Ciao Luca. Eri l’unico calciatore dell’Olbia che indossava la maglia della propria città. Ora, dopo la notizia della risoluzione del contratto con la società che non ti ha mai accettato per quel che valevi (come calciatore e come uomo), metti in moto la macchina e ti dirigi verso Budoni, per rafforzare ancora di più la corazzata guidata da Raffaele Cerbone che occupa il primo posto nella classifica di Eccellenza (+ 3 sul Monastir) e punta senza mezzi termini alla promozione in serie D. La stessa serie D della quale sei stato privato dopo una stagione tribolata che ti ha visto protagonista oltre che capitano (per tutti ma non per Ze Maria che, un giorno precisò assumendo un tono un po’ acido che “La Rosa è un giocatore dell’Olbia e il vero capitano è Staffa“), per poi essere epurato (con Anelli e Santi) e reintegrato (per finta, a questo punto) soprattutto per pressione della piazza che aveva esposto uno striscione in tua difesa. Da quel momento, non si è saputo più nulla (di vero) sulle tue condizioni. Ufficialmente si diceva che fossi infortunato, ma anche i bambini sapevano che questa era una bugia. Ti hanno messo ai margini perché eri considerato troppo vicino ai colleghi citati più sopra e, dunque, allo stesso direttore Ninni Corda, allontanato pure lui. Dopo un lungo black out di informazioni, ecco oggi la notizia ufficiale dell’interruzione consensuale del rapporto di lavoro con l’Olbia, che probabilmente ritroverai da avversario come accadde anni fa quando andasti ad Arzachena. Addio alla maglia numero 3, che ti rimarrà appiccicata addosso per tutta la vita. La stessa maglia che indossava con orgoglio e onore tuo padre Giuseppe che – ne siamo certi – da lassù ha seguito passo passo questa amara vicenda, sapendo che è stato commesso un errore. In bocca al lupo, Luca.