Toh, sessant’anni. L’intervista con Alfideo Farina, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, ex dipendente di Alisarda e Meridiana, con un lungo e glorioso passato da sindacalista, non poteva capitare in un giorno migliore per lui. “Già – concorda – il tempo passa, ma in me rimane intatta la voglia di continuare a difendere la mia città e le fasce più deboli della popolazione”.

Lei dice, la “mia” città. Ma non era di Ozieri?

“Sono di Ozieri, ma ormai mi ritengo di Olbia. Come sostiene qualcuno: “Olbiese è chi si sente di esserlo”. Questo è il mio caso”.

Una vita nel sindacato, poi l’abbraccio alla politica: quale esperienza l’ha arricchita di più? È più sindacalista o politico?

“Le etichette non mi piacciono. Mi sono formato in famiglia: mio padre era un notabile della Dc, ai tempi di Nino Giagu. Io ho preso la prima tessera di partito, il Psd’Az, nel 1984 e l’ho tenuta fino al 1987″, poi c’è stata un’evoluzione”

Come mai così poco con i sardisti?

“Non mi ci ritrovavo più. Il mio punto di riferimento, quando ho aderito al partito, era Mario Melis, un grande. Altri, molto meno. Per cui ho lasciato. Mi sono sempre sentito socialista e autonomista, e il Psd’Az ha poi deviato in direzioni che non condividevo”.

E il percorso sindacale, com’è andato?

“Bene. Ho cominciato nella Uil, in quella Uil in cui la figura dominante era quella di Salvatorico Valleri, eccellente sindacalista, e uomo perbene”.

Poi?

“Nove mesi all’Ugl, ma si è trattato di una parentesi che non ricordo molto volentieri, mentre invece l’incontro con Alberto Farina mi ha spianato la strada per approdare alla Cisl“.

Come si trova in consiglio comunale? Non si annoia mai?

“No, cerco d’impegnarmi perché credo che il nostro compito, non solo dei consiglieri di maggioranza, sia quello di contribuire ad amministrare bene la cosa pubblica. Per questa ragione, non amo le risse o le contrapposizioni forti e sguaiate: bisogna riconoscere i ruoli e rispettarli”.

A chi si riferisce? Al sindaco?

“Certo, anche a lui. Io rispetto Settimo Nizzi, e lui rispetta me, al di là della collocazione politica, in aula”.

Comunque, ci aveva provato altre volte a entrare in Consiglio…

“Sì, altre due. Prima con “Civitas Domani” e Giommaria Uggias (siamo arrivati al ballottaggio). Poi con Carlo Marcetti, che io ammiro molto: se fosse diventato sindaco lui, avremmo avuto un altro tipo di città”. Fui il primo dei non eletti, con Uggias segretario del Ppi”.

Perché è diventato pentastellato?

“Ho sempre gravitato nel mondo del centrosinistra e, dopo una cocente delusione dovuta agli effetti dell’alluvione, ho ascoltato molto il compianto Giovanni Piccinnu, uomo di sinistra da sempre. Lui sosteneva che il Movimento 5 Stelle avrebbe potuto rappresentare quei valori in cui abbiamo sempre creduto”.

Condivide tutto, del suo partito?

“Oggi molto. Sono stato contrario alla fase degli insulti, e dei vaffa… Alcuni personaggi fortunatamente non ci sono più, dopo essersi rivelati per quello che erano. Ci siamo liberati di loro (il riferimento anche se lui non fa nomi è per Luigi Di Maio), e ora marciamo spediti per governare meglio di altri. Secondo me, l’obiettivo principale, il nostro almeno ma non solo, è quello di ridurre il numero di cittadini che non vanno a votare”.

L’alleanza elettorale con il Pd le sembra la strategia vincente?

“Io sposo il progetto politico che ci ha consentito di vincere le elezioni in Sardegna e di eleggere alla presidenza Alessandra Todde. Il cosiddetto Campo largo, se e quando verrà riproposto, ci consentirà di vincere ancora. Per dirla con il calcio: squadra che vince non si cambia”.

Come la mettiamo con Dario Franceschini (Pd) seondo il quale, per vincere, bisogna andare sparpagliati per poi unirsi dopo le elezioni.

“Ho letto. Lo sostiene lui, io ritengo che quel progetto di cui parlavo poc’anzi sia valido e debba essere ripetuto”.

Torniamo un attimo alla tragica alluvione del 2013: anche oggi ci sembra molto amareggiato…

“Certo. Mi sono sentito abbandonato dalle istituzioni, e ho provato un moto di ribellione. La mia casa è stata devastata, ho perso la macchina, con mia moglie dentro casa con un metro e mezzo d’acqua: la sua furia aveva persino divelto il portone blindato. Mi ricordo che arrivò il premier Enrico Letta, e poi Francesco Pigliaru. Il primo disse che “Lo Stato c’era”. Non me ne sono accorto”.

Rieccoci… in aula. Lei è stato il promotore di tre mozioni importanti, e si è distinto per questa sensibilità.

“Grazie, delle mozioni parlerò tra un attimo. Mi piace, come premessa, sottolineare i merito dell’attuale presidente del consiglio comunale, l’avvocato Marzio Altana, che esercita molto bene il ruolo di numero 1 dell’assemblea, a differenza di ciò che accadeva con la presidenza di Giampiero Mura, che nella scorsa legislatura interpretava il ruolo in modo distorto, continuando a dimostrarsi un elemento aggiunto, e molto agguerrito, della maggioranza”.

Come sono i rapporti col Pd, partito d’opposizione come il M5S?

“Non sono abituato a mettere il naso nelle faccende altrui”.

Non faccia il democristiano… Nel gruppo misto di cui lei fa parte ci sono RIno Piccinnu e Mariangela Marchio, due pezzi grossi dei Dem; altri come Ivana Russu, Antonio Loriga, Gianluca Corda invece stanno in Olbia Democratica, un altro gruppo.

“Sono. certo che a breve il Pd avrà un proprio gruppo consiliare”

Le tre mozioni, si diceva: ce le ricorda?

“Intanto ho avuto la soddisfazione di vederle approvate all’unanimità e la cosa mi riempie di orgoglio. La prima riguardava l’abbattimento delle barriere architettoniche; la seconda, i miei ex colleghi confluiti da Meridiana ad Air Italy: il governo è mancato su tutta la linea, ha sottovalutato la loro condizione a differenza di quanto è accaduto per esempio con il caso Alitalia i cui dipendenti sono stati tutelati a lungo; la terza mozione, per me molto importante, la nomina del Garante dei diritti delle persone disabili. Oggi, le proteste e le rivendicazioni di questa categoria di citttadini (la rimozione di ostacoli, in particolare) non si disperdono al vento, ma c’è la garanzia di essere ascoltati”.

Settimo Nizzi è imbattibile?

“Politicamente, siamo molto distanti, ma bisogna dargli atto che è un sindaco che lavora molto per la sua città. Non sarà facile scalzarlo, a meno che non si trovi una figura di alto profilo e di provate capacità che sia in grado di mettere assieme un gruppo coeso, determinato, con programma credibile e qualificato”.

Prima ipotesi: viene modificata l’attuale legge del terzo mandato e dunque Nizzi si ripresenta. Seconda ipotesi: Nizzi deve fermarsi allo stop. Il suo erede fa parte di quell’elenco di nomi che circolano come Cocciu, Balata, Carzedda, Serra, Monni?

“No, non credo. Lo stesso primo cittadino ha fatto intendere, in un paio di occasioni, che il nome del suo vero erede non appartiene a quell’elenco”.

Una curiosità, visto che è di Ozieri. Come mai quell’importante centro ha sempre avuto Sassari come punto di riferimento, al contrario per esempio di Oschiri e Berchidda che hanno privilegiato Olbia?

“Credo dipenda dalla distanza chilometrica: Ozieri era molto più vicina a Sassari che a Olbia. Ora, con la nuova strada, è tutto un altro discorso. A me, da ozierese, risulta che quella tendenza si stia modificando. Parlando più in generale, a me sembra che il territorio si debba compattare sempre di più, e penso che la provincia Gallura (unico territorio che ha le carte in regola per meritarla) servirà molto ad abbattere quei muri che ancora esistono: le battaglie di chi ha combattuto per la provincia non sono state vane”.

Ultima domanda: cosa farà da grande?

“Ho sessant’anni e credo sia giusto lasciare il passo a chi è più giovane. Se qualcuno me lo chiederà, però, sono pronto a rimettermi a servizio di Olbia”.

Parola di un olbiese di Ozieri. O di un ozierese di Olbia?