(Tre anni fa se n’è andato Gianni Scugugia, un amico di sempre, anche lui espressione di un’olbiesità non ancora perduta che però rischia di assottigliarsi giorno dopo giorno.. Mi è sembrato giusto ricordarlo anche su questo sito con il post su Facebook di 1095 giorni fa)

Ci sono giorni in cui anche chi – come il sottoscritto – ama scrivere quasi si augurerebbe di essere analfabeta. Oggi è uno di questi. Se n’è andato Gianni Scugugia, Scuggy come qualcuno (me compreso) lo chiamava affettuosamente, incrociando il suo volto sorridente. Un amico, un amico vero, un altro figlio di Olbia, esponente di spicco di quella nostra unione di compagnoni un po’ attempati, scanzonati e burloni (un’edizione in salsa olbiese di Amici Miei) che – nel nome della passionaccia per il calcio, e per le maglie bianche in particolare – aveva vissuto ore, giorni, mesi, anni indimenticabili. Uno che si sentiva legato agli altri a prescindere dalla quantità di tempo trascorsa insieme. Un tempo che, dopo anni di gioie, risate, pranzi, cene e feste, si era assottigliato sempre più, come cápita nella vita per le ragioni più disparate, su cui è inutile soffermarsi. Quel che conta è stata la qualità dei rapporti, e non solo (e non tanto) il numero di volte in cui ci si è visti di persona: i ricordi, quelli sì, non li cancella nessuno dalla testa.

Quindi è complicato sceglierne qualcuno, per questo pensiero che – se mi posso permettere – esprimo a nome di tutti noi della compagnia. Potrei cominciare dai suoi genitori, zio Battista e zia Annaredda, dal negozio di famiglia, in via Vittorio Veneto, dove si gustava il panino con la mortadella più buono del mondo (forse, gli teneva testa quello di zio Josto Sotgiu, in pieno centro storico). Senza ostentarlo troppo, Gianni e suo fratello Antonello andavano fieri di questa fama, consapevoli che quello era il punto di riferimento non solo del quartiere, ma dell’intera città, che città non era ancora. Si potrebbe continuare con la musica, altra passione di Scuggy, probabilmente contagiatagli dal fratello minore: un ragazzo taciturno come il padre, riservato, con una risata contagiosa, e una propensione a rivelare l’aspetto più gioioso con il pentagramma, con la sua chitarra. Gianni non suonava. Cantava, però. Una voce roca, la sua, particolarmente gradevole, che valorizzava ancor di più i pezzi dei mitici “Animals”, riproposti qui da noi dagli altrettanti mitici “Killers”, la band guidata da Paoluccio Masala, e composta da Lello Balzano alle tastiere, Stanis Piva Ventura alla batteria, Francesco Muzzu al basso. Gianni era il vocalist, e quella volta a Ozieri, quando il gruppo vinse un’edizione dell’Arpa d’Argento proprio con un brano degli Animals, festeggiammo alla grande, fino alle sei del mattino, prima del rientro a Olbia. Lasciate le sette note, eccolo al suo lavoro, di libero professionista, con importanti incarichi anche nella celebrata Costa Smeralda.

L’allegra compagnia che spesso seguiva la squadra dell’Olbia in trasferta e si divertiva un mondo

Ma l’Olbia, il calcio, hanno rappresentato per anni la sua seconda casa. Insieme a suo compare Francesco Sotgiu, è stato una colonna portante dell’Olbia Calcio guidata dal patron Mauro Putzu (un altro compare, amatissimo), dal figlio Cristiano, dal mago Bruno Selleri, e dai vari Riccardo Guadagni, Libero Balata, Michele Rodio, e tutti i dirigenti che hanno accompagnato il cammino – un’alternanza di gioie e dolori – dello storico club: Lelio Dau, Pietro Luciano, Paolo Grimaldi, Umberto Ruggiu. Dalla fine di quell’esperienza ultradecennale, Gianni Scugugia – in ossequio al suo proverbiale carattere – non volle più sapere più nulla dell’Olbia, delle maglie bianche, di tutto ciò che era (ed è) venuto dopo. Senza dare nell’occhio, forse (ma non è sicuro) seguiva tutte le gesta calcistiche di quella che un tempo è stata la sua seconda casa, ma guai ad ammetterlo. Ammetteva invece tutto il suo sterminato odio verso la Juventus. Al punto che, spesso, andava al Johnny Bar, dove venivano trasmesse le gare dei bianconeri, per gufare contro la formazione torinese. E, quando perdeva, lui, che si definiva “tifoso della Sampdoria” e noi non ci abbiamo mai creduto, godeva da morire e polemizzava apertamente (anche al punto di non rivolgergli più la parola) con i supporter della squadra juventina. 

Il resto è storia un po’ più recente: prima che si aggravasse, al sottoscritto, capitava di vederlo, verso le otto e mezzo del mattino, seduto nei pressi del Johnny Bar. Un caffettino, un paio di Amarcord delle (mille) trasferte dell’Olbia, qualche sfottò, un invito (non raccolto) a tornare nel suo “vecchio” Bar Meroni, e un arrivederci senza una data precisa. Gianni era così, sapeva voler bene, anche tanto, a suo modo. Gli si è voluto bene, un gran bene, anche perché era così. Legatissimo alle due figlie Claudia e Valentina e alla moglie Ida, campione mondiale dei bastian contrari, arguto, gaudente, simpatico, ma anche irriverente.

Un ultimo ricordo, per far capire com’era fatto. Al compianto Antonello Marielli (episodio raccontatoci da lui), con il quale spesso faceva lunghe passeggiate in auto, più di una volta celebrò le doti paesaggistiche (e non solo) della Toscana. “Antone’ – sottolineò Scuggy – la Toscana è la regione più bella d’Italia”. Influenzato dal suo caro amico, Marielli andò in vacanza proprio in Toscana e, al ritorno, gli disse: “Gia’, avevi ragione: la Toscana è bellissima”. E Scuggy, mentre si portava l’eterna sigaretta (con l’immancabile bocchino) verso la bocca, serafico, esclamò: “Meglio l’Umbria”. Ciao Scuggy, Amico di sempre. Sarà impossibile dimenticarti.