Sono trascorsi diciotto anni dalla nascita del PD nell’isola: un tempo sufficientemente congruo per un primo bilancio. Proviamoci. Si potrebbe iniziare con il valutare quanto di quelle aspettative, di quegli obbiettivi, di quei traguardi sono stati raggiunti.  Il nuovo partito, nelle intenzioni di molti, avrebbe dovuto rappresentare una innovazione profonda nel panorama politico regionale di quegli anni: uno strumento del cambiamento dell’intero sistema politico. Un partito della sinistra progressista che avrebbe dovuto facilitare la nascita di una nuova classe di dirigenti che rappresentasse un concreto ricambio di quel ristretto gruppo di notabili che aveva gestito, attraverso il sistema della cooptazione, la politica regionale di quegli anni. Una classe dirigente giovane, competente, coraggiosa, ancorata a solidi principi di legalità e di responsabilità pubblica.  Questo avrebbe dovuto comportare molti No e altrettanti Sì.  No a quanti pensavano di ricostruire all’interno del PD i vecchi partiti di appartenenza, sotto forma di correnti organizzate. Il PD avrebbe dovuto essere un soggetto politico nuovo, in cui il vecchio si sarebbe dissolto nel nuovo e tutti si sarebbero mescolati con tutti. Un nuovo partito capace di raccogliere il meglio della nostra cultura politica, quella cattolica, socialista, comunista, autonomista e sardista. Oggi, si può dire che poco di quegli ambiziosi obbiettivi sia stato raggiunto.  A distanza di diciotto anni il partito non è cambiato, anzi è rimasto pervicacemente uguale a quello che il primo congresso regionale, nel 2007, aveva cristallizzato. Il PD oggi, lo dico con amarezza, è governato dalle stesse correnti, dagli stessi uomini che vinsero quel congresso fondativo.  In vista dell’assise regionale e dell’elezione del nuovo segretario, si pone per il PD una questione ineludibile: rinnovarsi, rinnovarsi ed ancora rinnovarsi. Risolvere positivamente quel travaglio senza fine, quella diuturna contrapposizione tra il nuovo che stenta ad affermarsi e il vecchio che tenacemente difende i suoi privilegi e il suo ramificato sistema di potere.  Ci sono, oggi, all’interno del partito energie, volontà, intelligenze, competenze, saperi, da cui attingere per costruire un nuovo gruppo dirigente, capace di imprimere quel cambiamento che in molti, anche al di fuori del partito, aspettano da troppo tempo. Donne e uomini in grado di coniugare la radicalità dei valori e degli ideali al realismo e alla duttilità delle soluzioni, ditrasmettere quella fiducia in una speranza di cambiamento e di rinnovamento del PD e della sinistra, di costruire una nuova Idea di Sardegna. Un PD rinnovato che diventa la sede di una elaborazione politica e programmatica originale ed innovativa, a supporto dell’azione di governo della giunta regionale presieduta da Alessandra Todde. Ai vecchi notabili, agli stantii capicorrente, si chiede semplicemente di fare un passo indietro, di farsi finalmente da parte e di favorire quel ricambio diventato oramai ineludibile.