovedì faceva imbufalire i titolari, vista la forza indiscutibile di quella nidiata (“48/52″) che, sia in maglia Bianca che nelle peregrinazioni nelle varie squadre di mezza Italia hanno costruito la “storia e il prestigio” di Olbia come fucina di Grandi Talenti. Non voglio sbagliarmi, ma ricordo che Vittorio, senza mai aver indossato la maglia bianca in gare ufficiali, trasmigrò a Cagliari nello scambio del trio “Tampucci, Dessì, Hellies”.
Quel che racconta l’amico e collega carissimo Nanni Boi su Vittorio, io l’ho vissuto assieme all’interessato da amico prima ancora che da suo entusiasta tifoso. La pervicace “disattenzione” verso i talenti sardi era evidentissima in quel Cagliari delle meraviglie; nessuno poteva mettere in discussione quei protagonisti che hanno elevato al gradino più alto del calcio italico i colori rossoblù. Quella tripletta in Maglia Azzurra a Malta di Vittorio, mi aveva comunque fatto sperare che finalmente anche il Cagliari si accorgesse di lui, tanto più che ad inizio del campionato nella gara di qualificazione agli europei al Prater di Vienna, Rombo di Tuono ebbe il suo secondo infortunio, quella volta alla gamba destra con una brutta frattura al perone ed una lacerazione ai tendini. Con la disperazione davanti alla Tv per quel che accadde al mio mito, io mi sentivo sicuro che per Vittorio sarebbe stata una buona occasione per l’esordio anche in serie A, dopo quello di Coppa. Non fu così, il Cagliari preferì “resuscitare” una vecchia gloria Juventina Giampaolo Menichelli, da poco retrocesso in B col Brescia e svincolato in attesa di appendere le scarpette al chiodo. Finì in questa maniera l’esperienza tra i rossoblù del capo di sotto, ed iniziò per lui il viaggio nella immensa prateria del calcio italico di seconda fascia. Nella stagione 1972-73 indossò con onore la casacca rossoblù del campo di sopra, e con la Torres incontrò la Sua Olbia sia in Coppa (2-1 per loro a Sassari, 1-0 per noi ad Olbia) e due pareggi di campionato (1-1 ad Olbia e 0-0 a Sassari); in tutte le occasioni a marcarlo ci pensò Pinuccio Petta, ed anche questo confronto finì… in pareggio. Ci ritrovammo anche nel 1975 a Sorrento, io per lavoro ad un Consiglio Nazionale del mio sindacato, lui rispettato e ammirato attaccante del Sorrento allenato da Raffin, 16 Gol con 65 presenze in serie C. Poi nel Lecce in B, la Spal ed il Treviso ancora in serie C. Una buona carriera, ma a mio avviso inferiore alle sue enormi potenzialità e soprattutto, come Olbiesi, con il Nostro personale dispiacere di non averlo potuto ammirare con la Nostra maglia Bianca.

