Franco Colomba proprio a Olbia ha cominciato la sua eccellente carriera di allenatore (memorabili le cinque vittorie di fila, nell’annata 1993/94) che lo ha fatto arrivare in serie A e B alla guida di fromazioni prestigiose (compreso il Cagliari) ha voluto scrivere di suo pugno questo commosso messaggio per la scomparsa di Ernesto Truddaiu, che riportiamo integralmente.
“Ciao a tutta Olbia. Che posso dire di Ernesto? Che mi dispiace moltissimo. L’ho avuto solo un anno, ma ho avuto modo di apprezzarlo perché il finto burbero Truddaiu era in realtà un ragazzo d’oro, generoso, amichevole, simpatico a modo suo, ma simpatico. Come calciatore, io l’ho sempre definiti un calciatore da serie A, che purtroppo ha fatto solo la serie C. Mi ha sempre colpito per il suo atteggiamento che talvolta sembrava guascone e ribelle, ma poi non lo era. Nella mia carriere, ho incontrato tanti calciatori e devo dire che come senso di posizione, tempo del tackle, anticipo, lettura delle situazioni di gioco ne ho visto veramente pochi come lui: solo i grandi avevano queste caratteristiche. Quindi lo ricordo volentieri, mi dispiace molto per lui e la sua famiglia. Ricordo anche suo fratello Agostino, che era il nostro custode del campo, era anche lui un finto burbero: evidentemente era una famiglia con questa tipologia di carattere. Io, l’anno di Olbia, lo ricordo in maniera eccellente perché è stato un anno strepitoso, il primo della mia carriera. L’entusiasmo che ho provato in quell’annata lì, posso dire di non averlo mai provato, se non in pochissime occasioni. Vi abbraccio tutti”
Olbia listata a lutto, dunque, per la scomparsa di Ernesto Truddaiu, una bandiera dell’Olbia che continuerà a sventolare per molto tempo. Oggi, il dispiacere per questa morte improvvisa ha superato gli ambienti calcistici per colpire tutta la comunità che conosceva Ernesto anche se non ci aveva mai parlato, o non aveva mai occupato un posto al “Bruno Nespoli” per applaudire le sue giocate. Questa volta non è facile riassumere le qualità non solo tecniche di questo pezzo di Olbia che ha lasciato la città un po’ più povera. Mi sembra di rivederlo, come è capitato domenica scorsa, prima che cominciasse Olbia-Anzio, mentre raggiungeva la tribuna stampa per avere la copia della formazione. Esprimeva il suo pensiero (spesso critico, ma costruttivo) su questo o quel giocatore. E così – per dimostrare quanto fosse buono nella vita privata, esattamente al contrario di quanto invece fosse “cattivo” (in senso figurato) quando scendeva in campo – mi ha raccontato che solo pochi giorni fa aveva partecipato a uno “spuntino” a Sassari, ospite di alcuni ex calciatori della Torres. Ebbene, a fine pasto, lo hanno bonariamente costretto a… indossare la maglia rossoblù (e gli hanno scattato anche la foto). Un ultimo ricordo personale: un giorno di tantissimi anni fa, quando le pagelle erano la rubrica più letta dei giornali, gli diedi 4 (in genere gli davo 7,5 o 8, qualche volta anche 9) perché una partita storta può anche capitare durante una vita trascorsa a dar calci al pallone, e non solo al pallone. Mi affrontò e forse gli venne anche l’istinto di mollarmi uno sganassone . Non lo fece. Riconobbe che la prestazione non era stata sufficiente: in effetti gli avrei dovuto dare 5. Non posso credere che quella specie di rito della formazione non si ripeterà più, così come mi rifiuto di pensare che mancheranno i suoi messaggi privati su Messenger nei quali, oltre al calcio, esprimeva tutta la sua rabbia, quando le vicende della città non andavano per il verso giusto, secondo la sua visione di militante politico del Movimento 5 Stelle. Si trovava più a suo agio però se si parlava di pallone, del suo proverbiale senso della posizione, della sua straordinaria capacità di chiudere gli spazi – con una grinta eccezionale – agli attaccanti che si avventuravano dalle parti della porta dell’Olbia. Tra le mille gesta sportive in molti ricorderanno l’intesa con Massimo Mariani (che sui social ha scritto “Ciao Fratello”) e Marco Leoncini: era piuttosto complicato, per un attaccante, superare questo terzetto che ha fatto la storia del club gallurese.
Ernesto lascia due figlie gemelle avute dalla prima moglie (vivono a Pagani) e un figlio avuto a Olbia dalla sua attuale compagna di vita.

