Un gentiluomo del Novecento in tipografia. Così sarà ricordato Giulio Pirino, classe 1931, storico direttore di centro stampa e stabilimento della Nuova Sardegna tra i primissimi anni Sessanta e la seconda metà degli Ottanta. La notte scorsa Signor Giulio ha dato l’addio a tutti, in silenzio, a cinque anni dalla soglia del secolo di vita. Apparteneva a una famiglia di sassaresi in ciabi, com’erano chiamati i residenti che nell’isola si diceva possedessero le chiavi delle antiche porte del Capo di sopra. E forse proprio da loro aveva ricevuto in eredità una passione infinita per il suo mestiere, unita a eccezionale curiosità per i cambiamenti, straordinaria professionalità, condotta ineccepibile. E rispetto umano per tutti, dal più esperto impaginatore al tecnico di redazione principiante, dalle “firme” del quotidiano ai reporter alle prime armi. In pensione dal giornale, sempre a Sassari, aveva continuato a fare da consulente per la casa editrice Edes e la collegata società Tass sino a un’età veneranda
Dal Piemonte, dove con i pantaloncini corti cominciò tra i banconi carichi di piombo, lavorando a Torino per l’azienda che stampava le Pagine Gialle, Pirino era tornato in Sardegna nel 1954. E nel 1966 aveva sostituito un altro pilastro del quotidiano, il precedente direttore di tipografia, Mario Forni. Di quei tempi Signor Giulio aveva avuto modo di ricordare parecchio. A partire dalla grande diffusione delle copie in Gallura, in tutto il Nord-ovest e in provincia di Nuoro: «Nei primi mesi c’erano 12 compositori e 8 linotipisti, che poi diventeranno 14, ma già dal trasferimento dalla sede di via Dei Mille in via Porcellana, nel 1963, gli operai raggiungeranno il numero di 70. Inquadrati come tipografi, anche i correttori di bozze, per rifinire un prodotto piuttosto complesso da curare». Erano, allora, direttore responsabile Arnaldo Satta Branca e redattore capo Aldo Cesaraccio. Tutti, assieme a una quindicina di cronisti e specialisti in settori come sport e spettacoli, dopo la soppressione voluta dal fascismo e la seconda guerra mondiale avevano raccolto l’eredità dei fondatori, gli avvocati repubblicani mazziniani che alla Nuova avevano dato vita nel 1891.
All’indomani del passaggio del giornale nelle mani del gruppo petrolchimico Sir guidato da Nino Rovelli, Signor Giulio aveva poi seguito le trasformazioni tecnologiche all’interno del quotidiano sino alla fase immediatamente successiva allo sbarco in Sardegna dell’editore Carlo Caracciolo. Una svolta profonda. “Quel momento ha segnato un’epoca”, ricorderà in seguito Signor Giulio sfogliando il libro delle memorie. “E per capirlo basta pensare a che cosa ha voluto dire per il personale lasciarsi alle spalle il sistema tradizionale e buttarsi a capofitto sulle novità. Assieme all’acquisto di una rotativa moderna ha avuto inizio l’installazione di videoterminali collegati a un cervellone centrale di raccolta dati nella sede di via Porcellana. Un processo imponente sotto il profilo della riqualificazione. Si doveva seguire il modello tabloid adottato da Repubblica, che sarebbe poi stata stampata da noi per tutta la Sardegna in edizione teletrasmessa. In poco tempo è cambiata la mentalità: la vecchia tipografia conservava un innegabile fascino per via dell’antico metodo di composizione, l’offset sbaragliò il campo per la riduzione dei tempi e la velocità ma soprattutto per la resa e i risultati finali». Ecco, allora: oggi con la scomparsa di Giulio Pirino e dei suoi modi cortesi di coordinare dirigendo senza diktat, coordinando con l’esempio di chi non sente la fatica, anche quel ciclo può dirsi concluso definitivamente. Resta la memoria di un tempo ricco d’idee e d’impegno. Da non dimenticare. Così come nessuna tra le persone che l’hanno conosciuto scorderà quel gentiluomo del secolo scorso competente e affabile. Al di là di ogni tentativo di sterile polemica. Mai sopra le righe.
E anche per questo adesso è il momento delle condoglianze. Un abbraccio forte alla figlia Sandra, che alla Nuova ha operato a lungo per la società attiva nella raccolta delle inserzioni pubblicitarie, al figlio Giuseppe, per decenni al lavoro nel reparto diffusione del quotidiano sassarese, e a tutti i familiari e ai carissimi nipoti.

