L’impugnativa del governo centrale della legge sulle aree idonee, per l’ex assessore regionale Massimo Dadea “è l’ennesimo schiaffo a quel che resta della nostra Autonomia Speciale”. Pubblichiamo volentieri il suo appello perché cambi radicalmente il rapporto Stato-Regione.
Cosa altro deve accadere perché si abbia una sufficiente consapevolezza di quanto sia oramai desueta ed anacronistica la nostra Autonomia difronte alla protervia e all’arroganza del governo romano di turno? Ancora una volta a prevalere è stata una “idea coloniale” del rapporto Stato-Regione incentrata su una inaccettabile gerarchia di poteri. È del tutto evidente che la nostra Specialità è diventata uno strumento inadeguato rispetto ai bisogni di autogoverno e di autodeterminazione della società sarda. Una scatola vuota, un simulacro privo di poteri. D’altronde cosa si pretende da uno strumento, lo Statuto, che è stato concepito alla fine degli anni ’40 del secolo scorso, quando non esisteva ancora la Comunità europea, le Regioni ordinarie, la globalizzazione, la rivoluzione tecnologica e digitale. È arrivato il momento di avviare una fase nuova e più avanzata della nostra Autonomia Speciale. Una fase costituente per la riscrittura dello Statuto, per rinegoziare il patto costituzionale che lega la Sardegna allo Stato italiano. Un patto tra eguali che assicuri alla Sardegna più poteri su tutte quelle materie dove più invadente è la presenza dello Stato: servitù militari, paesaggio, ambiente, energia, beni culturali, ruolo internazionale della Regione. Per fare questo non ci si può limitare a ricontrattare con il Governo di turno una qualche norma di attuazione dello Statuto. Dobbiamo affidarci ad un pensiero lungo e ambizioso che sia capace di rispondere ai grandi quesiti del tempo di oggi. A iniziare da quello più urgente: come può la Sardegna, nel tempo dei poteri sovranazionali e delle economie globali, partecipare da protagonista ai processi decisionali che la toccano più da vicino? Con quali strumenti la Sardegna può interloquire con i grandi protagonisti del mercato e della finanza globale? Con quali poteri la Sardegna può aspirare a diventare il motore di una nuova prospettiva euro-mediterranea: il ponte ideale tra le più importanti culture e religioni che si affacciano e si fronteggiano nel Mediterraneo, la protagonista di un nuovo e proficuo dialogo tra l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa, volto a creare uno spazio di solidarietà, sicurezza, pace e sviluppo? Questi ambiziosi obbiettivi possono essere perseguiti solo attraverso un ampio coinvolgimento della società sarda in tutte le sue articolazioni. Un ruolo preminente dovranno svolgerlo la Giunta e il Consiglio regionale attraverso la istituzione di una Assemblea costituente o se si preferisce il Congresso del popolo sardo oppure il Concilio o la Consulta. Un luogo dove visione e concretezza, utopia e realismo, progetto e immaginazione possano confrontarsi liberamente. Non c’è altro tempo da perdere.

