Quando nel febbraio del 22 la Russia ha invaso l’Ucraina, la mia reazione è stata certamente di indignazione, ma anche, non lo nego, di un certo timore perché tg e giornali paventavano l’ esondazione dell’Armata Rossa nel resto d’Europa e già io nei miei incubi vedevo i cavalli dei cosacchi abbeverarsi  nella Fontana di Trevi. Comunque, come molti altri italiani, accettai di buon grado le cosiddette sanzioni contro il paese invasore, anche se ciò inevitabilmente significava fare a meno del poco costoso gas russo e dei danarosi turisti di questo paese, che negli ultimi anni avevano scelto l’Emilia Romagna e la nostra isola come meta preferenziale delle loro vacanze. Solo più tardi, come molti europei mi resi conto che questo significava un vertiginoso aumento del costo della vita e la crisi di tutta l’economia del vecchio continente, anche se tg e giornali si affannavano a dimostrare  che la colpa era della Cina, della sfiga, o dei marziani. Ciononostante, essendo  un  erede indiretto della Resistenza italiana, continuavo a provare un’ammirazione acritica verso la lotta dell’Ucraina, anche se qualche dubbio appannava le mie certezze quando cominciarono e venire fuori foto e documenti che dimostravano come molte milizie neonaziste erano parte importante dell’esercito di questo paese , e che fra il 2014 e il 2022 avevano massacrato migliaia di ucraini russofoni nell’Est del paese. Eppure io continuavo a tifare per gli aggrediti contro gli aggressori, specie quando i nostri giornali dettero la notizia della distruzione del gasdotto Nord Stream, quello che portava in Europa gran parte del gas russo. Per la prima volta, dopo la seconda guerra mondiale, veniva colpita un’infrastruttura europea ed era indubbiamente un atto di guerra. Poi, dopo qualche tempo, gli stessi media americani e la magistratura dei paesi interessati rivelarono che i responsabili erano gli ucraini e i servizi segreti di USA e Gran Bretagna.  Vabbè, ho pensato fra me e me, forse in guerra è tutto lecito, d’altra parte i russi bombardavano i civili, anche se poi cominciarono a emergere testimonianze secondo cui morivano civili anche dall’altra parte. Eppure io, condizionato da giornali e tg,  continuavo a sostenere la bontà della guerra e sperare, come tutti, che i russi, colpiti dalle nostre sanzioni, cominciassero a vacillare, ma purtroppo, mentre i nostri nemici godevano di buona salute, l’economia europea entrava in recessione, costretta ad acquistare a caro prezzo la nostra energia da altri paesi, e in primis dai nostri alleati americani, mentre noi europei dovevamo sborsare centinaia di miliardi per acquistare armi, in gran parte presso le aziende di quest’ultimo paese. Certo, pensavo, dobbiamo fornire all’Ucraina tutto ciò che serve per la sua difesa, ma a un certo punto questa guerra sacrosanta fra Russia e Ucraina si è andata trasformando in un conflitto armato fra la Nato e la Russia e a questo punto, la paura di un’invasione del mio paese da parte delle orde barbariche dell’Est è stata sostituita dalla paura di un conflitto globale, ed allora sono diventato sempre più pacifista. Pur non essendo un esperto di questioni militari, capivo bene come colpire in profondità il territorio russo con missili a lungo raggio richiedesse una serie di tecnologie e conoscenze che gli ucraini e non potevano avere, era necessario avere dei satelliti, delle informazioni dettagliate sugli obbiettivi e competenze che potevano avere sono americani ed europei, ergo erano costoro che manovravano questi missili, entrando informalmente in guerra anch’essi. Adesso giornali e tg ci dicono che bisogna aumentare gli stanziamenti per la guerra, a scapito della spesa sociale, e ciò nonostante la Nato spenda in armi almeno 4 volte più della Russia. A questo punto le mie convinzioni originali hanno cominciato a traballare, specie quando ho saputo che i 500 bambini che hanno perso la vita in Ucraina, sono tanti quanti quelli che muoiono in Palestina sotto i bombardamenti israeliani, ogni 2 o 3 giorni. Quando poi ho scoperto che tra Gaza e Libano sono stati uccisi quasi  50.000 civili palestinesi  e, dopo aver visto centinaia di migliaia di donne e bambini condannati al freddo e alla fame, ho pensato che forse faremmo meglio a dare tutti questi soldi per alleviare le sofferenze di questo popolo, invece che investire ancora in strumenti di morte.