Pai Olbia ok. Ce n’è voluto, ma dall’inizio del 2025, dopo l’approvazione da parte della giunta regionale, il piano di assetto idrogeologico di Olbia è diventato esecutivo. E Settimo Nizzi, nell’aprire la conferenza pubblica nei locali dell’UniOlbia, non nasconde tutta la sua soddisfazione per un traguardo “per il quale stiamo lavorando da anni, che oggi, grazie anche alla sensibilità della presidente Alessandra Todde che ringrazio, è arrivato a celebrare la sua ultima tappa. Possiamo affermare con chiarezza e orgoglio che Olbia adesso è più sicura”. Il pensiero del primo cittadino e di tutti i presenti vola – senza essere esplicitato – verso il triste ricordo dell’alluvione (18 novembre 2013) che sommerse Olbia e provocò la morte di 18 persone. L’assist del sindaco è tutto per l’ingegner Simone Venturini, giacca chiara con le toppe, panciotto rassicurante e congiuntivi al posto giusto, un quotato professionista di Venezia, considerato a ragione il “principe” del Pai, l’uomo che conosce alla perfezione il territorio di Olbia, pur non avendo molta dimestichezza con i nomi sardi (Pittulongu è diventato Pittolungo ma poi si corretto). Armato di slides e di tanta pazienza, Venturini ha illustrato nel dettaglio in cosa consiste il lavoro certosino della Technital (capofila del progetto con l’ausilio di Beta Studio e Acer) che ora è sottoposto alla procedura di Via (valutazione d’impatto ambientale). Entro una ventina di giorni è previsto il provvedimento definitivo, quello che consentirà l’inizio dei lavori sulle aree dei tre componenti essenziali del PaI: il primo canale scolmatore che ha il compito di ridurre la portata del rio Seligheddu verso il fiume Padrongianus, il secondo canale che porterà la piena verso Cabu Abbas dopo aver ridotto la portata del rio San Nicola; il il terzo lavoro invece è tutto interno alla città e riguarda i ponti e l’adeguamento dei canali.

LE CIFRE. Rispetto alla versione del 2015, approvato dal consiglio comunale con 19 voti a favore e 6 astenuti, – ha spiegato con estrema chiarezza l’ingegnere – “le zone “proibite”, le cosiddette HI4 che avevano il vincolo di assoluta inedificabilità, passano dai 7,5 chilometri quadrati a 2,84 km/q e si chiamano aree HI*, considerate ancora ‘critiche’, vale a dire a rischio ma non pericolose”. Ma il dato più rilevante è che “nel territorio di Olbia, con il Pai, la pericolosità si riduce del settanta per cento”, La conseguenza diretta – ha rimarcato ancora Simone Venturini – è che tre quarti della città (compresi Porto Rotondo e San Pantaleo) potranno costruire a esclusione dei seminterrati”. È ovvio che i nuovo strumento avrà ripercussioni e collegamenti con il Puc (ancora fermo a Cagliari) e con il Piano di utilizzo dei litorali (Pul) in base al quale si sta procedendo con gli espropri.