Ricordo quando tutto è cominciato. L’avvento di Reagan e della Thatcher, il trionfo dell’ultraliberismo incontrollato, la globalizzazione, la preminenza della finanza rispetto all’economia reale. Nessun genio del male, solo incultura e avidità sfrenata e illimitata. Da allora un rotolare precipitoso, destra e sinistra, repubblicani e democratici, verso la distruzione definitiva dei sindacati e della sinistra, sostituiti da nuove organizzazioni politico-clientelari spesso fiancheggiatrici dell’establishment finanziario. Economie del terzo mondo spazzate via, migrazioni inarrestabili, declino della forza contrattuale dei lavoratori, americani ed europei, che, nel giro di pochi decenni, hanno perso diritti economici e sociali conquistati nel corso del secolo precedente, sostituzione della democrazia con nuove forme istituzionali e politiche sovranazionali, come l’UE o la BCE, subordinate alle oligarchie economico-finanziarie, controllo planetario dell’informazione al servizio del “pensiero unico”, moltiplicazione dei focolai di guerra alimentati dagli appetiti insaziabili dell’industria bellica.
I nuovi padroni del mondo non sono più solo i governi delle superpotenze; sopra di loro grava il peso ormai determinante delle grandi élite finanziarie, che con un solo click possono far crollare qualunque economia, e che, con le loro reti di satelliti e i social media, sono in grado di condizionare e orientare miliardi di persone. Grazie a Dio la mia generazione ha potuto vivere anche altro: ho avuto la fortuna di vedere i LED Zeppelin, i film di Gianmaria Volontè, i goal di Gigi Riva e di Maradona. Ho fatto in tempo a vedere la Sardegna quando le sue coste conservavano la loro bellezza primigenia. Ho vissuto in un tempo in cui chi non era capace di leggere un libro era considerato uno stronzo irrimediabile, quando non andavano di moda muscoli o status symbol, bensì cultura e impegno sociale. Ho visto nel ’68 milioni di giovani riempire le piazze per protestare contro la violenza e l’arroganza dell’ ”Impero”. Nella primavera del 1975 ho visto i vietcong cacciare via gli americani e il PcI diventare, alle europee, il primo partito. Ho visto persone diverse e lontane, come Che Guevara e Berlinguer, rese vicine dalle stesse aspirazioni e dalla comune avversione verso l’ ingiustizia. La mia generazione è stata molto fortunata, certo molto più di quelle masse giovanili condannate ai social media e all’abulia intellettuale da un mondo reso globale dalla dissipazione e dal consumo forsennato. Ma si sa, la storia si dipana lungo un percorso ondivago ed è fatta di corsi e ricorsi; nutro la speranza che quelle minoranze di giovani che conservano la forza di indignarsi per il genocidio dei palestinesi sapranno riprendere il cammino della protesta così come la mia generazione riprese e rilanciò i valori della Resistenza.