“Qui c’è da lavorare sodo, altroché”. Rino Piccinnu è un politico (scuderia Pd) di lungo corso. Dottore commercialista, ha sessant’anni (portati bene) e si vede lontano un miglio che ha un passato (lontano quanto si vuole) da democristiano, da balenottero d’antan. Ex assessore ai Servizi sociali del Comune, revisore dei conti del vecchio ente provinciale, ha coltivato un sogno: quello di indossare la fascia tricolore. E siamo certi che ancora oggi quel mancato traguardo gli brucia ancora. Quando è stato chiamato (dalla giunta regionale) a fare il traghettatore della provincia del Nord Est, ricevendo il testimone da Pietro Carzedda (Forza Italia), neanche lui credeva di dover passare almeno otto ore al giorno nel suo ufficio di via Nanni.

“Appena mi sono insediato, ho dato una scorsa alle competenze dell’ente e francamente non ne avevo la piena contezza. C’è da sgobbare”.

In miniera si sta peggio.

“Beh, certo. Ma certi numeri fanno impressione: la Provincia governa 770 chilometri di strade, 22 plessi scolastici, duecento depuratori di alvei fluviali intercomunali, scuole per disabili, trasporti. Non è roba di poco conto”.

Pentito?

“No, sono onorato di essere stato scelto, insieme con il commissario liquidatore della provincia di Sassari Gian Piero Scanu, per questo passaggio non dico epocale, ma comunque molto importante. Il nostro territorio – ce lo riconoscno in tanti – aveva e ha bisogno di un ente autonomo molto più vicino ai bisogni e alle istanze di una popolazione che ha tutti i numeri e le carte in regola per meritarli”.

Lei dovrà lavorare per le elezioni del nuovo consiglio provinciale. Può spiegare i passaggi di questa fase?

“La legge attuale parla di elezioni di secondo livello, vale a dire che gli elettori non dovranno andare alle urne come è avvenuto nel passato e come avviene per le consultazioni comunali, regionali e politiche. Il nuovo consiglio provinciale sarà formato da dieci elementi e saranno i sindaci a eleggere il presidente. Attenzione, però: sarà determinante il peso, in termini di abitanti, di ogni singolo comune”.

Un modo elegante per sottolineare che Olbia godrà di un peso maggiore rispetto agli altri.

“Certo, Olbia conterà di più essendo di gran lunga il centro più popoloso della Gallura”

Ma non era più facile fare come si faceva un tempo?

“Non dipende da noi, ma dal ministro Calderoli. Se la legge non cambia (qualcuno si augura che accada, altri no), si deve procedere in questo modo. Anche perché bisogna pensare alle risorse da impiegare, se il modo di votare dovesse mutare”.

Può dare qualche numero?

“È stato calcolato che se la legge fosse modificata, le elezioni costerebbero 1 miliardo di euro. Colgo l’occasione, visto che parliamo di costi, che il presidente della Provincia non sarà retribuito, e i consiglieri incasseranno il gettone di presenza previsto dal Comune di appartenenza”.

Lei e Scanu siete retribuiti?

“Lo prevede la legge”.

Quando si voterà?

“A maggio o a giugno 2025, ma se ci fossero delle variazioni rispetto al quadro attuale, con l’aumento del numero dei Comuni che magari volessero far parte della nuova provincia, i tempi si allungherebbero non di poco”.

C’è questa possiilità?

“Sì, tutti i Comuni che confinano con l’attuale composizione della provincia possono chiedere di poter far parte della nuova”.

Faccia qualche esempio.

“Posada, Siniscola, Viddalba, Tula, Pattada, Ozieri. Ecco, giusto per dare un’idea parliamo di questi enti locali.

In quale modo avverrebbe la loro adesione?

“Dovrebbero deliberare in tal senso i rispettivi consigli comunali, con una maggioranza di due terzi. Se non si raggiungesse questo risultato, si ricorrerebbe al referendum”.

Previsioni per il presidente?

“Troppo presto, c’è tempo per riflettere e decidere: sarà compito dei partiti agire e scegliere per il meglio”

Ma lei cosa vuol fare da grande? Il suo sogno, da olbiese, era quello di fare il sindaco… Ci vorrà riprovare?

“Mah, ormai ho sessant’anni…”

Cosa vuole che sia…

“Quando ci penso, provo un po’ di rammarico. Ci sono andato vicino due volte a ottenere la nomination: nella prima ho perso le primarie (vinte da Carlo Careddu), nell’ultima si è scelto di candidare un civico come Augusto Navone”.

Come vanno nel cose nel Pd? Anche a questo giro, Ivana Russu rimane con un pugno di mosche, nonostante i 3118 voti raccolti alle regionali”.

“Ivana è brava e merita più di quanto ha avuto. Sono fermamente convinto che le sue capacità verranno riconosciute”.

Poi, c’è l’asse di ferro Degortes-Scanu: come butta con loro?

“Bene, io vado d’accordo con tutti. Con Gian Piero ora i ci vediamo più spesso”.

Con Settimo Nizzi in che rapporti è?

“Buoni, molto buoni. Del resto, in questa mia nuova veste, bisogna collaborare tra enti nell’interesse della gente”.

Chi sarà il suo erede?

“Non lo so proprio. Il capo è lui, gli altri non esistono, non contano niente”.

Questo significa che deciderà lui. Ma tra chi?

“Tutti conoscono i nomi di chi aspira a prendere il suo posto. Io farei attenzione a Maria Antonietta Cossu, una sorta di assessore-ombra”.

E se il Parlamento approvasse la legge del terzo mandato?

“Ecco, in questo caso, se i competitor fossero intelligenti, non si dovrebbero nemmeno presentare”.

Insomma, il primo cittadino è imbattibile? Qualcuno del suo partito come il segretario cittadino Pietro Spano, per esempio, sostiene che la guida della città sia contendibile.

“In politica non si sa mai. Nizzi è furbo, abile nel modificare gli eventi a suo favore, a utilizzare risorse che magari avevamo trovato noi e a prendersene i meritoi. Esempi? La sponda sud del lungomare, l’Urban Center, la riqualificazione di San Simplicio. Tutti soldi trovati da noi e utilizzati da lui”.